In Iran, a student harassed by her university’s morality police over her “improper” hijab didn’t back down. She turned her body into a protest, stripping to her underwear and marching through campus—defying a regime that constantly controls women’s bodies. Her act is a powerful reminder of Iranian women’s fight for freedom. Yes we use our bodies like weapons to fight back a regime that kills women for showing their hair.
This happened at Tehran’s Science and Research University She has since been arrested by the authorities.
Be her voice.
#WomanLifeFreedom
🟥 Dalle pagine di @repubblica, il segretario generale Maurizio Landini boccia l’ipotesi di riapertura del concordato e spiega le ragioni dello sciopero generale del 29 novembre: “Il governo legalizza l’evasione”
L’intervista: https://t.co/PF05dqGuy3
Il giornalista Nicola Porro percula gli studenti manganellati (poveriniiii) affermando che hanno pagato le CONSEGUENZE dell’aver commesso il reato di manifestazione NON AUTORIZZATA (manco la costituzione conosce) e aggiunge che era una manifestazione pro Hamas per cui il governo difende ebrei e SINAGOGHE. Il tutto tra “cazzo” “culo” e “porca mignotta”. La vergogna, proprio.
In una delle nostre ultime telefonate Michela Murgia mi raccontava di un elenco di intellettuali, soprattutto scrittori, non graditi che era stato girato a certi Istituti italiani di cultura in giro per il mondo. La repressione può avere molte forme, può essere la manganellata di un poliziotto adulto addestrato e attrezzato per gravi disordini sociali in faccia a un ragazzino che chiede di fermare la strage in Palestina o può essere un bisbiglio velenoso che comanda senza impartire. La leva dell’autocensura in Italia, oliata dalla naturale propensione di molti verso il potere di turno fa il resto: a volte non c’è bisogno di dire esplicitamente che vi sono categorie di persone con cui si può usare un pugno più duro che con altre. Basta la percezione di una garantita impunità da parte del potere politico maggioritario.
Negli ultimi mesi le strade italiane sono state bloccate da attivisti per il clima e da agricoltori organizzati. Lasciamo perdere le legittime richieste di ognuno, proviamo semplicemente a valutare le reazioni ai blocchi stradali. Gli attivisti per il clima sono stati apostrofati come «gretini», «eco vandali», «eco cretini», «delinquenti» e meritevoli di «essere sbattuti in galera e buttare via la chiave». Tutte queste definizioni sono uscite dalla bocca di importanti rappresentati dei partiti di maggioranza e del governo. Nessuno tra loro si è sognato di definire “agri cretini” i coltivatori che hanno protestato e che stano protestando ancora. Nel primo caso si è puntato il dito sul contestatore tralasciando le ragioni della suo manifestare mentre nel secondo caso le lamentele sono state prese così terribilmente sul serio che anche una statua disarcionata (non sporcata con vernice lavabile, letteralmente mandata in pezzi) in piazza a Bruxelles è passata inosservata nell’indifferenza generale.
Ciò che è preoccupante nelle impattanti operazioni di polizia di questi ultimi mesi è l’omogeneità delle vittime. Sono molti giovani (a quelli di Ultima generazione hanno dedicato perfino un decreto legge contra personam), studenti, afferibili ad ambienti di sinistra o comunque considerati estranei alla parte politica della maggioranza di governo, sono dichiaratamente antifascisti. Il governo più marziale della storia repubblicana e più benevolmente retorico verso le forze dell’ordine (meglio: verso il diritto alla forza che rappresentano) sta riuscendo nella mirabile impresa di aggiungere alla categoria dei “pericolosi” oltre alle storiche donne e bambini che sbarcano sulle nostre coste anche degli eleganti signori che alla borghesissima Prima della Scala urlano «viva l’Italia antifascista», degli studenti che sfilano per la pace, dei cantanti che dicono (come cantano) quello che pensano, dei conduttori televisivi che intervistano, delle donne che lamentano di essere uccise e così via. Di fronte alle immagini di 50 poliziotti bardati per la guerra che malmenano qualche decina di ragazzini con lo zaino in spalla, la questura di Pisa ci ha spiegato che «il corteo non era autorizzato» (come gli agricoltori in mezzo alla strada, come i fascisti alle commemorazioni, del resto) e che «è mancata l’interlocuzione con i rappresentanti dei promotori». La giustificazione è fenomenale: poiché non sapevano con chi parlare hanno menato le mani. E hanno menato le mani perché questo tempo concede la percezione di impunità a chi alza il livello di scontro contro studenti che manifestano per la Palestina, così come contro quelli che manifestano per l’ambiente, così come quelli che manifestano per il diritto al lavoro, così come contro quelli che manifestano per un obiettivo che il governo non condivide.
Qualche giorno fa il ministro all’Interno Matteo Piantedosi – che tra qualche anno senza vergogna ricorderemo come colui che è riuscito a fare peggio del suo maestro Salvini – ha candidamente spiegato che l’identificazione di alcune persone che portavano un fiore in memoria di Navalny nel luogo che commemora Anna Politkovskaja non è «una compressione delle libertà». Il ministro non ci trova nulla di strano che nei registri di Stato si debba tenere conto di chi silenziosamente rende omaggio a una vittima di Putin. Diceva Michela Murgia: «Io penso che questo governo sia fascista. Lo penso dalle scelte, dalle decisioni che sta prendendo. Cioè controllo dei corpi, controllo della libertà personale, discriminazione delle comunità già discriminate che stavano riuscendo a ottenere dei diritti. Una certa impostazione ideologica che inevitabilmente ripercorre cose che abbiamo già visto. Ma voi vi aspettate che il fascismo vi bussi a casa con il fez e la camicia nera e vi dica: “Salve, sono il fascismo, questo è l’olio di ricino”? Non accadrà così».
(il mio abituale editoriale del sabato per @Lettera43)
https://t.co/0tgT5wj5IP
@H4NN1B4L_X@lauraboldrini Quello che è accaduto è la prova della incapacità di questo governo a gestire l'ordine pubblico. Repressione verso giovani pacifistə (molti minorenni) e lassismo verso fascisti (vedi Acca Laurentia) e agricoltori (il blocco stradale non è contestabile se lo fanno loro).
Domani alle 17.00, presidio nei pressi dell'Ambasciata Britannica per chiedere ancora una volta di non estradare #JulianAssange. Il giornalismo non è un crimine!
“Le Camicie nere li inseguivano e li colpivano.Le uccisioni indiscriminate dei civili etiopi sono continuate per tutta la giornata del sabato (#20febbraio ).Alcune delle vittime erano servitori trascinati via dalle case dei propri padroni.”
Il massacro di #AddisAbeba#IanCampbell
Assange è trattato così per lanciare un messaggio a tutti gli altri, perchè quello che ha fatto Wikileaks non si deve più ripetere
Guarda #ilcavalloelatorre con @IaconaRiccardo: https://t.co/xz2Vu7CSUJ
Livelli massimi di smog in Pianura padana: Milano e Bologna da bollino rosso, allarme per la salute dei bambini. L’Italia ha il primato dei morti per inquinamento ma chiede la deroga all’Europa sulla qualità dell’aria
#primapagina#21febbraio
Questa foto risale al 2013. Julian #Assange viveva, come in prigione, nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra. Andai a trovarlo e conobbi un uomo forte ed equilibrato, nonostante le circostanze. Chiedemmo di poter avere una foto insieme, Julian mi guardò e disse, “Non seri però, ché sembriamo sconfitti. Ridiamo, sempre”. Mi strinse, sorridemmo, e quei sorrisi pensavo fossero già una vittoria sulla sorte. Non era così.
In queste ore il mio pensiero non può che tornare forte a Julian Assange che potrebbe essere presto estradato negli Stati Uniti se verrà respinto il suo appello che si discuterà alla Corte Suprema Britannica oggi e domani, 20 e 21 febbraio. Assange si trova nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh a Londra e, se estradato, rischia una pena fino a 175 anni di carcere.
Stella Assange, sua moglie, ha spiegato che «la sua salute sta peggiorando sia dal punto di vista fisico, sia psicologico. La sua vita è a rischio ogni giorno che resta in carcere e, se estradato, morirà».
Morirà perché potrebbe togliersi la vita.
@amnesty nel suo appello, scrive: “La pubblicazione da parte di Wikileaks di documenti rivelati all’organizzazione da altre fonti rientra nella condotta che giornalisti investigativi ed editori possono legalmente tenere nell’ambito della loro attività professionale. Le accuse di spionaggio e di frode informatica contro Assange sono motivate politicamente e violano il diritto alla libertà di espressione. Inoltre, possono avere una ‘grave ricaduta’ sulla libertà dei media a livello globale, spingendo giornalisti ed editori ad autocensurarsi per evitare il rischio di denunce”.
Difendere Julian Assange significa difendere la libertà di informazione, significa difendere la democrazia.
#FreeJulianAssange
#FreeAssangeNow
LA SANITA' PUBBLICA È IN PERICOLO! E l'#autonomiadifferenziata darà il colpo di grazia.
Sul valore della nazione si progetta un Paese più ingiusto.
Per questo la mobilitazione per il diritto di tutti alla salute deve proseguire e diventare di massa!
https://t.co/H0PoYk0ID5
Il sesso senza consenso è stupro. L'appello al ministro della Giustizia per adeguare la legge anche in Italia firmato da oltre 100.000 persone https://t.co/j5juHPtP6u #iolochiedo
Ma quelli che hanno rotto le scatole, anni ed anni, per riprendersi due marò che avevano ucciso due pescatori in India, sono gli stessi che vogliono fare scontare 24 anni, in una lurida prigione di Orban, ad una donna che sembra abbia picchiato due fascistoni ungheresi?
🟥 La nostra rivendicazione ha anche il supporto della Corte Europea: IL DIRITTO ALLE FERIE È INCOMPRIMIBILE! E non può sottostare a problemi organizzativi e di mancanza di personale.
Invitiamo tutti quelli interessati dalla vertenza a contattarci. RIVENDICA I TUOI DIRITTI!