🗣️ "Quando il colpevole prescinde dalla colpa, la verità ha già ceduto il posto alla persecuzione. Dovrebbe inquietare l'intensità, la mole, la persistenza, dell'accanimento nei confronti di Sigfrido Ranucci che non arretra nemmeno difronte alle valutazioni dei magistrati. Una damnatio in vita che si nutre di falsità e di male coscienze, e di novelli inquisitori che quotidianamente per un istante di visibilità amplificano e aggiungono a furor di penna o di racconto un atto inedito e persino mendace al teatro dell'assurdo. La Rai di fronte a questo horror vacui accusatorio dovrebbe tutelare Ranucci per proteggere se stessa e la missione democratica di cui ogni giornalista è espressione". Così Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci.
📸 ANSA / GIUSEPPE LAMI
Grazie al cielo hanno seppellito il woke, che in Italia nessuno ha mai visto, e da quando Giuseppe Conte ha scritto a Repubblica che sarebbe “una sorta di religione morale autoreferenziale” mi sento autorizzato anch’io alla schiettezza, e ne approfitto. Eccola qui, la convinzione: sotto i panegirici sulla libertà di espressione e sul “non si può più dire niente” c’è dell’altro. E non è nemmeno ben nascosto.
Sono convinto che questa manfrina serva ai razzisti per dichiararsi finalmente razzisti. Poveretti, per anni hanno vissuto la propria bestialità come una malattia, una stortura da tenere in cantina, e per un razzista non esiste niente di più liberatorio che fare schifo in pubblico, meglio ancora se ha l’illusione di un partito che lo rappresenta, tipo quello di Roberto Vannacci, che il piano di remigrazione se lo è scritto in programma in 22 punti, dentro quella che chiama emergenza nazionale.
Sono convinto che serva agli scarsi per vomitare l’invidia. Ho letto una giornalista prendersela con la scrittura di Michela Murgia in un post senza italiano corretto, e Murgia è morta da tre anni, ma chi se ne frega, tanto il woke l’abbiamo ammazzato. Sono convinto che serva ai riformisti per sculettare a destra come sognavano da sempre, ai criptocattolici per fare pure loro i pasdaran, ai vigliacchi per sentirsi eroi, agli oppressori per trovare fragili nuovi da opprimere, ai privilegiati per additare gli oppressi come falliti.
Insomma, serve alle bestie per essere più bestiali, ed è l’unico servizio di questa estate. Contenti voi, oh, contenti tutti.
Buon mercoledì.
(il mio #buongiorno per @left_rivista)
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Questa è per te, stupidina... che hai sbattuto i tuoi figli al nido, all'asilo, al campo estivo, dai nonni e a volte anche dall'amica gattara se eri proprio disperata, quando invece potevi tranquillamente portarli al lavoro
#meloni#scollamento_dalla_realtà
"Guardate questo scatto e convincetevi che conciliare maternità e professione sia un gioco da ragazzi":
l’ennesima favola raccontata da Giorgia Meloni.
Facciamo un rapido esperimento sociale. Lunedì mattina, tutte a lavoro con i propri
figli.
Sei una cassiera al supermercato? Posiziona il passeggino accanto alla cassa.
Fai i turni in ospedale? Portalo tra i letti del reparto.
Lavori alla catena di montaggio? Trova un angolino sicuro in fabbrica.
Perché quella non è la vita delle lavoratrici normali, ma il privilegio concesso alla Presidente del Consiglio.
Lei sale sui voli di Stato con la figlia a carico e poi si erge a testimonial dell’emancipazione femminile.
Che maestosa lezione per il Paese!
E tu sei ancora lì a disperarti tra graduatorie bloccate, liste d'attesa interminabili, rette d'oro e nonni usati come ammortizzatore sociale?
Evidentemente sei solo una disfattista che si piange addosso.
Perché nella narrazione dell’Italia della "madre cristiana", la rete dei servizi brilla: un posto al nido pubblico garantito per appena tre bambini su dieci.
Un traguardo memorabile!
Per il restante 70%? Soluzione a portata di mano: gli utilissimi asili privati.
Un dettaglio da poche centinaia di euro al mese. Che vuoi che sia per chi percepisce stipendi da capogiro?
Un po' meno banale, magari, per chi ne guadagna 1000/1200 euro al mese.
Quella foto non celebra il riscatto delle donne.
Smaschera semplicemente la disparità: chi possiede risorse, coperture e potere vive in un altro mondo. È
la classica logica del Marchese del Grillo riadattata a uso e consumo dei social network.
Nel frattempo, la cruda realtà racconta di decine di migliaia di madri che ogni anno sono costrette a rassegnare le dimissioni perché schiacciate dall'assenza totale di sostegni.
Non è stata una loro scelta: sono state messe con le spalle al muro.
Il dovere di chi guida un Paese non è ostentare quanto sia agevole fare la madre quando si ha la strada spianata.
È azzerare gli ostacoli per chi non ha le stesse tutele.
Altrimenti non parliamo di conquiste femminili, ma di puro ed esibito privilegio.
Intercettato dai cronisti, che in questa storia è il verbo giusto, Matteo Salvini ieri ha spiegato che Sigfrido Ranucci dovrebbe prendersi una pausa. Il denaro pubblico degli italiani, dice, non deve più finanziare qualcuno coinvolto in una vicenda “oscura e preoccupante”. Coinvolto: il giornalista al quale hanno fatto esplodere un ordigno sotto casa e che per la gip è la vittima manipolata da Valter Lavitola, arrestato lunedì come presunto mandante. Non c’è nessun elemento di accordo fra i due, sta scritto nell’ordinanza. E la testa che si chiede è quella del destinatario della bomba.
Del resto sulle pause Salvini avrebbe parecchio da raccontare. Ha attraversato quelli che lui stesso ha chiamato “cinque anni di processo” per sequestro di persona restando vicepremier, ministro e stipendiato dagli italiani, e ci mancherebbe: la presunzione d’innocenza vale anche per lui. Nel 1999 una condanna a trenta giorni (con la condizionale) per oltraggio a pubblico ufficiale se l’era già presa, uova contro Massimo D’Alema e qualche divisa sporcata. Nemmeno allora gli venne in mente di fermarsi.
Intanto, però, il Ponte sullo Stretto è fermo dalla bocciatura della Corte dei conti dell’ottobre 2025. Le ruspe, ferme. In aula ha rivendicato il 77,7% di puntualità sull’alta velocità, poi l’Osservatorio sui conti pubblici italiani della Cattolica ha contato tutti i ritardi e la puntualità vera è scesa fra il 63 e il 66%. Uno su tre arriva tardi. Il Po a Cremona è a 8,40 metri sotto lo zero idrometrico, e lui ha trovato il tempo di cimentarsi nel palinsesto di Rai3.
Un compito che – almeno quello – consegna in orario. La pausa di Ranucci l’aveva già messa sul tavolo l’8 luglio Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai: Report nel palinsesto c’è, poi magari lo conduce Giorgio Mottola o un altro. Salvini ha solo alzato il volume, e con la Lega al 4,9% contro il 7,6 di Roberto Vannacci nel sondaggio YouTrend per Sky Tg24, il volume è l’unica cosa che gli resta.
A proposito: ieri Salvini parlava dal cantiere della stazione Pigneto, a Roma. Doveva aprire a giugno, ad aprile l’hanno spostata a fine dicembre. Una fermata dei treni slittata di sei mesi, e lui intanto pensa a chi deve condurre Report.
(il mio editoriale per @LaNotiziaTweet in edicola)
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A che titolo il vicepresidente del consiglio Salvini chiede la sospensione di Ranucci, vittima di un grave attentato, da Report? È l’ennesima ingerenza del governo Meloni nella gestione della tv pubblica, che è già priva di controllo parlamentare e di una presidenza di garanzia.
“Silvio costruì un’Italia immaginaria, per interesse privato e sciagura pubblica, spostando con la televisione il confine tra fatto e racconto. Giorgia, con social e smartphone, rende portabili le menzogne”.
Pino Corrias sul Fatto Quotidiano
La riflessione di Alice De André, nipote di Fabrizio su ciò che è successo ieri all'Agnata. La sua emozione e le sue parole sono più efficaci di qualsiasi commento. Per questo ripubblico il suo reel. #marellagiovannelli@alicedeandre#agnata#salvini
Il mistero Guccini
Molti cantano le sue canzoni senza capirle davvero, senza cogliere le citazioni, i riferimenti, il senso, magari senza condividerne i valori. Ma le cantano, e le canteranno
https://t.co/UMnxcwwtqX
Ecco il discorso che il cardinale Zuppi ha pronunciato alle esequie di Guccini
Il cardinale arcivescovo di Bologna ha recitato una preghiera di benedizione al termine delle esequie private del cantautore a Pavana
Qui il testo completo
https://t.co/3yiv4waiZB
Giovanni De Stefano scrive un pezzo straordinario.
Di musica, di vita e di pensiero.
Il testo lungo. Quello delle canzoni di Francesco Guccini e di questo articolo eccezionale che ce lo racconta in modo mirabile.
https://t.co/B2GkvRjDE7
https://t.co/rYvqiFWbYH In giorni dove si assiste al tentativo di spiegare #Guccini attraverso la sua adesione o meno ai partiti (e lo dice uno che ne ama la storia) questa è la cosa più profonda che ho letto sul perché sia entrato nella storia personale di tantissimi
«Le domande non sono mai riuscita a fartele tutte. Il più grande regalo che mi hai fatto è sapere dove andare a cercare. Oppure non smettere mai di porsele, quelle domande, senza avere per forza una risposta. È questo che volevi insegnarmi?».
Sono le parole con cui Teresa Guccini ha ricordato il padre Francesco durante il funerale laico. La figlia del cantautore e scrittore ha alternato ricordi della quotidianità a riflessioni più intime, concludendo il suo saluto con un semplice: «Buon viaggio, babbo».
#LaStampa #FrancescoGuccini
Se volessimo fare un torto a Francesco Guccini, scomparso oggi a Pavana, ma un torto mortale, basterebbe arruolarlo: sotto una bandiera culturale, una fede politica, un credo religioso. Insomma “battezzarlo” a forza, senza chiedergli il permesso ma soltanto esibendo qualche fragile pretesto. Vale in particolar modo per i cattolici, perché gli incroci, i rimandi, le citazioni, se ben orchestrati con satanica astuzia, ci sarebbero. Guccini nasce e muore coerente: un anarchico aperto al mistero, un agnostico con le ali, un amico di chiunque si dimostri intelligente, libero, privo di pregiudizi. Nemico tanto del bigottismo iper-devoto e del clericalismo, quanto del materialismo ottuso, Guccini era un uomo, un cantautore, uno scrittore, un intellettuale impossibile da incasellare. Certo, nell’incrociare le persone e le cose della Chiesa aveva le sue preferenze. Tutto comincia forse a Bologna nell’incontro con padre Michele Casali, domenicano robusto di corpo e di idee («Mi sembra Nero Wolfe», diceva di lui Guccini), scomparso nel 2004, animatore indimenticato dei “Martedì” di San Domenico. Chi non conobbe, e chi non passò dalle sue parti? Vi transitò anche un certo arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla…
https://t.co/510ubczRF3
Quando Meloni venne attaccata da Trump, il premier spagnolo Sanchez fu il primo ad esprimerle pubblica solidarietà.
Quando Sanchez nei giorni scorsi ha dovuto affrontare un problema, Meloni è stata la prima ad attaccarlo.
Meloni è questa roba qua.