Right now, on the streets of Munich and other cities, people are calling for support for freedom in Iran. We saw it. Ukraine does not share a border with Iran. We’ve never had a conflict of interest with the Iranian regime. But the Iranian Shahed drones they sold to Russia are killing our people and destroying our infrastructure. The Iranian regime has already done – and can still do – more harm than many other regimes could do in a century. And yet this regime still exists. And it hopes to survive everything – even this crisis.
Today, the people of Iran expect from the world what we in Ukraine needed on February 24, when the Russian invasion began – unity, determination, and speed. Of course, speed. Speed in support. And regimes like the one in Iran must not be given time. When they have time, they only kill more. They must be stopped immediately. And this is exactly what should have happened with the Ayatollah – after all the wars his regime unleashed and all the lives it took – and with Putin as well: after the war in Georgia, after Syria, after 2014 and the occupation of Crimea.
Si può criticare María Corina Machado per aver donato la medaglia del premio Nobel a Trump, ma le accuse feroci – di aver perso la dignità e venduto l’onore – sono ingiuste. I critici di Machado, pur non rendendosene conto, sono esattamente come Trump: pensano che l’oro della medaglia sia il riconoscimento del Comitato, non le motivazioni per cui è le stato assegnato. Sono feticisti come Trump.
Machado ha ricevuto il Nobel “per il suo instancabile lavoro nel promuovere i diritti democratici del popolo venezuelano e per la sua lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”. Per venti anni si è battuta per recuperare la libertà economica e i diritti politici nel suo paese, facendo attivismo politico e disobbedienza civile. Ha subìto minacce, persecuzioni giudiziarie, ha vissuto in clandestinità e separata dai figli per proteggerli. Non ha fatto tutto questo per ritirare il premio a Oslo, ma ha vinto quel premio perché ha fatto tutto questo. Per molti accademici il Nobel è l’apice di una carriera, per Machado è solo una tappa per un obiettivo politico più importante, a cui ha dedicato la sua vita: rovesciare il regime fondato da Hugo Chávez e consolidato da Nicolás Maduro, che ora Delcy Rodríguez vuole perpetuare sottomettendosi al “Grande Satana” americano.
Quando Machado ha capito che la vittoria del Nobel poteva farla cadere in antipatia all’unico uomo che può aiutarla a raggiungere lo scopo, non ha esitato a “condividerlo” con lui. Persegue una meta più nobile, non un premio individuale ma una vittoria collettiva: la democrazia per i venezuelani. Nella cessione del premio ha cercato di trovare un precedente storico che rendesse meno ridicola quella scena, rievocando la medaglia con il volto di George Washington che il generale Lafayette donò a Simon Bolívar e che il libertador indossò per il resto della sua vita: “Duecento anni dopo, il popolo di Bolivar restituisce all’erede di Washington una medaglia, in questo caso la medaglia del Premio Nobel per la Pace, come riconoscimento per il suo impegno straordinario a favore della nostra libertà”, ha detto.
Quando nella dedica scrive che il dono è un “simbolo personale di gratitudine a nome del popolo venezuelano”, Machado afferma una verità: realmente Trump, come mostrano i sondaggi, ha consensi altissimi tra i venezuelani per aver catturato il dittatore che li opprimeva. È forse un gesto che nessun altro Nobel avrebbe fatto, ma lei è una leader politica che ha delle responsabilità nei confronti dei venezuelani. Machado sa che per arrivare al traguardo ha bisogno di Trump e che deve necessariamente fare leva sulla sua vanità. La rinuncia alla propria medaglia d’oro non è un gesto disonorevole ma un atto di generosità nei confronti del proprio popolo. Se adulare Trump è un mezzo per ottenere qualcosa, il comportamento di Machado è esattamente opposto a quello di Delcy Rodriguez: la dittatrice ad interim rinuncia ai princìpi “rivoluzionari” del regime per conservare il potere, mentre la leader dell’opposizione rinuncia al riconoscimento per perseguire i suoi princìpi democratici.
Per la transizione democratica Machado ha sacrificato la famiglia, una vita libera, gli amici arrestati e torturati, cose molto più importanti di un pezzo di metallo. Non le costa regalarlo, se serve alla causa. Come ha scritto Paul Krugman, economista che quel premio l’ha vinto, “La medaglia del Nobel è un simbolo dell’onore, non l’onore in sé. Solo uno sciocco vanitoso e insicuro penserebbe che ricattare qualcuno per ottenere la sua medaglia aggiunga prestigio alla sua reputazione”. Il problema è la fragile psicologia di un personaggio patetico come Trump, non la scelta di Machado di mettere gli ideali e gli obiettivi politici del paese avanti a un trofeo. Chi l’accusa, non riconoscendo la differenza tra il significato del premio Nobel e l’oggetto che lo rappresenta, è un feticista della medaglia d’oro. Esattamente come Trump.
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Da fisico a fisico: Rovelli, su Fermi ti sbagli. L’articolo dei chimici Ida e Walter Noddack del 1934, il Nobel del 1938 e una discutibile tesi revisionista. Di Alessio Zaccone
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Immagini Marcella Sullo #GR1@duranduran