Co-Evaluating Landscape as a Driver for Territorial Regeneration: The Industrial Archaeology of the Noto–Pachino Railway (Italy) https://t.co/LL7CR26rOo #mdpiland via @Land_MDPI@MDPIOpenAccess
Meta #censura il video di #Barbero (quando il fact-checking sulle dichiarazioni dei politici?). L’unica é ripubblicarlo e farlo girare, perché - comunque la si pensi - non si può silenziare il dibattito e zittire voci libere. Ps: per la cronaca, anch’io #votoNO
Ha raccontato guerre, crisi umanitarie, rivoluzioni.
Ha visto città ridotte in cenere, popoli in fuga, bambini senza più casa, né infanzia.
E ha fatto tutto questo con una voce ferma, misurata, umana.
Si chiama Giovanna Botteri.
E da oltre trent’anni è una delle giornaliste italiane più autorevoli, riconosciute e rispettate al mondo.
Era nei Balcani, quando l’Europa si lacerava. In Iraq, mentre il cielo si incendiava.
In Afghanistan, tra le macerie e il silenzio della paura. In Cina, mentre il mondo cercava risposte davanti a una pandemia. Sempre lì.
Con un microfono in mano, una telecamera al fianco e un coraggio che non aveva bisogno di urla. Solo presenza.
Solo sguardo.
Solo verità.
Mai una posa.
Mai un eccesso.
Nessun protagonismo.
Solo la forza del racconto, quella che non cerca riflettori ma cerca giustizia.
Eppure, nel 2020, mentre raccontava da Pechino uno dei momenti più bui della storia recente, fu travolta da qualcosa che nessuna guerra le aveva mai scagliato contro: la superficialità.
Il giudizio feroce e vuoto sul suo aspetto.
Capelli grigi, niente trucco, abiti semplici. Tanto bastava, per alcuni, a dimenticare trent’anni di esperienza e verità.
“Troppo sciatta per la TV”, dissero.
Troppo “normale” per lo schermo patinato.
Un paese intero, paralizzato dalla paura di un virus sconosciuto, trovò il tempo di discutere non di ciò che diceva, ma di come appariva.
E lei? Non gridò.
Non rispose con rabbia. Nessun post velenoso. Nessun monologo lacrimante.
Rispose con una frase. Una sola. “Io non sono il mio trucco. Sono il mio lavoro.”
E in quelle parole c’era tutta la lezione. Più incisiva di qualsiasi editoriale, più forte di ogni replica. Un messaggio per le scuole, per le redazioni, per chi ancora crede che valga più l’apparenza che la sostanza. In un mondo ossessionato dall’estetica, Botteri ha scelto la verità.
E la verità, a volte, è un atto di resistenza.
Oggi continua a fare ciò che ha sempre fatto: andare dove le notizie si fanno vita. Dare voce a chi non ce l’ha.
Guardare senza giudicare.
Raccontare senza deformare.
“Nell’ultimo ventennio il #Sud ha subito una perdita di oltre 1 milione di abitanti, di cui quasi 900 mila under 35, la gran parte sono giovani #laureati. Andarsene per i #giovani non è una scelta, ma una necessità.”
@c_petraglia, Consigliere scientifico @svimez.
#PresaDiretta
📢 We invite you to check this new article:
'A Collaborative Multi-Criteria Decision-Making Framework for the Adaptive Reuse Design of Disused Railways'
✍️ by Lucia @della_spina and Cristina Lanteri
👉 https://t.co/Z3DFLckmIC
#Railways#SustainableDevelopment#AdaptiveReuse
- @PaolaCortellesi alla BBC: “Nessuno avrebbe mai potuto prevedere l’ondata di partecipazione e di affetto del pubblico in Europa per questo film. Sono un’attrice da quasi 30 anni, ho scritto sceneggiature negli ultimi 10 anni e ora ho fatto il mio primo film da regista a 50 anni. E condividere lo schermo e il botteghino con un film enorme come Barbie, che tratta anche delle esperienze delle donne, è una cosa positiva.
L’intero progetto è nato perché le stavo leggendo un libro sui diritti delle donne e mia figlia non riusciva a credere che esistesse un tempo in cui i nostri diritti non erano sanciti dalla legge. Così mi è venuto in mente che dovevamo parlare alle generazioni più giovani e far capire loro che i loro diritti non sono scontati. Solo perché abbiamo ottenuto qualcosa, non significa che sarà così per sempre. Volevo, in un certo senso, iniziare a passare il testimone a una generazione più giovane”.
- C’è ancora domani esce nelle sale anche in Gran Bretagna e in Irlanda👏🏼
“Vede, sto bene con me stesso. Vivo in questo posto meraviglioso sulle pendici del Mongibello. Dalla veranda del mio giardino osservo il cielo, il mare, i fumi dell’Etna, le nuvole, gli uccelli, le rose, i gelsomini, due grandi palme, un pozzo antico. Un’oasi. Poi purtroppo rientro nello studio e accendo la tv per il telegiornale: ogni volta è un trauma.
Ho un chip elettronico interiore che va in tilt per le ingiustizie e le menzogne. Alla vista di certi personaggi, mi vien voglia di impugnare la croce e l’aglio per esorcizzarli. C’è un mutamento antropologico, sembrano uomini, ma non appartengono al genere umano, almeno come lo intendiamo noi: corpo, ragione e anima.
Quando li osservo muoversi circondati da guardie del corpo, li trovo ripugnanti e mi vien voglia di cambiare razza, di abdicare dal genere umano. C’è una gran quantità di personaggi che sento estranei a me ed è mio diritto di cittadino dirlo: non li stimo, non li rispetto per quel che dicono e sono. Non appartengono all’umanità a cui appartengo io. E, siccome faccio il cantante, ogni tanto uso il mio strumento per dire ciò che sento”.
Franco Battiato
‘Ti dobbiamo dire una cosa’, disse papà. ‘Non potrai tornare a scuola, a ottobre. Sei stata espulsa’.
Io non capivo. Sapevo che ‘espulsa’ era una parola pesante. Per essere ‘espulsi’ bisognava aver fatto qualcosa di grave. Di molto grave. Chiesi a mio padre che cosa avevo fatto, che cosa era successo. Mi rispose che c’erano delle nuove leggi, che le cose erano cambiate, che noi eravamo ebrei e che dunque non sarei potuta tornare alla mia scuola, la Ruffini di Milano, dove avrei dovuto iniziare la terza elementare. Non sarei più stata in classe con le mie compagne e con la mia maestra Bertani.
Quel giorno scoprii di essere ebrea. La mia era una famiglia laica, anzi di più, assolutamente non religiosa, direi proprio atea. Non avevo mai pensato di essere diversa dalle mie compagne di classe, dalle mie amiche di giochi. Invece quel giorno scoprii di essere ‘diversa’, che tutta la mia famiglia era ‘diversa’ e che questa ‘diversità’, non un mio comportamento, aveva provocato la mia espulsione da scuola. Il mio ricordo è legato alle facce di papà e dei nonni: volti segnati dalla preoccupazione come non li avevo mai visti prima.
Quando la maestra mi disse: ‘non ho fatto io le leggi razziali’, capii che l'indifferenza fa più male di uno schiaffo.
- Liliana Segre questa domenica è ospite della prima puntata di #CTCF sul @nove
#GoodPaper
The Value of Agricultural Areas: An Estimation Model of the Area to the Southeast of the City of Bari
by by Sebastiano Carbonara, Davide Stefano, Michele Fischetti and Lucia Della Spina @della_spina
👉https://t.co/ol85igBi1q
#agriculturalland
A Prefeasibility Study for the Adaptive Reuse of Cultural Historical Landscapes as Drivers and Enablers of Sustainable Development https://t.co/8Y3HfD3YnP #mdpisustainability via @Sus_MDPI@MDPIOpenAccess
Lo stupro a #Palermo di pochi giorni fa mi disgusta e mi spaventa, e non riesco a trovare le parole per commentarlo. Per fortuna la collega Sandra Figliuolo, una giornalista per bene che vive quella città ogni giorno, ha trovato le parole per me (e credo per molti altri).