Due arresti a Milano, nella stessa settimana.
Il primo è Youssef Siher, arrestato per reati di opinione e come promotore delle manifestazioni contro il governo.
Il secondo è un ragazzo di 22 anni, arrestato il 29 ottobre. Di lui, ci scommetto, non avete sentito parlare. Secondo i carabinieri del Ros voleva far saltare in aria la sinagoga di via Guastalla e una moschea a San Donato. Aveva già scelto i bersagli. Studiava come costruire le bombe, come modificare le armi, cercava le sostanze chimiche per gli esplosivi.
Suprematista, negazionista della Shoah. Tra i suoi file c'erano gli scritti di Breivik, quello che in Norvegia ha ammazzato settantasette persone, in gran parte ragazzi. Il suo modello era quello.
Rileggete. Bombe in una sinagoga e in una moschea, a Milano. Nessuno ve l'ha raccontato.
Del primo sapete tutto. Il nome, la faccia, il nome della moglie, dove abita. Del secondo due iniziali. Cioè niente.
Per il primo il ministro dell'Interno ha parlato subito della «mente» e ha evocato legami con Hamas. Per il secondo Piantedosi non ha trovato un minuto. Neanche uno.
Per il primo i giornali della destra hanno fatto il mostro in prima pagina, «l'ideologo eversore», «l'ayatollah dei maranza». Il secondo, quando va bene, si è preso un articolo di cronaca che non ha letto nessuno.
Per il primo Meloni ha registrato un video per gridare che la scarcerazione era vergognosa, che con «certa magistratura» lo Stato non sa più difendere le persone perbene. Per il secondo niente. Silenzio. Gli ebrei che pregano in via Guastalla e i musulmani di San Donato, presidente, non sono persone perbene? Non valgono un video?
Contro la giudice che ha liberato Siher il governo ha scatenato l'inferno, al punto che il Csm ha dovuto chiederne la tutela. Quando un gip ha mandato in carcere il ventiduenne, a Palazzo Chigi nessuno se n'è accorto.
Ecco. Questo semplice esempio dimostra quanto questo governo sia fazioso, bugiardo, pericoloso. Meloni ha detto che la pagina di Siher aveva portato alle devastazioni di Milano. La pagina è nata dopo le devastazioni. Dopo. Ha mentito in video, a voi. Si indigna a comando, solo quando il mostro ha la faccia che serve. Il ragazzo con il nome arabo che chiama una piazza diventa il nemico pubblico.
Il suprematista italiano che studia le bombe per una sinagoga e una moschea è un fastidio da far sparire in fretta.
Così il governo aizza la gente contro i giudici. Alimenta lo scontro sociale, cerca le divisioni a tutti i costi, perché finché ci scanniamo tra noi nessuno parla di stipendi e di carovita.
Andiamo perdendo le nostre libertà. Ci trattano come rane nell'acqua che bolle. Ogni giorno vi abituate un po' di più all'acqua calda e non vi accorgete di quello che stanno facendo. Il giorno che ve ne accorgerete sarete già cotti.
Da Genova al Pireo, i portuali bloccano gli scali in tutto il mondo contro il traffico di armi: “Fatta la storia, 22 Paesi uniti contro l’economia di guerra”
di @Francislotorto
https://t.co/yAE82zFxTX
Siamo all’89% firmare è importante anche se non condividete la proposta si legge al 100% perché dobbiamo ricominciare a discutere di che difesa vogliamo non solo di quali armi comprare
https://t.co/Wsh9LKUVjY
Giovedì pomeriggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (FdI) è salita sul palco del 62° Congresso nazionale del Notariato, a Roma, e ai notai ha regalato un complimento impegnativo, chiamandoli alleati preziosi dello Stato nella lotta ai reati. Poche ore dopo, a mezzanotte e mezza, una bomba carta ha divelto l’ingresso della sala scommesse Snai di via della Folgarella, a Ciampino.
Alle 21.40 di venerdì un altro ordigno ha sventrato l’androne di una palazzina popolare ai Lotti di Ostia, tra via dei Velieri e viale Vasco de Gama: due feriti, undici famiglie fuori casa. Lunedì Libera Lazio ha contato quattro bombe in cinque giorni e ha ricordato che la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Roma dovrebbe avere per legge 24 sostituti procuratori mentre ne ha in servizio 13, con una coda velenosa sul silenzio delle professioni.
Le piste portano a Roma est, dove le bombe scoppiano da mesi. Sono 13 da maggio nel quadrante sud-est, il feudo storico del clan di Michele Senese, oggi detenuto, un clan indebolito dalle inchieste e dagli arresti che ha perso il suo paciere, così le fazioni che si spartiscono crack e cocaina regolano i conti al primo screzio con una bomba sotto la serranda.
L’ordinanza che indica Senese tra i mandanti dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, ha scompaginato gli ultimi equilibri e lasciato scoperte le attività che il vecchio clan proteggeva. Nel mirino finiscono autonoleggi, concessionarie, sale slot e perfino un’enoteca di Don Bosco, il cui titolare, scrive Repubblica, ha taciuto agli investigatori la proposta d’acquisto dai toni intimidatori ricevuta tre giorni prima dell’esplosione.
Sullo sfondo, secondo molti osservatori, c’è lo scontro fra i gruppi storici e le nuove leve italo-magrebine, anche se nessun atto d’inchiesta attribuisce finora le bombe a una faida. Ciampino e Ostia allargano la mappa delle bombe. Se la mano sia la stessa, gli investigatori per ora lo ignorano.
Un decreto per le vetrine
Quando il 17 e il 18 ottobre sono saltate le vetrine del centro di Milano, il governo ha corso: vertice a Palazzo Chigi lunedì 19, decreto-legge in Consiglio dei ministri il 20, 500 militari spediti in città, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in prefettura il 21. Sabato 24, a Roma, c’erano 1.500 agenti e i droni sopra i cortei, e l’Ufficio studi dei gruppi di Fratelli d’Italia ha già confezionato il dossier dell’autocelebrazione con 4.259 identificati in sei città.
Il Viminale ha fiutato la mafia perfino dentro i blocchi dei tir al Sud, tanto che ha riunito prefetti e questori sulle possibili infiltrazioni criminali. E il vicepremier Matteo Salvini è corso a Radio1 a rivendicare il decreto, con «più poteri alle forze dell’ordine» e i soldati per Milano.
Per le bombe di Roma il ministro invece si è fermato a una formula: dopo un confronto con il prefetto Lamberto Giannini ha parlato di un contesto di natura criminale, come ha riportato il Secolo d’Italia, cioè la stessa diagnosi che il sindaco Roberto Gualtieri aveva già fatto da solo. Nessun vertice. Nessun decreto. Le vetrine di Milano hanno avuto i militari, gli androni di Ostia la conta dei feriti.
Giorgia Meloni ha raccontato più volte di aver cominciato a fare politica «quando hanno ucciso Paolo Borsellino», cioè davanti a una bomba. Trentaquattro anni dopo le bombe esplodono nella capitale del Paese che governa, e per accorgersene il suo esecutivo aspetta che qualcuno spacchi una vetrina.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
https://t.co/Rl8Tto6y1Q
José Mujica pasó casi catorce años preso, y buena parte de ellos aislado en calabozos y pozos. Era uno de los nueve dirigentes tupamaros que la dictadura uruguaya tenía como rehenes. Si la guerrilla atacaba, los mataban. Lo iban cambiando de cuartel en cuartel, sin libros y muchas veces sin nadie con quien hablar.
Contaba que llegó a hablar con las hormigas, y que en esos años, muy cerca de perder la cabeza, entendió lo poco que hace falta para vivir.
Salió en marzo de 1985, con la vuelta de la democracia. Tenía 49 años. Veinticinco años después era presidente de Uruguay.
Siguió viviendo en su chacra de las afueras de Montevideo con Lucía Topolansky, compañera de militancia y de cárcel, y con Manuela, una perra a la que le faltaba una pata. Donaba la mayor parte de su sueldo y conducía un Volkswagen escarabajo de 1987 por el que, según se publicó, un jeque llegó a ofrecerle un millón de dólares.
Cuando lo llamaban el presidente más pobre del mundo, respondía que pobres eran los que necesitaban mucho y siempre querían más.
En enero de 2025, con un cáncer extendido, anunció que dejaba el tratamiento. «Me estoy muriendo y el guerrero tiene derecho a su descanso», dijo. Murió en mayo, a los 89 años, y lo enterraron en la chacra, junto al árbol donde descansaba Manuela.
Pienso mucho en esos años de encierro. Hay gente a la que algo así la deja amargada para siempre, y a él le dejó una calma rarísima.
C’è la volontà di non arrivare alla verità sull’uccisione dell’ambasciatore #LucaAttanasio. Ormai è chiaro da tempo: dalla mancata costituzione come parte civile del governo italiano nel primo troncone dell’inchiesta, chiuso con il “non luogo a procedere”, alle pressioni per bloccare un esposto che avrebbe potuto svelare responsabilità scomode.
Ora il pm chiede di archiviare il secondo fascicolo, nonostante i troppi misteri ancora aperti. Su L’Espresso in edicola questa settimana il punto su tutte le verità nascoste dell’agguato n #Congo in cui furono uccisi anche il carabiniere #VittorioIacovacci e l’autista del World food programme #MustaphaMilambo.
Il Governo ha perso.
A #Napoli la #Polizia si è tolta i caschi e ha sfilatato assieme ai manifestanti aprendo loro la strada.
Il #governomeloni ha perso.
Condividete tutti queste immagini storiche.
#Sciopero#MELONIDISASTRO
«Rischio calcolato». Un messaggio attribuito a Sinwar per Netanyahu nel 2018.
Gli allarmi prima del 7 ottobre, le scelte politiche, gli errori dell’intelligence.
Come e perché si è arrivati a quel giorno?
@nelloscavo inviato a Gerusalemmme
@Avvenire_Nei
https://t.co/XwQjzmrwt2
Oltre ai giudizi dalla stampa emergono elementi indiziari, testimonianze, prove? Come si sostanzia il reato ipotizzato?
Perché spaccare vetrine è inequivocabilmente delinquere ma protestare? Dove finisce il pensiero critico e dove comincia il terrorismo? Sono domande sbagliate?
Le note di 'Bella ciao' risuonano in piazza della Repubblica, a Sant'Antimo (Napoli), sotto lo sguardo del Milite ignoto. A suonarle sono Aurora e Vitale, giovani flautisti del liceo musicale Giuseppe Moscati, seduti sulla panchina dedicata a Giulia Tramontano, vittima di femminicidio nel 2023. È l'immagine più intensa di una delle manifestazioni che in questi giorni hanno riunito studenti e studentesse per protestare contro il governo Meloni e il caro vita.
di Pasquale Raicaldo
video di Irene Angelino
#RepOriginals
Monsignor Paglia a Federica Olivo: "Mai visto uscire un ragazzo da un carcere migliore di com'è entrato. La rieducazione non si fa con la forza". https://t.co/cKlX2BK65A
Le persone integre combattono l'antisemitismo e l'antipalestinismo—e le narrazioni che li sottendono—con la stessa forza.
Se riduci un'oppressione pluridecennale e l'uccisione di migliaia di civili a una "guerra ad Hamas", sei mosso/a da odio e ignoranza.
https://t.co/Bb6CPHgPsc
#AndreyKhrzhanovskiy è un giornalista e un attivista di 28 anni.
Oggi è stato arrestato in #Cisgiordania dove documentava le violenze dei coloni e aiutava i palestinesi a raccogliere olive.
Arrestare i testimoni non fermerà la verità: chiediamo tutti la sua immediata liberazione. #freeAndrejnow
Il tribunale boccia l'alibi della “guerra mondiale a pezzi” con cui l'Italia giustifica la mancata trasparenza sulle armi che passano dai porti italiani, incluse quelle verso Israele.
C’è ancora speranza.
Grazie a #lindamaggiori e @AvvAMaestri per la perseveranza e il rigore.
#MediterraneoCentrale: Il 16 ottobre l’equipaggio di MSF ha effettuato due operazioni di soccorso in mare, 65 persone sono state portate a bordo della #Oyvon. Quasi la metà erano minori non accompagnati. Tra loro, due bambine e un bambino di solo 8 anni che viaggiava da solo.
Questo é un video che GENITORI e NONNI, soprattutto quelli più “patrioti” (a chiacchiere) e bellicisti (aggratise) dovrebbero imparare a memoria. La guerra la fanno FIGLI e NIPOTI e a tornare nei sacchi di plastica neri sarebbero loro, non voi! Svegliatevi!