The word tolerance has been weaponized against you. The weapon was forged in 1965. You should know who forged it and why.
Before there was the French Theory — before Foucault, Derrida, and Deleuze made deconstruction elegant and exportable — there was the Frankfurt School. And the Frankfurt School was worse, because it was deliberate. Foucault played with ideas he never expected to have consequences. Herbert Marcuse knew exactly what he was building.
These were not fringe academics. The Institute for Social Research relocated from Frankfurt to Columbia University in 1934 when Hitler came to power. Funded, positioned, and deliberate, they spent the next decades producing the theoretical infrastructure for the dismantling of the civilization that had given them refuge. This is not ingratitude – it is the logic of the project. It was universal – it applied to every Western civilization equally.
Marcuse — godfather of the New Left — published Repressive Tolerance in 1965. The most influential political document most people have never read. Its argument: tolerating wrong ideas is itself oppression. True tolerance requires the suppression of intolerant ideas. Tolerating everything is repressive. Suppressing the wrong things is liberating. The argument is circular by design – it puts the conclusion inside the premise and dares you to find the exit.
The practical implication was stated explicitly: withdrawal of tolerance from movements that are regressive, from speech that reinforces existing hierarchies. The left decides which movements are regressive. Everyone else is silenced – not despite tolerance but in its name. The most sophisticated justification for censorship ever produced, dressed in the vocabulary of liberation.
The French Theory picked up the tools and made them elegant. Foucault made the Frankfurt critique of power literary. Derrida made the critique of meaning philosophical. Deleuze made the critique of identity aesthetic. What had been a political program became a cultural sensibility – which is why it spread further and faster than the original. You can argue with a political program. A cultural sensibility is in the air you breathe.
The generation that read Marcuse went on to run the universities, the media, the foundations, the NGOs, the content moderation departments, and the EU regulatory apparatus. They did not implement his argument cynically – they implemented it sincerely, because they had been taught it as philosophy.
This is why cancel culture does not feel like censorship to the people practicing it. The journalist who demands a speaker be deplatformed genuinely believes she is defending free speech. The HR department that fires the employee for the wrong opinion genuinely believes it is creating an inclusive environment. They have been taught that this is what tolerance means. Marcuse taught them.
Musk has been fighting Marcuse’s argument for four years probably even without knowing Marcuse’s name. Every content moderation policy, every advertiser boycott, every regulatory assault – these are Repressive Tolerance, institutionalized. The DSA is Repressive Tolerance with a legal budget. The fact-checking organization is Repressive Tolerance.
The good news: the argument fails on contact with a free platform – because the suppression becomes visible, the mechanism becomes nameable, and a named mechanism loses half its power. This is why the Counter-Reformation moves so fast against X. Not because X is dangerous. Because X is where Repressive Tolerance gets named.
You are reading this now – which is precisely what Repressive Tolerance was designed to prevent.
✍🏻 Setteottobre - @Setteottobre_
Il Tg1 entra nei tunnel di Hamas e mostra la verità: più di 500 km di tunnel, un investimento gigantesco, soldi sottratti alla popolazione per costruire un’arma micidiale contro Israele, preparare il massacro del 7 ottobre, proteggere i terroristi dalla reazione israeliana e usare i civili come scudo.
Cose note, ammesse persino da Hamas: «abbiamo costruito i tunnel per proteggerci dagli aerei. Combattiamo da dentro i tunnel. Proteggere i civili è responsabilità delle Nazioni Unite» (Mousa Abu Marzouk, ufficio politico di Hamas, Russia Today, 27 ottobre 2023).
E il sindacato dei giornalisti Rai aggredisce l’autore del servizio Giovan Battista Brunori, accusandolo di piegare il Servizio Pubblico ai temi della propaganda.
Sono giornalisti senza morale, senza rispetto per la loro professione, senza alcuna deontologia professionale. Aggrediscono un collega perché non propala le menzogne del genocidio a Gaza e si ostina a non distorcere la realtà, ma prova a rappresentarla.
@ninabecks1 Prima o poi doveva succedere. Ho già i popcorn in mano per godermi lo spettacolo delle dichiarazioni, i tripli carpiati e gli slalom speciali
@NinaRicci_us@matheuszaiyt Ma ormai non è più questione di detestarla i meno. Questo essere immondo deve essere messo nelle condizioni di non nuocere più
@CarloCorridore@sdigiustizia@FranceskAlbs Se si va sul ‘merito’, nessuno più dei ‘pacifici gazani’ si merita quello che è successo. È ancora poco. Gli davano pure cibo e medicine, primo caso nella Storia umana che si sfami il proprio nemico in guerra. Chiedere ai russi all’assedio di Stalingrado. I tedeschi davano cibo?
@DanMr72@Nafella4717961 E quelli in Iran uccisi non avevano nemmeno massacrato come cani 1500 persone e non erano scese per strada per gingillarsi con i cadaveri degli uccisi, festeggiando come alla vittoria della coppa del Mondo
@diTerralba Sempre pensato. Ed improvvisamente tra 2 o 3 anni, quando non avrà più alcuna influenza ad esempio sulle elezioni, correggeranno il numero al, poniamo, 2,7%…e magari se ne farà vanto il governo allora in essere, con bonelli, schlein e conte. Che scena…
✍🏻 Roberto Damico
IL RIFLESSO PAVLOVIANO DELLA SINISTRA. E L’ANALFABETISMO FUNZIONALE DI CHI CREDE DI PENSARE
Qualche settimana fa Bonaccini ha detto che chi ha poco studiato voterebbe a destra. Ne è seguita una grande polemica, in cui, alla fine, Bonaccini ha prima negato, poi riaffermato quanto diceva. Ma non è questo il punto.
Il punto è che io non so se chi abbia studiato meno voti a destra, ma certamente la sinistra sembra affetta oggi, in larga parte, da analfabetismo funzionale. Non sembra aver studiato, ma essere addestrata. E le sue risposte a stimoli o domande non sono risposte formulate con dinamiche razionali. Non riflette, non pensa: ha un riflesso pavloviano.
E lo dico vedendo la risposta al discorso di Meloni di ieri, che è stato tacciato di essere razzista e in cui abbiamo visto sorgere subito le prime battute e i meme. Tra questi, in risposta alla proposta di Meloni di vietare burqa e niqab a scuola, qualcuno ha risposto: “Se vieti il velo, allora devi vietare anche l’ingresso alle suore”. Alla risposta sul tetto massimo di bambini stranieri, si è risposto che “sono tutti bambini”.
Al che si potrebbe anche rispondere male, ma in questo riflesso pavloviano, fatto da chi crede anche di essere brillante, manca totalmente la capacità di leggere quel discorso, e si risponde con obiezioni stupide a cui si è addestrati. Perché se non vedi che una suora e una bambina con niqab — e sì, ne ho viste a Firenze, a scuola — sono una religiosa e una bambina laica, e non puoi accostarle; se non ti rendi conto che a scuola si fa lezione e se la maggior parte non parla italiano, io avrò problemi a far lezione e rimarranno indietro tutti; se scorgo del razzismo in un discorso che non ne aveva traccia — mentre il discorso medio di sinistra ne è colmo — allora parliamo di una persona che non sa leggere i testi.
Ma, da quello che ci sta mostrando il Pd con Schlein e con Virginia Libero — ma anche con lo stesso Bonaccini — è chiaro che quella parte abbia scelto di sostituire l’ideologia alla realtà. L’analfabetismo funzionale non è non saper leggere. È saper leggere le parole e non capire il senso. È rispondere a ciò che si crede di aver sentito, non a ciò che è stato detto. È avere una cassetta di risposte pronte e usarle a prescindere dalla domanda. È il trionfo del pregiudizio sull’analisi, dello slogan sul ragionamento, dell’appartenenza sulla verità. E questo non è un problema della destra o della sinistra: è un problema di chi ha smesso di pensare. Ma se c’è una parte politica che oggi ha fatto dell’analfabetismo funzionale la propria cifra, quella è la sinistra. Perché la sinistra non ha più un progetto: ha una serie di riflessi condizionati. Se sente “burqa”, risponde “suore”. Se sente “stranieri”, risponde “razzismo”. Se sente “Israele”, risponde “genocidio”. Non c’è pensiero, non c’è analisi, non c’è profondità. C’è solo il cane di Pavlov che sbava alla campanella. E la campanella, oggi, la suona chi vuole manipolare.
Chi non pensa è facilmente manipolabile. E la sinistra, oggi, è il blocco più manipolabile che esista. Non perché sia stupida, ma perché ha scelto di non pensare. E chi sceglie di non pensare non è innocente: è responsabile. Responsabile di aver scelto di farsi manipolare, di farsi usare, di aver ceduto ad altri la guida e dato la possibilità di essere condotto dove qualcun altro vuole. E il luogo in cui si sta lasciando condurre è il nulla. Il nulla del pensiero, il nulla della politica, il nulla della realtà. Un nulla che si riempie solo di slogan.
@mesoada@ninabecks1 Può darsi e mi dispiacerebbe, oltre ad essere in totale disaccordo (anche se mi verrebbe da dire, ce ne fossero di fondamentalisti cattolici, invece di quel branco di rammolliti che siamo diventati…) Ma su questa affermazione specifica ha ragione da vendere
@strike8111 Povero cucciolo. Sei parte di un gregge che si fa passare per il club esclusivo della polizia morale, ma siete solo un branco di utili idioti al servizio (gratuito peraltro, perchè siete pure fessi) della propaganda islamista. Quando te ne accorgerai sarà tardi
Poi si lamentano che ci sono ‘giornalisti’ uccisi. Questo protegge l’identità di assassini e c’è una parte del mondo occidentale che crede che questo sia un giornalista
🚨 BOMBAZO: Motaz Azaiza, fotoperiodista de Gaza, admite que el 7 de octubre FILMÓ a rehenes israelíes siendo golpeados en las calles de Gaza, pero decidió NO publicar esas imágenes para proteger la identidad de quienes los golpeaban.
Ese mismo día sí publicó imágenes del ataque y posteriormente las eliminó.
Azaiza fue incluido por TIME entre las 100 personas más influyentes de 2024 y fue entrevistado por CNN y otros grandes medios.
Vía @MaxNordau
@ugom65 Io non ci credo che questo in cui vivo sia il mondo reale. Ci hanno catapultato tutti nel Castello di Kafka, dai non è possibile che tutto ciò sia vero e che in Occidente si dia spazio a questa merda. 40 anni fa ci sarebbero stati 10 simpatizzanti di questo cretino, non milioni
✍🏻 @LordWiesenthal
C’è stato un momento, negli ultimi tre anni, in cui ho pensato che la situazione stesse veramente degenerando.
Mi spiego meglio.
All’inizio della guerra di Gaza, nei giorni immediatamente successivi al 7 ottobre, che tra poco ricorderemo, chissà in che modo, io ricordo piazze piene di propal.
Fiumi di gente. Milioni in piazza nelle capitali di tutto il mondo. Una polarizzazione completa.
Benché se ne dica, e benché ci sfraccassano le palle abbastanza, la Palestina è letteralmente ovunque.
Ne parlano giornali. Cantanti. Politici. Comici. Influencer. Filosofi.
Sono stati scritti libri, canzoni, saggi. Sono stati addirittura girati film: uno ha vinto l’Oscar, l’altro si è preso quasi 25 minuti di applausi a Venezia. Venticinque minuti di applausi non li fanno a tutti.
Solo che, a differenza di prima, oggi vedo veramente la mossa della disperazione.
Ormai alle manifestazioni sono sempre gli stessi a sventolare questa bandiera gigante, completamente drogati di odio nei confronti del sionismo, spesso senza nemmeno conoscerne il significato.
Picchiano rabbini anziani per le strade di Milano.
Sono diventati ormai un fenomeno da baraccone, con politici che sembrano pensare prima alla causa palestinese e poi all’Italia.
Zittiscono chiunque provi ad accennare una difesa di Israele, salvo poi piangere ovunque se una canzone antisemita, o che invoca la distruzione di Israele, viene cancellata da un concerto.
Ridicoli fino al midollo a sputare odio contro qualsiasi partecipazione ebraica o israeliana.
Sono arrivati a boicottare persino i farmaci solo perché israeliani.
Si sono appropriati del termine “genocidio” e lo utilizzano ad ogni piè sospinto, con la stessa leggerezza con cui mandano giù litri e litri di Spritz davanti alle università ostaggio di questi miserabili.
Perché ormai sui social sembra essere concesso tutto.
Odiare gli ebrei. Gioire per la morte dei soldati israeliani. Tirare fuori, più o meno esplicitamente, il famoso baffetto pittore austriaco.
E poi ti ritrovi due vecchiette che cantano canzoni inneggiando ad Hamas, Hezbollah e Nasrallah.
Sul genocidio, dopo anni di sentenze emesse direttamente sui social, una sentenza definitiva ancora non c’è. E sulla carestia anche.
Così bisogna continuamente alzare l’asticella.
Fino ad arrivare a un film costruito su testimonianze anonime e quindi, per loro natura, non verificabili direttamente dal pubblico, ma raccontate come se ogni dubbio fosse già stato risolto.
Perché ormai non importa più capire cosa sia successo.
Importa che la storia confermi quello che avevano già deciso di pensare.
Ed è proprio questo il punto.
Tre anni fa guardavo quelle piazze e pensavo: “Questa cosa sta diventando enorme”.
Oggi le guardo e penso quasi il contrario.
Non perché la Palestina sia scomparsa. È ovunque. Se ne parla continuamente.
Ma perché una parte di quel movimento è riuscita nell’impresa più assurda: trasformare una causa politica in una gara permanente a chi odia Israele di più.
E quando per sostenere i palestinesi devi insultare gli ebrei, cacciare gli israeliani, boicottare qualsiasi cosa abbia un legame con Israele, zittire chiunque faccia una domanda e misurare la purezza ideologica degli altri, forse non stai più difendendo una causa.
Stai semplicemente mostrando un’ossessione.
E le ossessioni, alla lunga, non convincono nessuno.
Si divorano da sole.
Shabat Shalom
@Ander_Bruckes@zdizoro Discorso per una volta sensato! Ricordo a Zoro, che per i suoi amici ci hanno liberato i russi, non gli americani e gli inglesi con gli aviolanci. Occhio che è un attimo essere coperto dalle shitstorm da quella parte lí, se violi le regole del revisionismo storico di sinistra