.@franceinfo, je suis le journaliste qui a révélé la vidéo de Raphaël Glucksmann pour @LeMediaTV. Pendant plus de deux minutes, votre plateau s'est interrogé sur le "contexte" de ces propos. Vu que personne n'a pensé à demander au Média TV, je vous réponds ici :
Ce n'était pas une conversation privée : c'était une réunion du courant de Boris Vallaud, le 17 septembre, devant une trentaine de cadres socialistes, avec un lien Zoom ouvert à distance. Parler de "violation de la vie privée" pour une réunion politique diffusée en visio, c'est confondre l'intimité d'une personne et l'activité d'un parti. Par ailleurs, les conversations privées des candidats à la présidentielle peuvent être d’intérêt général, il suffit de regarder Mediapart.
"Qu'est-ce que ça apporte au débat public ?" Ce qu'un candidat à la présidentielle dit de ses rivaux quand il se croit entre soi. Votre éditorialiste le reconnaît lui-même : le patron des députés PS, assis à côté, "ne bronche pas". C'est précisément une information.
On peut nous prêter toutes les intentions, mais une information se juge sur sa véracité. Sur votre plateau, personne n'a contesté ces propos. Quant à la comparaison avec les "journaux poubelles" des années 30, elle en dit long sur le regard porté sur la presse indépendante.
Révéler ce que les responsables politiques disent loin des caméras, c'est le travail de la presse, et le contenu des réunions de courants du PS se retrouve régulièrement dans vos colonnes comme dans celles de vos confrères.
Le plus ironique reste que franceinfo a construit tout un plateau sur notre révélation, sans jamais nous inviter. Je reste disponible pour la prochaine fois.
Sulla piattaforma Sisfor, dove si formano online le forze dell’ordine, ci sono dai primi di dicembre 2025 due corsi sull’antisemitismo fatti con l’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) e pagati dall’Unione europea, e chi li segue impara, secondo l’inchiesta di Ludovica Jona su Altreconomia, che il boicottaggio delle università e dei prodotti di Israele è come le leggi razziali del 1938. Secondo InsideOver fra gli esempi proposti agli agenti c’è perfino la frase “Gesù era palestinese”. In divisa, a lezione di teologia.
Nel video a spiegarlo è Noemi Di Segni, allora presidente dell’Ucei, e il ragionamento riportato da InsideOver è che associare Gesù al popolo palestinese significhi riattualizzare l’accusa di deicidio per scaricarla sul conflitto di oggi. Tesi da convegno. Solo che arriva come istruzione a chi in strada deve decidere se un cartello in corteo è un crimine d’odio, e Amnesty International, citata da Altreconomia, parla del rischio di un effetto raggelante sul dissenso legittimo, che è il modo educato per dire paura.
I numeri del Cdec
Il rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia lo scrive la Fondazione Cdec, Centro di documentazione ebraica contemporanea, per l’Ucei e per il Kantor Center dell’Università di Tel Aviv, e ogni tre mesi il Cdec scrive anche un rapporto per l’Ucei e per l’Oscad, l’osservatorio della Polizia di Stato sulle discriminazioni. Il rapporto sul 2025 usa la definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) e conta 963 episodi su 1.492segnalazioni: quasi il 70 per cento, secondo i conti di Altreconomia, è classificato come legato a Israele.
Fra quei 963 c’è un post del 22 agosto 2025 in cui l’ex deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista metteva la foto dell’ex capo dell’intelligence militare israeliana Aharon Haliva accanto alla frase “Devono morire 50 palestinesi per ogni israeliano, anche i bambini” e sotto ricordava i 10italiani uccisi dai nazisti alle Fosse Ardeatine per ogni soldato morto in via Rasella. Haliva l’aveva detto davvero, in registrazioni che la tv israeliana Channel 12 ha trasmesso nell’agosto 2025 e che lui ha confermato. Per il Cdecè antisemitismo. L’Ihra del resto mette fra i suoi esempi il paragone tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista, così il generale che teorizza la rappresaglia resta cronaca estera e chi gliela rinfaccia con la storia d’Italia finisce in statistica.
Dal corso alla legge
Alla Camera è partita la discussione generale sul disegno di legge della Legacontro l’antisemitismo, approvato dal Senato il 4 marzo con 105 sì, e il voto finale una data ancora non ce l’ha. L’articolo 1 adotta la definizione Ihra “compresi i relativi indicatori” e fra quegli indicatori ci sono esattamente l’accusa di deicidio usata per caratterizzare Israele e il paragone con i nazisti, cioè le due griglie con cui il corso legge Gesù e il Cdec legge Di Battista. Il resto lo fanno gli articoli 3 e 4. Il primo porta la formazione sull’antisemitismo dentro Forze armate, polizia, prefetture e magistratura, il secondo affianca al Coordinatore nazionale un Gruppo tecnico che lo aiuta a scrivere la Strategia nazionale e in cui accanto alla Presidenza del Consiglio e a 6 ministeri siedono per legge l’Ucei, l’Unione giovani ebrei d’Italia e il Cdec. Voci ebraiche critiche verso il governo israeliano, nell’elenco, nemmeno l’ombra.
L’Ucei ha difeso il testo spiegando che non introduce alcun divieto di critica allo Stato di Israele. Eppure il corso firmato con la stessa Ucei insegna agli agenti a trattare il boicottaggio di protesta contro le politiche del governo israeliano come un revival del 1938. Con la legge in vigore quella griglia diventa definizione dello Stato e l’agente che in corteo ferma uno striscione su Gesù palestinese sarà legittimato dal timbro della Repubblica.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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Non capisco perché per il Pd dovrebbero essere un macigno le parole della Segre visto che peraltro nessuno ha mai considerato quelle di Ginzburg che forse, in quanto storico, uno sguardo più attento e meno politicizzato sulle definizioni, lo aveva.
Grazie Dott De Scalzi, com’è umano Lei.
“Il Governo ringrazia l’Eni per l’importante iniziativa”. Siamo arrivati all’elogio dell’elemosina. È l’autocelebrazione, stupidamente orgogliosa, della miseria della politica. Eravamo partiti, 80 anni fa, quando il lavoro aveva, con il sangue, riconquistato la dignità calpestata per vent’anni e fondava la Repubblica, dall’Art 53 della Costituzione: “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
Ricordo, ancora una volta, che, mentre i salari perdono il 10% del potere d’acquisto, dal 2022, i dividendi distribuiti (non gli utili reinvestiti) dalle imprese quotate alla Borsa di Milano aumentano a tassi record. Nel primo trimestre del 2026, l’incremento è stato del 13,6% rispetto all’anno precedente, 8 miliardi in più, in soli tre mesi, in confronto al dato record del 2025 (fonte: il Sole 24ore, 9/5/26). I protagonisti sono: imprese dell’energia, della finanza, della farmaceutica, da ultimo della difesa.
Sarebbe urgente l’introduzione dal 2027 di un’imposta duale sugli utili non reinvestiti: un’aliquota ordinaria, pari o inferiore all’aliquota in vigore, per gli utili “ordinari”, ossia correlati all’andamento del Pil nominale innalzato da un premio di rischio; un’aliquota maggiorata per gli utili eccedenti la percentuale individuata per l’aliquota ordinaria. Porterebbero nelle casse del Tesoro qualche miliardo in più all’anno.
La destra, radicale o moderata, centrista o estrema, dietro la maschera populista, serve, come sempre, gli interessi del capitale. Purtroppo, per troppo tempo, è stato un servizio offerto agli stessi anche da chi dovrebbe rappresentare gli interessi del lavoro. Senza dignità del lavoro e giustizia sociale la democrazia muore.
@Corriere@eni
Condivido. Spero che quando la legge sarà approvata, come temo, anche con i voti di parlamentari del PD, @ellyesse ne tragga le conseguenze inevitabili. Su questioni di principio come questa un partito non può ammettere ambiguità che oltretutto gli elettori non accetterebbero.
Il mio contributo al dossier sulla scuola di @Dissonanze_riv, relativo al tema del rapporto tra scuola pubblica e privata e delle ricadute delle politiche neoliberali negli equilibri tra funzione civica e (illusione del) mercato
https://t.co/5mDNCdEJk9
Tocca a Elly Schlein il trattamento che periodicamente capita a chiunque pronunci in Italia la parola "neoliberismo".
Lo fanno per un motivo: non va nominato perché dev'essere una legge implicita e quindi naturale, non un'opzione.
Ne avevo scritto: https://t.co/Gxe7kU62ZN
Una scelta grave, mentre il nostro Servizio Sanitario Nazionale versa in un grave stato di definanziamento che si ripercuote sul personale sanitario e, ovviamente, sui cittadini che le cure private non se le possono permettere.
Il fatto che, al di là di qualche slogan, Crisanti sia lasciato praticamente solo in questa battaglia per la sanità pubblica mette uno sconforto indescrivibile
Comment quelqu’un de gauche peut-il voter pour Raphaël Glucksmann ?! Une personne qui a un tel parcours :
2006 : Glucksmann rejoint Alternative libérale.
2007 : il soutient publiquement Nicolas Sarkozy.
Contributeur jusqu’en 2008 de la revue « Le Meilleur des Mondes », produite par un think tank néoconservateur (le Cercle de l’Oratoire), fondé en 2001 pour soutenir la politique de G. W. Bush.
2009 : conseiller du président géorgien Saakachvili et époux de sa ministre de l’Intérieur : tombés suite aux nombreux scandales de corruption, abus de pouvoir, disparitions d’opposants, torture de prisonniers. Saakachvili est déchu de sa nationalité géorgienne et passible d’incarcération s’il revient.
2014 : « Ça ne m’a jamais fait vibrer de manifester pour les retraites » (M Le magazine du Monde, 22/03/14).
2015 : il soutient Alexeï Navalny, adversaire d’extrême droite de Poutine, habitué du défilé ultranationaliste annuel sous la banderole « Arrêtons de nourrir le Caucase ! », candidat à la mairie de Moscou sur la promesse d’expulser les étrangers de la CEI, « responsables de 50 % des crimes en Russie », et qui a reçu le soutien chaleureux de Marine Le Pen.
2017 : a déclaré « Je suis fier de l’élection d’Emmanuel Macron » !
2022 : il n’a officiellement soutenu aucun candidat.
Après le 7 octobre 2023 : il parle des « barbares » et du « pogrome », un mot chargé d’histoire, et ne parle de Gaza et des plus de 100 000 morts palestiniens qu’au bout des lèvres !
Comment quelqu’un de gauche peut-il voter pour une telle personne ?!
La proposta di Jean-Luc Melenchon per cancellare una parte del debito pubblico francese detenuta dalla BCE tramite la Banque de France, filtrata dalle inevitabili semplificazioni della campagna per le elezioni presidenziali, andrebbe ripresa. Non è eversiva, né porterebbe alla fine dell’euro, come sostengono i guardiani della (fallita) ortodossia neo-liberista. È esattamente il contrario. “La Bce, senza modifiche statutarie, senza passaggi nel Consiglio europeo, nel Parlamento di Strasburgo o nei Parlamenti nazionali, semplicemente in ragione del suo mandato di garante della sopravvivenza dell’euro e dell’inflation target, può farlo. L’obiettivo non è la cancellazione dei Titoli acquistati dalle Banche Centrali nazionali, ma il loro roll over perpetuo, ossia il perpetuo riacquisto alla scadenza, quindi senza conseguenze sul bilancio delle stesse Banche Centrali e della casa madre di Francoforte”. La proponemmo nella primavera del 2020, all’inizio dell’impennata dei debiti pubblici, saliti per fronteggiare il Covid e le sue drammatiche conseguenze. Era la proposta di noti ‘sovranisti’ come David Sassoli, Enrico Letta e Carlo Cottarelli (sotto il link all’articolo nel quale a novembre 2020 segnalavo le loro posizioni). Andrebbe ripresa con attenzione, anche da parte di chi, attraverso l’attivazione della clausola di salvaguardia, vuole fare la guerra a debito per evitare i contraccolpi politici della scelta tra burro e cannoni.
https://t.co/09MMe8SD82
@JLMelenchon@HuffPostItalia@ilfoglio_it@ecb
Oui il y a eu le Tour, les Strade Bianche, San Remo, Imola, Louvain, la Flèche Wallonne... mais l'image forte qu'on garde de lui c'est ça : une étape anodine de Tirreno mais il tape VDP, Wout et Pogi au sprint.
Et cette célébration. C'était tout lui cette étape.
"Le scelte da fare per costruire una coalizione credibile per vincere e governare" partono dal lasciarti fuori dalle liste.
Tu e tutta @SinistraXIsrael.
Rinverdire le città 2. Le piazzette come dovrebbero essere, le aiuole lunghissime che. Notiamo che la vegetazione spontanea viene lasciata, finalmente non c'è il prato all'inglese, le auto sono assenti e le bici sono molte. Parigi centro, Saint Germain.