First and foremost a nerd and a Trekker, Luca Mauri is employed as an IT Manager. A Space Exploration enthusiast, avid reader and hobbyist photographer. INTJ
Nel 2024 il primo datore di lavoro tra industria e servizi in Italia è Poste Italiane, con 119.117 dipendenti.
Al secondo posto ci sono le Ferrovie dello Stato, con 96.335 addetti.
Seguono Leonardo (60.468) ed Enel (60.359).
In pratica, le quattro aziende con più dipendenti in Italia sono controllate dallo Stato. Eppure c’è ancora chi va in giro a dire che in Italia c’è “troppo mercato e troppo poco Stato”. Come se il problema fosse l’eccesso di libertà economica e non il peso abnorme di un settore pubblico che, invece di ridursi, continua a occupare posizioni dominanti nell’economia.
Queste aziende non sono piccole realtà marginali. Sono colossi che gestiscono servizi essenziali, ricevono risorse pubbliche e godono di posizioni di quasi monopolio.
Se il primo, secondo, terzo e quarto datore di lavoro sono pubblici o a controllo pubblico, forse il problema non è che lo Stato è troppo piccolo. Forse è che è troppo grande, inefficiente e protetto dalla concorrenza. Ma è più comodo continuare a ripetere che il nemico è il mercato, piuttosto che ammettere che il vero problema è un apparato pubblico ipertrofico che non molla mai la presa.
Al di là del piglio polemico, un articolo ben documentato da leggere. La tesi: gli affitti brevi non sono la causa dello spopolamento del Centro Storico (di Roma).
Condivisibile (correlazione non è causazione).
Causa (e concause) dello spopolamento vanno cercate altrove.
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La notizia di oggi è sicuramente questa.
@Keir_Starmer si dimette.
Se il suo partito e la sua maggioranza non lo seguono più, cade. Il punto politico però è enorme.
@UKLabour aveva appena conquistato una maggioranza gigantesca. Starmer non è stato battuto dagli elettori, né da una sfiducia parlamentare. È stato consumato da due anni di sondaggi feroci, stampa ostile, fronde interne, paura di Reform UK e un clima social diventato velenoso.
Ma sarebbe comodo spiegare tutto con Musk e le fronde che hanno comunque avuto un enorme peso e vi consiglio un pezzo di @a_libutti sulla questione. Starmer era fragile anche dentro casa. L’economia non era un disastro: un po’ di crescita è arrivata, i tassi sono scesi, l’NHS ha iniziato a ridurre le liste d’attesa. Però agli elettori non bastava. Il costo della vita restava alto, la pressione fiscale saliva, la produttività era fiacca, la disoccupazione cresceva e i servizi pubblici restavano malmessi dopo anni di austerità conservatrice. Il suo messaggio era: abbiate pazienza, stiamo rimettendo ordine. Dopo Brexit, Covid, inflazione e caos Tory, molti britannici non avevano più pazienza.
Sul welfare si è fatto male da solo: ha provato a tagliare una spesa esplosa, poi ha fatto marcia indietro davanti alla rivolta dei suoi deputati. Così ha irritato la sinistra Labour senza convincere chi chiedeva disciplina fiscale. Sulla sanità aveva qualche risultato vero, ma parziale: le liste scendevano, però restavano enormi. Troppo poco per vendere al Paese la storia della svolta.
Dentro questo quadro sono arrivate ingerenze esterne pesanti. Elon Musk, miliardario straniero e proprietario di X, ha usato la sua piattaforma per entrare nella politica britannica. Ha accusato Starmer di complicità nello scandalo delle grooming gangs e ha rilanciato una narrazione brutale: Starmer come simbolo dello Stato che copre gli stupri.
Gli abusi ci sono stati. Le vittime ci sono state. I fallimenti istituzionali ci sono stati. Ma trasformare tutto in “Starmer complice” è propaganda, non analisi. Da capo della procura, Starmer ha rivendicato di aver riaperto casi chiusi e cambiato l’approccio della procura proprio su quei reati.
Qui entra Tommy Robinson, cioè Stephen Yaxley-Lennon. Robinson è uno degli agitatori anti-Islam e anti-immigrazione più noti del Regno Unito. Musk lo ha difeso e rilanciato; Robinson ha anche detto che Musk gli ha finanziato la difesa legale. Quando il proprietario di X spinge accuse tossiche contro il premier britannico e nello stesso tempo benedice figure come Robinson, il problema democratico esiste.
Ora arriverà Andy Burnham, il “King of the North”. Ex ministro Labour, poi sindaco della Greater Manchester, si è costruito come anti-Starmer: più popolare, più diretto, meno tecnocratico, radicato nel Nord inglese. Il suo marchio è il “Manchesterism”: meno Londra, più poteri locali, trasporti pubblici, casa, industria, servizi essenziali. Lui lo chiama “business-friendly socialism”: più intervento pubblico senza tornare al corbynismo puro.
Molte idee, pochi numeri. Vuole più Stato e più investimenti, ma promette prudenza fiscale. Vuole una linea più dura sull’immigrazione illegale, ma anche vie legali. Era europeista, parlava perfino di rientro nell’UE “nel corso della sua vita”, ma oggi dice che non è la priorità.
Per l’Europa il rischio è concreto. Starmer era stabile su Ucraina, difesa europea e riavvicinamento con l’UE. Burnham potrebbe esserlo, ma deve ancora dimostrarlo. Intanto il Regno Unito cambia il settimo primo ministro in dieci anni. La politica britannica ha seri problemi. E chi vive di instabilità, da Farage a Putin, oggi ha un motivo per sorridere.
Mio art @LaStampa
Allora il prossimo esponente politico che propone un aumento di tasse ci deve spiegare perché quando è stato al governo (perché tutti oramai ci sono stati…) non ha messo mano alla composizione del fisco che è squilibrata e non incoraggia la crescita
Lele, il fenomeno che citi è reale ma la causa è girata al contrario.
Non è che "l'acqua è troppo calda per raffreddare i reattori": il reattore si raffredda benissimo anche con acqua di presa più calda, quello non è il problema, il limite è amministrativo e ambientale, non tecnico perché non puoi ributtare nel fiume acqua sopra una certa soglia, perché cuoceresti pesci ed ecosistema.
Inoltre, dipende da come è raffreddato l'impianto. I reattori a circuito aperto, che pescano e riscaricano direttamente nel fiume, sono i più esposti. Quelli con torri di raffreddamento a circuito chiuso ne risentono molto meno perché di acqua calda ne restituiscono una frazione.
Quindi sì, qualche taglio d'estate c'è stato e a giugno 2025 quasi tutti i siti francesi hanno ridotto, e i prezzi sono saliti. Ma è un vincolo noto, stagionale e gestibile, che pesa sul margine, non sulla tenuta del sistema.
Starmer si dimette. Ci sarà chi applaude, e chi - come chi scrive - lo ritiene un colpo alla democrazia. Perché un leader democraticamente eletto, con una maggioranza di oltre 400 deputati, forzato a dimettersi dopo 2 anni, sotto i colpi di un'operazione mediatica, interferenze estere, e l'opera di fronde interne minoritarie non è un buon segno per la democrazia.
E non è un buon segno per l'Occidente e per l'Europa. Non lo è perché segna un precedente. Perché quello che è stato fatto a Starmer potrà essere fatto ad altri leader europei. Nelle stesse modalità: usare i media per prefabbricare impopolarità, creare il panico tra le file interne, e spingere a rimpiazzare un leader basandosi non sulle politiche, i risultati, o una maggioranza stratosferica, ma su sondaggi influenzati da algoritmi.
Non è un buon giorno, lo ripeto, per l'Europa perché la sicurezza europea passa anche da qui e non c'è niente, ma proprio niente da guadagnare dall'instabilità del Regno Unito .
Vorrei solo ricordare che un paio di genietti incompresi che "fanno i conti" (e che conti!) per i fantasiosi sostenitori del 100% rinnovabile, ipotizzano che in Italia:
1) un impianto fotovoltaico con tracking arriverà presto a costare 280 €/kW. Se è così l'energia da esso prodotta potrebbe essere tranquillamente remunerata a 12-13 €/MWh. Altro che 60-70 del FerX transitorio...
2) un impianto eolico onshore arriverà presto a costare 960 €/kW. Ma soprattutto che sia possibile installarne a questo costo ben 200 GW con capacity factor medio del 35% (3070 ore all'anno alla potenza nominale equivalente) 😳. Giusto per avere un riferimento, nel 2025 i 13 GW già installati in Italia hanno prodotto con capacity factor del 19%. E uno dei migliori siti proposti per un impianto eolico offshore galleggiante, al largo delle Egadi, lavorerà -sulla carta- con capacity factor del 32%. 200 GW con CF 35%, per di più costruiti a 960 €/KW, sarebbero lautamente remunerati a 25 €/MWh... parlatevi cacchio, così non fate fare ad @AnevEolico la figuraccia di chiedere al min @GPichetto tariffa da 90 €/MWh, quasi il quadruplo.
E soprattutto, genietti incompresi, "usciteli" sti 2 milioni di ettari (20 mila km2, una volta e mezza la superficie della campania) dove dite che in Italia si possono installare 200 GW eolici a 3060 ore l'anno... non siate timidi!
Poi, sempre loro, ipotizzano che un impianto nucleare costi 6200 €/kW, lavori con capacity factor limitato dalla priorità di dispacciamento di solare ed eolico, e per questo ammortizzato al tasso dell'8% (contro il 4 e 5 di solare ed eolico)... e hanno pure la faccia tosta di scrivere che "così il nucleare non trova spazio".
Negli articoli scientifici di solito si conclude "come volevasi dimostrare": qui mi pare più appropriato un bel "Grazia, Graziella e... "
Caro Ministro Pichetto, barra dritta: con costi così bassi, vadano a mercato.
E intanto lavoriamo sodo per introdurre al più presto nel nostro mix "IL PEZZO MANCANTE"... il vero game changer!
@chiccotesta
Holy Sh*t: that changes the whole Fable 5 story completely:
On June 11, the very same day Amazon reportedly uncovered the jailbreak, “Mythos” allegedly breached almost all classified systems belonging to the NSA and U.S. Cyber Command, not over the course of weeks, but within hours.
"On June 11th Mark Warner, the vice-chair of the Senate Intelligence Committee, said that General Joshua Rudd, who leads the National Security Agency and the Pentagon’s Cyber Command, had told him that Mythos “broke into almost all of our classified systems, not in weeks, but in hours”."
Via Economist
In Italia sono stati richiesti 69 GW di data center da collegare alla rete.
Il picco di consumo dell'intero Paese è sotto i 60 GW.
Le sole richieste superano il fabbisogno di tutta l'Italia. Eppure Terna stima che se ne costruiranno appena 2-3.
Il problema non è il cemento. È la rete elettrica.
Visto che propagandi la tua straordinaria professionalità, mi dici se scrivendo roba tipo “il tribunale ha stabilito che lo Stretto di Kerch e il Mar d'Azov devono essere considerati acque interne, confermando la giurisdizione russa su tali aree” ritieni di aver informato correttamente i lettori, sapendo che la sentenza stabilisce invece che le acque sono interne, ma CONDIVISE?
Mi dici se riportando che la Corte ha ritenuto “infondate le preoccupazioni ucraine circa gli ostacoli alla navigazione” frapposti dai russi o che “il collegio arbitrale ha respinto anche le pretese ucraine relative allo sfruttamento delle risorse naturali, negando a Kiev il controllo sulle attività estrattive e sulle riserve ittiche presenti in quelle acque” hai reso un servizio corretto sul piano deontologico, nonostante i giudici si siano in realtà dichiarati incompetenti a sentenziare sull’argomento proprio perché si trattava di acque interne e non di un tratto internazionale?
Ti pare normale scrivere che “la Corte ha negato che l'integrazione delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhia e Kherson, avvenuta negli ultimi anni, rappresenti una violazione del diritto internazionale in questo contesto marittimo”, invece che scrivere che la sentenza si riferisce alla situazione del 2016 (quando è stato aperto il procedimento), cioè prima che avvenissero quelle annessioni, e che quel tribunale non è comunque competente a decidere in merito a questioni territoriali?
Ti sembra corretto riportare che anche l’Ucraina è venuta meno ai suoi doveri, mettendo sullo stesso piano Mosca e Kyiv, quando nel dispositivo della sentenza la violazione dell’articolo 123 (obbligo di cooperazione) viene imputata esclusivamente alla Russia e sempre solo alla Russia viene addossata la responsabilità di aver violato gli artt. 206, 205, 192 e 194 della Convenzione, relativamente a valutazioni di impatto ambientale condotte in modo inadeguato per il ponte, i cavi e i gasdotti del Kerch?
Continua a sbandierare pure la tua professionalità, se preferisci, ma dimmi, se ne hai il coraggio, che leggendo il tuo articolo il lettore ottiene un’informazione corretta, anziché una pessima manipolazione. Attendo fiducioso.
Non è chiaro su quali basi @lucatelese sostenga quanto scritto qui sotto. È il classico errore che si commette quando non si verifica la fonte primaria e ci si affida a ricostruzioni di seconda mano. Di seguito l’intervista a Costa, che afferma testualmente: L’UE non è, e non /1
La Svezia seleziona l’SMR di Rolls Royce per tre nuove unità presso la centrale nucleare di Ringhals, potenza totale 1410 MW.
Meno male che non esistevano, sti SMR.
Figuriamoci se esistessero.
https://t.co/oNh3ujpOuH
Mio art @LaStampa
Per ridimensionare Vannacci, Meloni dovrebbe dire: “non credetegli. In economia ho fatto le stesse promesse. Poi, non le ho mantenute”. “E, per fortuna”, dovrebbe aggiungere, visto che la “stabilità” deriva dal non aver attuato ciò che era stato annunciato.
An insightful analysis of why Martin Gero's Stargate revival may have been exactly the kind of franchise Amazon @PrimeVideo needs. Please set aside some time to read (and perhaps share) this excellent piece by Laurence Moroney.
https://t.co/4O1MMugD9h
🧵 Piergiorgio Odifreddi (@pigiodi) è una di quelle persone che sull'Ucraina hanno rovinato la propria reputazione e perso ogni briciolo di credibilità, ed oserei dire dignità, agli occhi di molti che in precedenza le stimavano.
Così come Travaglio e tanti altri.
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Nel giorno del suo ottantesimo compleanno Trump ha chiuso l’accordo con l’Iran. La firma ufficiale arriva il 19 giugno in Svizzera, ma la sostanza è già tutta lì. Una resa. Una delle peggiori sconfitte militari americane dai tempi del Vietnam.
Ha attaccato il 28 febbraio, operazione Epic Fury. Ha bruciato decine di miliardi, si è messo contro il Congresso.
La situazione non è solo tornata a prima della guerra. È peggiorata. Gli Stati Uniti tolgono il blocco navale, ritirano le forze dall’area, sospendono le sanzioni sul petrolio iraniano, sbloccano venticinque miliardi di beni congelati e si impegnano a presentare piani di ricostruzione per l’Iran da almeno trecento miliardi. Le riparazioni le paga chi una guerra la perde. Qui le paga chi l’ha cominciata.
Il regime di Teheran ne esce più forte e più ricco. Fine delle sanzioni, petrolio che torna sul mercato, fondi liberati, soldi americani per ricostruire. Il governo iraniano incassa pure il consenso interno: ha retto l’urto e ha portato a casa tutto.
Il confronto con Obama è impietoso. Nel 2015 chiuse un accordo nucleare senza sparare un colpo, senza un morto, senza umiliare nessuno. Ottenne dall’Iran molto di più, tetti veri all’arricchimento e ispezioni. Teheran accettò. Questo fa un politico serio. Le cose le fai per bene, non le fai esplodere per poi firmare la pace dei vinti.
L’unico che esce peggio di Trump da questa storia è Putin. Lo stretto di Hormuz riapre, gli Emirati Arabi Uniti dal primo maggio sono fuori dall’OPEC, il cartello ha perso disciplina e forza per reggere i prezzi. Adesso ci si mette anche il petrolio iraniano che rientra sul mercato. Il greggio è destinato a scendere in fretta. L’ultima entrata vera con cui Putin tiene in piedi l’economia russa sta per valere molto meno. Il punto di collasso si avvicina.
Google hid a fully working flight simulator inside Google Earth back in 2007 and never told anyone.
You unlocked it with a secret keystroke: Ctrl+Alt+A. No menu, no announcement. One user stumbled onto it, the combo spread, and it got popular enough that Google made it official the next year. Two planes, an F-16 and a Cirrus SR22, flying over real satellite imagery of the entire planet.
Then it stayed locked inside the downloadable desktop app for 18 years. The browser version was a stripped-down viewer that couldn't run it. Today that changed.
Here is the part that makes it impressive. A flight simulator is the single hardest thing you can ask a 3D map to do. Panning is easy, the software has all the time it wants to load the terrain ahead of you. Flying low and fast strips that away, forcing it to fetch, decompress, and render the world faster than you are crossing it. The hardest possible job for every part of the system at once.
So "just for fun" is carrying a lot of weight in that sentence. Getting this to run in a browser tab is the cleanest proof that the web version finally matches what used to need a desktop app.
The toy is the benchmark.