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Saviez-vous qu’une cuillerée de miel suffit à maintenir une personne en vie pendant 24 heures
Saviez-vous qu’une des premières pièces de monnaie au monde portait le symbole d’une abeille
Saviez-vous que le miel contient des enzymes vivantes
La meilleure façon de manger du miel est avec une cuillère en bois; si vous n’en trouvez pas, utilisez une cuillère en plastique.
Saviez-vous que le miel contient une substance qui aide le cerveau à mieux fonctionner
Saviez-vous que le miel est l’un des rares aliments de la planète qui peut à lui seul soutenir la vie humaine
Saviez-vous que les abeilles ont sauvé des personnes de la faim en Afrique
Saviez-vous que le propolis produit par les abeilles est l’un des antibiotiques naturels les plus puissants
Saviez-vous que le miel n’a pas de date d’expiration
Saviez-vous que les corps de certains des plus grands empereurs étaient enterrés dans des objets en or et recouverts de miel pour éviter la décomposition
Saviez-vous que le terme « lune de miel » vient de la tradition des époux de consommer du miel pour la fertilité après le mariage
Saviez-vous qu’une abeille vit moins de 40 jours, visite au moins 1 000 fleurs et produit moins d’une cuillère à café de miel, mais pour elle c’est une vie de travail
Merci, précieuses abeilles...
Il Cretto di Gibellina.
Oggi ho realizzato un desiderio. Mi ha molto emozionato passeggiare per le vecchie strade di Gibellina. Pura bellezza di un'opera d'arte che, come per la vita, si costruisce sulle macerie. Grazie Burri
Mi manca la queue, mi manca la sveglia alle 04:30, mi manca non sapere che numero avrò e se sarò o meno sul centrale.
Mi mancano i compagni di campo, dove dopo cinque minuti era come se ti conoscessi da una vita.
Forse perché in quella vita hai condiviso gli stessi drammi sportivi, ed ecco che un campo si trasforma quasi in un raduno di gente che deve gestire una sorta di dipendenza.
Mi manca sapere se quel papà e figlio, lui di Palermo e il figlio ora residente a Parigi, siano riusciti alla fine a vedere Jannik.
È un po’ come quando tornavi dal campo estivo, che palle lavare i piatti di sessanta persone pensavi lì per lì, poi invece quello che ricordi è che proprio mentre facevi quello avevi scoperto l’esistenza dei Radiohead.
Sono quelle cose che davvero ti entrano e non se ne escono più.
Nel 1999 mio papà mi portò a Pampeago a vedere il Pirata: mi resteranno per sempre le note di Secretly degli Skunk Anansie a risuonare la sera prima, a 2 km dal traguardo e non i 10 km fatti a piedi per procurarci del cibo e non spostare la macchina.
Sono strani i ricordi, è strano ciò che filtriamo nel colino della nostra memoria.
Sono frame eterni, istanti in cui tutto si cristallizza e assume una potenza emotiva che lì per lì non sai gestire, ma che poi diventeranno momenti ai quali appoggiarti un giorno in cui non funziona niente.
@ViewFromTheQ
Questo è uno dei tanti video che testimonia dell’ “uragano” che ha colpito il nord Italia (Bologna in questo caso) dopo settimane di caldo estremo, facendo enormi danni.
Quando faremo la guerra al cambiamento climatico? La Pace con il pianeta? La realtà conta ancora qualcosa?
Recap #SinnerZverev
È curioso come ogni slam racconti il carattere del luogo che lo ospita. Il Roland Garros è elegante e capriccioso. US Open entusiasta e rumoroso. Australian Open moderno e solare.
Wimbledon, beh.
Wimbledon è aristocratico e punk.
Perché l’erba è così: regale e imprevedibile, con le sue liturgie e i suoi rimbalzi dispettosi. È Buckingham Palace e Sex Pistols, Anarchy in the U.K. suonata dall’Orchestra Sinfonica di Londra.
Sinner gli accordi per suonare sull’erba li conosce bene, ma se tocchi raramente uno strumento è facile inciampare fra le note. Per questo, i primi turni più che un’ouverture erano stati il saggio di flauto alle medie. A molti cuori di mamma sembrava già Mozart, proprio come al saggio di flauto alle medie.
Poi in semifinale contro Nole nella sua testa è scattato qualcosa. Forse perché certi avversari tirano fuori l’orgoglio pure ai sassi. Forse perché era il momento.
Per Jannik, questa finale ha un sapore diverso. Perché vincere una volta può essere un caso, la seconda invece è un messaggio.
Eppure, come l’anno prima, nell’aria c’è l’odore della terra di Parigi. La stessa terra che sembra aver donato a Zverev nuove certezze. Come se avesse finalmente scacciato la scimmietta dalla spalla, quella che nei momenti decisivi gli infilava un dito nell’orecchio.
La partita inizia e il suo tennis è solido, concreto, essenziale. Così si prende il primo set. Sinner fatica, ma non indietreggia e accetta la difficoltà. Il servizio di Sascha sembra un vicolo cieco, a casa ci appelliamo alla clemenza delle Moire, alla cabala, pure al senso di colpa dei tedeschi per la seconda guerra mondiale.
La battaglia di logoramento continua fino al sei pari del secondo set.
Nella testa di Sinner scatta qualcosa.
Forse perché la possibilità di ballare con Linda tira fuori l’orgoglio pure ai sassi. Forse, perché era il momento.
Domina il tie break e cambia tutto: nel braccio, nello sguardo. Lo vediamo noi e lo vede Sascha, che non può fare nulla per arginare la marea. Sul match point Jannik tira un missile lungolinea simile a quello che gli aveva regalato il primo slam.
Grazie, Moire.
Poi si lascia cadere sull’erba. Va ad abbracciare il papà, la mamma, la fidanzata, il team, tre gatti, un raccattapalle e otto sconosciuti tra cui due Lord. Infine, stringendo la coppa al petto, abbraccia anche sè stesso.
In conferenza stampa dirà: «Parliamo di cinque slam, ma alla fine sono solo cinque giorni. Ci sono così tanti altri giorni».
E in fondo lo sport e tutto qui.
Dall’ultimo slam di giorni ne erano passati 365. Molti erano stati buoni, altri meno. Sembrano tanti, se li contiamo con le dita. Ma il tennis segue una matematica diversa: ogni giorno è soltanto un punto di una partita che dura tutta la vita.
Tra un punto e l’altro si nascondono i pensieri, come nei rimbalzi della pallina prima di servire: sembra che non stia accadendo nulla, ma è in quel momento che si decide la direzione.
Jannik ha appena fatto la storia, ma presto sarà di nuovo lì, tra quei rimbalzi, a scegliere dove andare.
#sinner #tennis #wimbledon
🔍 C'è un dettaglio che non tutti hanno notato guardando Zverev giocare.
Nei cambi di campo, mentre gli altri bevono o si asciugano il sudore, Sascha si fa un'iniezione di insulina. Lo ha fatto anche durante la finale del Roland Garros 2026, sotto i riflettori del tennis mondiale.
🏥 Alexander Zverev convive con il diabete di tipo 1 da quando aveva quattro anni. Una vita intera, tra allenamenti, viaggi e campo, passata a gestire i livelli di glucosio nel corpo.
Eppure per molto tempo non ne ha parlato. Non per vergogna, ma per una scelta precisa: non voleva che fosse il diabete a definirlo. Non voleva pietà. Lo ha fatto pubblicamente solo nel 2022.
👨⚕️ I medici avevano consigliato a sua madre di fargli cambiare sport: giocare a tennis con il diabete, dissero, sarebbe stato troppo difficile.
Zverev quando è in campo gioca nello stesso momento due partite diverse: quella contro il suo avversario e tenere costantemente monitorato il livello della sua glicemia.
🥵 In partita la glicemia può diventare una roulette: un attimo sei in calo fino al rischio di collasso ipoglicemico, quello dopo lo stress e l’intensità ti spingono in iperglicemia con sete, crampi e confusione, tra performance che crolla e pericoli acuti se non gestita.
Oltre al traguardo sportivo, che per Sascha è stato così atteso, inseguito e a tratti maledetto, questo titolo Slam vale molto più.
💭 È il megafono più potente che potesse trovare per il messaggio che porta avanti attraverso la sua Fondazione: ai bambini con diabete di tipo 1 dice che possono sognare in grande, senza privarsi dello sport e di ambire anche a salire sul tetto del mondo del tennis.
#RolandGarros #Zverev
La fine di una dannazione. Nessuno potrà più additare Zverev come il primo dei perdenti, a secco di titoli Slam. È stato un lungo viaggio fatto di sonore batoste e frustrazioni, di fantasmi mentali in campo, di accuse di ex fidanzate fuori dal tennis. La consapevolezza di essere inferiore sia ai Big 3 sia ai sopraggiunti Sinner e Alcaraz. Ammettiamolo, l’etichetta di Calimero è stata spesso irrispettosa nei suoi confronti, perché chi vince 24 titoli Atp e per giunta un oro olimpico è un vincente senza se e senza ma. Non si è fatto mancare nulla, compreso l’infortunio tremento proprio al Roland Garros di 4 anni fa, in semifinale contro Nadal: tre legamenti laterali della caviglia destra fanno crack, è costretto ad uscire in sedia a rotelle, ma una volta dentro lo spogliatoio chiede delle stampelle perché desidera tornare in campo, prima di ritirarsi vuole stringere la mano a Rafa.
Eccolo adesso che con gli occhi lucidi si coccola la Coppa dei Moschettieri, i 14 kg più leggeri della sua vita. Rende omaggio a Cobolli che gli ha reso difficile la vita restandogli aggrappato alle caviglie. Flavio ha annusato la tensione del tedesco, ha provato a minarne le certezze, perché quando sente la pressione Zverev entra in un tunnel da psicodramma, perde l’efficacia al servizi, manda a ramengo i drittoni &Co.
C’è un’altra vittoria che vale più di tutte. E la speranza è che tanti bambini davanti alla tv oggi abbiano avuto un genitore dire loro: anche lui è come te, se ce l’ha fatta lui ce la puoi benissimo fare anche tu.
No, non si tratta di vincere uno Slam. Si parla di condurre una vita normale.
Da quando ha quattro anni Zverev convive con il diabete di tipo 1.
In ogni torneo utilizza le siringhe di insulina durante i cambi di campo. Il quantitativo dipende dalla durata del match, in genere una partita di cinque set gli richiede quattro iniezioni. Lo ha fatto anche durante la finale del Roland Garros (FOTO).
Sascha non ha mai lasciato che il diabete lo fermasse. Per molto tempo lo ha nascosto, ne ha parlato pubblicamente solo nel 2022, il suo non è stato un eccesso di pudore, semplicemente non ha mai voluto suscitare pietismo. Perché questo è il punto: Zverev non vuole che sia il diabete a definirlo.
È questo il messaggio che consegna alle migliaia di giovani che aiuta attraverso la sua Fondazione. Ai genitori, i più frastornati dopo le diagnosi, spiega come i loro figli potranno continuare ad avere una vita attiva. È preoccupante l’aumento in età pediatrica dell’incidenza del diabete, per la cura servono attenzione e costanza quotidiana ma l’aiuto della tecnologia ha sostanzialmente rivoluzionato tutto con il monitoraggio continuo del glucosio, i microinfusori di insulina e le App.
La vittoria (finalmente) del primo titolo Slam di Zverev vale doppio. È la fine di una dannazione personale, è il megafono a non porsi limiti per i sogni degli altri.
(e tanti saluti agli specialisti che quando da adolescente Zverev sognava di impegnarsi a tempo pieno nel tennis, gli avevano detto: lascia perdere, non potrai mai fare sport ad alto livello)
#RolandGarros
Credits 📷 @rolandgarros & @Yahoo
[Tablet, smartphone e AI: il solito eccelso Gianni #Rodari aveva previsto tutto!]
‘La macchina per fare i compiti’
«Un giorno bussa alla nostra porta uno strano tipo: un ometto buffo, vi dico, alto poco più di due fiammiferi.
Ha in spalla una borsa più grande di lui.
- Ho qui delle macchine da vendere, - dice. - Fate vedere - dice il babbo. - Ecco, questa è una macchina per fare i compiti. Si schiaccia il bottoncino rosso per fare i problemi, il bottoncino giallo per svolgere i temi, il bottoncino verde per imparare la geografia. La macchina fa tutto da sola in un minuto. - Compramela, babbo! - dico io. - Va bene, quanto volete? - Non voglio denari - dice l’omino. - Ma non lavorerete mica per pigliare caldo! - No, ma in cambio della macchina non voglio denari. Voglio il cervello del vostro bambino - Ma siete matto? - esclama il babbo. - State a sentire, signore – dice l’omino, sorridendo. - Se i compiti glieli fa la macchina, a che cosa gli serve il cervello? - Comprami la macchina. Babbo! Imploro. - Che cosa ne faccio del cervello? Il babbo mi guarda un poco e poi dice: - Va bene, prendete il suo cervello.
L’omino mi prende il cervello e se lo mette in una borsetta. Com’ero leggero, senza cervello! Tanto leggero che mi metto a volare per la stanza e rischio di volare giù dalla finestra.
- Bisognerà tenerlo in gabbia, adesso - spiega l’ometto. - Ma perché? - domandò il babbo. - Non ha più cervello, ecco perché. Se lo lasciate andare in giro, volerà nei boschi come un uccellino, e in pochi giorni morirà di fame!
Il babbo mi rinchiude in una gabbia, come un canarino.
La gabbia è piccola, stretta, non mi posso muovere.
Le stecche mi stringono, mi stringono tanto che… alla fine mi sveglio spaventato. Meno male che è stato solo un sogno!
Vi assicuro che mi sono subito messo a fare i compiti.»
“Gasparri che fa il giustiziere in Parlamento e poi vota contro il salario minimo”
Zerocalcare replica alle accuse pretestuose di questi giorni come sa fare solo lui.
Recap
#Berrettini#Arnaldi#Cobolli
Con l’assenza di Alcaraz e la sconfitta di Sinner, a Parigi si respira un’aria diversa: quella della presa della Bastiglia.
Lo so, il sogno è sfuggito dalle mani. Eravamo pronti, mancavano solo le scarpe e le chiavi di casa. Vedevamo già Fabio Grosso prendere la rincorsa. Giulio Cesare arrivare in Gallia per farne il parcheggio dell’Esselunga. Questo è il bicchiere mezzo vuoto.
Il bicchiere mezzo pieno è che, per la prima volta in 20 anni, al Roland Garros si è aperta una prateria inesplorata di possibilità. Me li immagino tutti negli spogliatoi come Tom Cruise e Nicole Kidman in Cuori ribelli, disposti alle peggiori botte da orbi per conquistare un pezzo di terra dell’Oklahoma.
E infatti è così.
Quasi tutte le partite arrivano al quinto set, fino a sei ore di sangue, fatica, lacrime e sudore, direbbe Churchill. Oppure Mangiante.
Ammettiamolo: alla vigilia ci saremmo accontentati di vedere Berrettini tutto intero tornare a calcare quei campi dopo anni di incommensurabili sfighe. Invece ha deciso di fare di più: di sentirsi felice.
Contro Comesana lotta per oltre cinque ore, il corpo tiene, la mente pure. Lo sguardo è sempre rivolto all’angolo per trovare gli occhi tenaci di suo fratello Jacopo, che sono pure quelli nostri incollati alla tv. Il primo tie break lo gioca da maestro. Comesana non molla e porta a casa i due set successivi. Al quarto Matteo si ribella al Dio della sconfitta. Il super-tie del quinto è apoteosi. A fine match, con la voce rotta dall’emozione dirà che una vittoria così gli ricorda che forse è bravo. Si commuove lui ma anche noi, Tom Cruise e Fabio Grosso.
In contemporanea Arnaldi gioca un tennis stratosferico contro Collignon. Si affrontano sul campo 14, uno dei più grandi del ground di Parigi. Per capirci, per struttura e atmosfera è la versione Temu del Pietrangeli. E si sente. Senza alcun motivo plausibile un tifo folle è tutto per il belga. Arnaldi ci ricorda che il suo difetto peggiore è giocare palle corte a casaccio e che il suo pregio migliore è giocare palle corte a casaccio. Colangelo sembra aver messo ordine nel caos, ma non troppo. Perché i tennisti come Arnaldi non vanno inamidati ma vanno esaltati, e se un dritto finisce a Bercy, pace. Affronta tutto il match da pirata, Collignon ad un certo punto trova la quadra e le cose si complicano. Matteo serve per il match, ma per un attacco di braccino subisce controbreak, cinque minuti dopo gioca un super tie folle e spregiudicato: arnaldismo in purezza.
Urla lui ma anche noi, Giulio Cesare, Churchill oppure Mangiante.
Non ho scordato quello che inizia per C e finisce per obolli. Fingiamoci morti e lasciamo che si muova zitto zitto quatto quatto col favore delle tenebre.
Dopo 10 ore, 5 tie, otto piaghe da decubito e diverse corde vocali compromesse, capiamo una cosa. Il bicchiere mezzo pieno è che l’aria di Parigi non è quella dell’Oklahoma, ma della Davis.
#tennis #rolandgarros
Recap #SinnerCerundolo
Cinque minuti.
Questo è il tempo che separa la vittoria dalla sconfitta. A Jannik mancava un solo game, all’improvviso si è impallato e abbiamo pensato a un malfunzionamento di Discovery. E invece no. Cosa sia successo dentro di lui non lo sapremo mai. Forse è così che i robot diventeranno umani, ho pensato io: un giovedì si bloccheranno provando cose senza nome.
Per un anno Jannik aveva atteso la chiusura del cerchio, tenendo sul comodino il secchio di caramelle che dopo la finale aveva portato via per dispetto. Le ha scartate una ad una: un punto alla volta, fino a ieri. I romantici dicono che vincere senza Carlos non sarebbe stato lo stesso. Tutti gli altri vorrebbero accecarsi con una penna Bic.
Jannik ha perso. Diciamolo ad alta voce e senza aggettivi. Liberiamoci dalle commemorazioni del caro estinto: ha lasciato prematuramente il Roland Garros, ne danno il triste annuncio il gatto Yeti e il cane Snoopy.
Liberiamoci dalla retorica delle sconfitte pedagogiche, dall’eroismo della sofferenza. Quanto sia eroico patire bisognerebbe chiederlo a Bruce Willis, quella volta che è rimasto a penzoloni sulla facciata del Nakatomi Plaza.
A volte non si impara niente, a volte le cose sono tristi e basta. La morale è una caratteristica delle favole. Lo sport invece ha un privilegio: certe volte può essere solo spietato. È come la natura, che non è buona né cattiva - ma semplicemente è - coi suoi equilibri, i suoi doni e le sue efferatezze. Jannik lo sa da quando è nato: la bellezza delle montagne nasce da qualcosa che si è rotto troppo forte per tornare com’era.
Nella tasca è rimasta una caramella, ma la scarterà a Londra. Per fortuna è così che funziona la natura.
#sinner #janniksinner #tennis #rolandgarros
[Foto 4k Jannik Sinner]