Nessuna ingiustizia sfugge allo sguardo di Dio
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio». Le parole del Vangelo di oggi sono tra le più difficili da accettare perché mettono in discussione una convinzione profondamente radicata dentro di noi: l'idea che il male si possa vincere usando le sue stesse armi. Istintivamente pensiamo che rispondere a un'offesa con un'altra offesa, a una ferita con un'altra ferita, sia il modo migliore per ristabilire la giustizia.
Gesù invece ci mostra una strada completamente diversa. Egli sa che il male possiede una forza contagiosa: quando gli rispondiamo con la stessa logica, finiamo per diventare simili a ciò che combattiamo. Per questo ci invita a interrompere la catena della violenza, della vendetta e del risentimento. Offrire l'altra guancia non significa accettare passivamente l'ingiustizia o rinunciare alla dignità. Significa avere una libertà interiore così grande da non lasciare che il comportamento degli altri determini il nostro. È il coraggio di chi rifiuta di reagire secondo l'istinto e sceglie invece di rispondere secondo il Vangelo. Non è debolezza, ma una forma altissima di forza.
La vera domanda allora è: da dove viene una simile capacità? Certamente non nasce dal semplice autocontrollo o da una particolare predisposizione caratteriale. Nasce dalla fede. Solo chi crede davvero che Dio è il Signore della storia può rinunciare alla tentazione di farsi giustizia da solo. Solo chi sa di essere nelle mani di Dio può affidargli anche il giudizio sul male subito. Molte volte reagiamo perché abbiamo paura che il male resti impunito. Ma il credente sa che nessuna ingiustizia sfugge allo sguardo di Dio e che la sua giustizia è infinitamente più profonda delle nostre rivincite.
Per questo può permettersi di non rispondere al male con il male. In fondo la più grande vittoria del male non è farci soffrire, ma trasformarci in ciò che odiamo. Quando invece scegliamo la logica di Cristo, il male può ferirci, ma non può possederci. E questa è già una vittoria.
L. M. Epicoco
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3 italiani ai quarti di uno Slam, non era mai successo nella storia, il tutto senza Jannik Sinner e Lorenzo Musetti (l'anno scorso entrambi semifinalisti al RG).
Questo a dimostrazione del fatto che il nostro movimento tennistico è formidabile, non a caso Jannik lo aveva detto.
Lui è Ettore Pagano, 23anni di Roma e due giorni fa, il 30 maggio 2026, ha scritto una pagina di storia della musica italiana: è diventato il primo italiano a vincere il prestigioso Queen Elisabeth di Bruxelles, ovvero il più importante concorso violoncellistico del mondo.
Un risultato straordinario, ottenuto dopo anni di studio, disciplina, sacrifici e un talento fuori dal comune. In un settore in cui l'eccellenza si misura su dettagli infinitesimali e la concorrenza arriva da ogni angolo del pianeta, Pagano ha raggiunto il vertice mondiale della sua arte.
Eppure, mentre il mondo della musica classica celebrava l'impresa, in Italia la notizia è passata del tutto inosservata. Poche menzioni, scarsa attenzione, nessun clamore mediatico.
È un paradosso che dovrebbe far riflettere. Viviamo nel Paese che ha dato i natali all'opera, che ha contribuito in modo decisivo alla storia della musica e che continua a formare artisti di livello internazionale. Eppure siamo incapaci di riconoscere e valorizzare le eccellenze quando appartengono a mondi percepiti come lontani dalle logiche dell'intrattenimento e della visibilità immediata.
La vittoria di Ettore Pagano non è soltanto un successo personale. È il simbolo di ciò che possono produrre il merito, la dedizione e la cultura quando vengono coltivati con costanza. È una notizia che meriterebbe di essere raccontata in prima pagina, perché parla di talento italiano nel suo significato più autentico.
Celebrare imprese come questa significa anche riconoscere che l'eccellenza artistica continua a esistere e a portare il nome dell'Italia nel mondo. E che forse, dovremmo imparare a darle l'attenzione che merita.
Complimenti Ettore, sei un gigante e io ti riconosco. 💎
p.s. Lascio qui sotto nel primo commento il video della sua incredibile esibizione.
Quando l’essere umano viene ridotto a una prestazione, a un consumo o a un dato statistico, sorge inevitabilmente una profonda sofferenza interiore. Molti giovani vivono oggi sotto il giogo delle aspettative e del rendimento, immersi in una competitività esasperata che genera ansietà, paura di non essere all’altezza e disorientamento.
Recap #SinnerCerundolo
Cinque minuti.
Questo è il tempo che separa la vittoria dalla sconfitta. A Jannik mancava un solo game, all’improvviso si è impallato e abbiamo pensato a un malfunzionamento di Discovery. E invece no. Cosa sia successo dentro di lui non lo sapremo mai. Forse è così che i robot diventeranno umani, ho pensato io: un giovedì si bloccheranno provando cose senza nome.
Per un anno Jannik aveva atteso la chiusura del cerchio, tenendo sul comodino il secchio di caramelle che dopo la finale aveva portato via per dispetto. Le ha scartate una ad una: un punto alla volta, fino a ieri. I romantici dicono che vincere senza Carlos non sarebbe stato lo stesso. Tutti gli altri vorrebbero accecarsi con una penna Bic.
Jannik ha perso. Diciamolo ad alta voce e senza aggettivi. Liberiamoci dalle commemorazioni del caro estinto: ha lasciato prematuramente il Roland Garros, ne danno il triste annuncio il gatto Yeti e il cane Snoopy.
Liberiamoci dalla retorica delle sconfitte pedagogiche, dall’eroismo della sofferenza. Quanto sia eroico patire bisognerebbe chiederlo a Bruce Willis, quella volta che è rimasto a penzoloni sulla facciata del Nakatomi Plaza.
A volte non si impara niente, a volte le cose sono tristi e basta. La morale è una caratteristica delle favole. Lo sport invece ha un privilegio: certe volte può essere solo spietato. È come la natura, che non è buona né cattiva - ma semplicemente è - coi suoi equilibri, i suoi doni e le sue efferatezze. Jannik lo sa da quando è nato: la bellezza delle montagne nasce da qualcosa che si è rotto troppo forte per tornare com’era.
Nella tasca è rimasta una caramella, ma la scarterà a Londra. Per fortuna è così che funziona la natura.
#sinner #janniksinner #tennis #rolandgarros
[Foto 4k Jannik Sinner]
Nel tempo dell’#IntelligenzaArtificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore. #MagnificaHumanitas
https://t.co/UIgad6yhOm
«Il peso dell'oro, la carezza del tempo
Dedicato alla cara Matò Tedesco, che con il suo animo artistico e sensibile ha colto anche lei l’essenza di questo momento.
C’è una solitudine bellissima e struggente in questo abbraccio, che si consuma davanti a milioni di occhi eppure sembra abitare un silenzio assoluto.
La terra rossa, fuori fuoco sullo sfondo, ha lo stesso colore dei capelli del ragazzo che dà le spalle all'obiettivo. Su di lui si posa lo sguardo dell'uomo maturo: un velo di dolce malinconia che accarezza il tempo andato. In quegli occhi c'è la consapevolezza lucida, quasi dolorosa, di quanti autunni siano passati dall'ultima volta che quel trofeo d'argento ha parlato la stessa lingua. C'è il ricordo della propria giovinezza, della propria forza, che ora sfuma per lasciare spazio a un'altra alba.
La mano dell'uomo si ancora alla nuca del giovane come a voler fermare l'istante, non per trattenerlo per sé, ma per trasmettergli, attraverso la pelle, cinquant'anni di attesa, di sogni sospesi, di polvere sollevata sui campi. È una carezza che assomiglia a una benedizione, un gesto antico e protettivo che sussurra: “Adesso tocca a te. La tua ora è arrivata, la mia è custodita dal tempo”
Non è solo la celebrazione di una vittoria; è la carne della storia che si piega e si rinnova. Un passaggio di consegne silenzioso e solenne, dove l'orgoglio più puro si mescola alla nostalgia per ciò che è stato, e la coppa sullo sfondo diventa quasi un dettaglio secondario rispetto alla sacralità di due destini che, per un attimo eterno, si sono sfiorati e riconosciuti.»
— Leonardo Bruschi (pagina fb Sinner-Lince di Val Pusteria)
@janniksin Grazia e privilegio per il cuore essere testimoni del passaggio dal sogno alla realtà
Meravigliosa meraviglia giovane Uomo che tanto in-segni ❤️🔥
Jannik forever💖🧡🦊💖
Su la Madia dopo il temporale appaiono gli arcobaleni. Nel contemplarli il cuore trasale, si rallegra e si mette naturalmente in preghiera: pace a voi amici! Pace nei vostri cuori! Pace nelle vostre case e tra le genti della terra!
E la vostra vita sia colorata come l’arcobaleno!