Travaglio continua a riversare una quantità di cattiveria e di odio nei confronti dell’Ucraina che è difficile spiegare solo come una posizione giornalistica. “Ci siamo svenati”! Ma come si fa a dire una cosa del genere, non solo perché non è vero, ma di fronte a un popolo europeo che è stato svenato fuor di metafore!?
A seguito dell’intervento del senatore Alfieri durante l’audizione con l’ambasciatore 🇺🇦, ho deciso di approfondire un tema ricorrente nel dibattito pubblico italiano: l’idea che la pace possa essere raggiunta attraverso la cessione di territori alla Russia.
Oggi su @ilfoglio_it
Sentendo Conte a @InOndaLa7, ditemi: quale sarebbe la differenza tra lui e Vannacci sulla questione ucraina?
Oppure, nel pieno di una guerra in Europa, gli elettori dovrebbero scommettere sull’opportunismo di Conte, come suggeriscono alcuni sostenitori del @pdnetwork, convinti/1
Mosca, 12.12.2025: Terzo Congresso del MIR
Tra i partecipanti: il vice ministro degli Esteri russo e presidente della Russkiy Mir Alexander Alimov, il vicepresidente della Duma di Stato Pyotr Tolstoy, Konstantin Malofeev, il presidente dell’Executive Bureau del MIR Waldemar Herdt (ex deputato AfD), Alexander Dugin, il rappresentante italiano del MIR Eliseo Bertolasi e… Pietro Stramezzi.
Gli ultimi due, oggi, sono nel partito di Vannacci: Национальное будущее 🇷🇺
Fonti sull’evento: https://t.co/z0lzMsFFYM - https://t.co/gAuRM07nhC
Signori, state facendo a Vannacci quelli che avete fatto a Salvini ai tempi del governo Conte 1. All’epoca lo avevate portato al 32% (nei sondaggi, per fortuna).
Vannacci va combattuto col silenzio, altrimenti si fa il suo gioco. (segue)
Luca, mesi fa quando dicevi questa cosa era una sciocchezza. Non una profezia. Una sciocchezza.
Perché allora l’Ucraina era ancora tenuta al guinzaglio dagli Stati Uniti e dagli alleati: armi col contagocce, limiti su limiti, divieti su divieti, paura perfino di farle colpire le basi da cui partivano i missili russi.
In un mondo normale, dopo un mese di massacri, ci sarebbe stata una difesa attiva seria: copertura aerea, protezione delle città, risposta sugli obiettivi militari dell’aggressore. Invece no. Da anni lasciamo massacrare donne, bambini e civili ucraini, mentre in televisione si liscia il pelo a Putin e si chiama “prudenza” la codardia.
Da allora è successo tutto quello che fingete di non vedere.
Ci sono stati tentativi diplomatici. Falliti.
Ci sono state proposte di cessate il fuoco. Respinte o svuotate da Mosca.
Ci sono stati bombardamenti russi continui su città, centrali, ospedali, case, infrastrutture civili.
Ci sono state richieste russe sempre uguali: territori, neutralità imposta, Ucraina disarmata, cioè resa.
Nel frattempo l’Ucraina ha iniziato, finalmente, a colpire dentro la Russia obiettivi energetici, logistici, militari e industriali legati alla macchina bellica russa. Non perché Zelensky “vuole allargare la guerra”, ma perché la guerra l’ha già allargata Putin quando ha deciso che Kyiv, Kharkiv, Odesa e Sumy potevano essere bombardate ogni settimana.
Quindi ora, di grazia, dopo averlo chiesto anche alla tua cara collega @geascanca, che l’ha buttata in caciara perché argomenti non ne aveva, ce lo spieghi tu.
Cosa dovrebbe fare una nazione invasa da un despota sanguinario che non vuole nessuna pace, se non la capitolazione?
Aspettare il prossimo missile su una scuola?
Continuare a morire composta, per non disturbare i talk show italiani?
Colpire solo dove Putin concede il permesso?
Il punto è tutto qui: per voi la Russia può bombardare l’Ucraina per anni, ma se l’Ucraina prova a colpire la macchina che la massacra allora “espande il conflitto”.
Comodo pacifismo. Sempre col culo degli altri.
Contrariamente a quanto raccontano Travaglio e Di Battista, nel Donbas non ci fu alcuna insurrezione popolare spontanea contro il governo ucraino.
I cosiddetti “separatisti russofoni” del Donbas non furono un movimento autonomo nato dal basso, ma parte di una vasta operazione orchestrata dal Cremlino per mascherare una vera e propria invasione militare: paramilitari, mercenari russi, armi, mezzi corazzati e finanziamenti provenienti da Mosca.
Il video qui sotto mostra l’assalto alla sede dell’Amministrazione regionale di Luhansk, avvenuto il 29 aprile 2014 da parte di gruppi paramilitari russi.
Tra aprile e agosto 2014, decine di migliaia di uomini armati entrarono nel Donbas, sostenuti e organizzati dalla Russia. Molti di questi estremisti e mercenari confluiranno poi anche nell’universo Wagner.
Quando, nell’agosto 2014, l’esercito ucraino stava per riprendere il controllo della regione, Mosca fece intervenire direttamente l’esercito regolare russo.
L’invasione russa dell’Ucraina e i crimini commessi dalla Russia non sono iniziati nel 2022: sono iniziati nel 2014.
Luca e Paolo cantano “Siamo filorussi”.
Una presa in giro di quelli che, davanti a invasioni, deportazioni e massacri, hanno scelto di trasformarsi in propagandisti del Cremlino.
Questa è la scena finale di Loveless (Нелюбовь), film del regista russo Andrey Zvyagintsev, premiato a Cannes nel 2017.
È una scena durissima, che dice molto più di quanto sembri.
Una coppia guarda la televisione con totale distacco emotivo. Sullo schermo scorrono le notizie della propaganda del Cremlino: “nazisti ucraini”, “vittime del Donbas”, e tutto il repertorio di menzogne costruito per giustificare l’aggressione russa.
Ma il punto non è solo la propaganda. Il punto è il vuoto.
Zvyagintsev mostra una società anestetizzata, zombificata, incapace di provare empatia, senso di colpa, responsabilità. Una società materialista, senza etica, senza morale, senza compassione. Una società che ha perso il contatto con la verità e con l’umanità.
Nel film, madre e padre inseguono i propri piaceri, le proprie ambizioni, la propria vita comoda. Il figlio dodicenne diventa un peso. Un ostacolo. Qualcosa di cui liberarsi emotivamente prima ancora che fisicamente.
Quel bambino scappa da una casa senza amore. E verrà ritrovato morto.
Questa è la metafora più terribile: quando una società smette di amare, smette anche di vedere. Non vede più i figli. Non vede più le vittime. Non vede più i crimini. Non vede più la verità.
È la Russia che accetta, passiva e inebetita, i crimini del proprio Stato.
Ma è anche l’Italia di chi, dopo anni di guerra e anni di invasione russa, continua a ripetere la propaganda del Cremlino: “i nazisti ucraini”, “la NATO guerrafondaia”, “Zelensky provocatore”, “la CIA”, “l’Europa bellicista”, “gli ucraini mandati a morire”.
Cambiano i canali, ma il meccanismo è lo stesso. Non serve Russia 1: bastano certi talk show, certi opinionisti, certi post sui social. E tutti lì ad ascoltare, a ripetere, a giustificare.
Ci sono quelli che dicono: “Siamo con l’Ucraina, però Zelensky è un guerrafondaio”. Oppure: “Siamo cristiani, dobbiamo dire no alle armi”.
No. Non è pacifismo. È indifferenza mascherata da morale.
Perché se un popolo viene aggredito, deportato, bombardato, stuprato, massacrato, e tu gli neghi il diritto di difendersi, non stai scegliendo la pace. Stai scegliendo la resa della vittima.
E lo fai perché aiutare l’Ucraina costa. Pesa. Comporta rischi. Disturba la tua comodità.
Proprio come in Loveless, dove il figlio è un peso che minaccia la vita materiale dei genitori.
Questa è la tragedia dei falsi pacifisti: credono di essere morali, ma in realtà hanno solo paura di perdere il proprio benessere. Parlano di pace, ma non sentono il dolore degli altri. Parlano di cristianesimo, ma ignorano l’ingiustizia. Parlano di equilibrio, ma finiscono per assolvere l’aggressore.
Dopo tutti questi anni di guerra, chi ancora rifiuta di aiutare l’Ucraina non lo fa per amore della pace. Lo fa perché, in fondo, ha accettato almeno una parte della narrazione di Putin.
E se davanti a un popolo aggredito, deportato, bombardato e massacrato la vostra unica preoccupazione è non essere disturbati, allora non siete pacifisti, non siete cristiani. Siete solo spettatori comodi del dolore altrui.
Come la coppia di Loveless, guardate la tragedia sullo schermo senza sentire nulla. Finché non vi riguarda, finché non entra nella vostra casa, finché non tocca il vostro letto caldo e la vostra vita ordinata, potete ignorarla.
Ma il prezzo dell’indifferenza arriva sempre.
E quando vi sveglierete, forse vi accorgerete che ciò che avete lasciato morire non era solo l’Ucraina.
Era la vostra coscienza.
Un vivace confronto con il rappresentante di Meta che cercava di spiegare come l'Europa dovrebbe assomigliare agli Stati Uniti di Trump per essere un posto più giusto più democratico.
ULTIM'ORA: Presa dalla polizia la sede centrale di #Ankara del maggior partito d'opposizione in #Turchia. Fate girare per favore! È come un colpo di stato, è in corso il tentativo di annientamento dell'opposizione in Turchia.
@RadioRadicale
Questo accade in Ucraina. Pensiamo che non sia rilevante per noi. Eppure coloro che compiono questi atti criminali hanno lanciato quattromila attacchi ibridi contro di noi e interferito in tutti i processi democratici dalla Brexit in poi. Eppure ogni sera in TV, troviamo il modo di giustificarli e di ospitare propagandisti pagati e non. La Russia è un nostro nemico. Possiamo contenerlo e dissuaderlo dall’attaccarci o dimostrarci deboli e rischiare la guerra. La scelta è tutta nostra.
I paesi baltici hanno un territorio che è più della metà dell’Italia per una popolazione pari a quella del Piemonte. Tutti insieme NON hanno un solo caccia bombardiere. Ora ditemi come potrebbero invadere anche solo un piccolo pezzo di Russia. Surreale.
Quante persone sanno che questo è ciò di cui la Russia accusa i paesi baltici e che questi hanno fermamente smentito? Perchè Elena Basile rilancia accuse del Cremlino non provate e smentite? A che gioco gioca?
Cara Pina,
purtroppo la traiettoria assunta dal partito che hai contribuito a fondare è sotto gli occhi di tutti e, salvo improbabili correzioni, sta conducendo il PD molto lontano dall'alveo del riformismo ed anche del progressismo che si sperava potesse interpretare al momento della sua nascita.
Il fatto stesso che @ellyesse oggi ritenga, ad esempio, di non dover stabilire precondizioni per un'alleanza con AVS e soprattutto con il M5S, significa semplicemente che principi come il rispetto del diritto internazionale, la libertà e l'autodeterminazione sono per lei punti "negoziabili" e non fermi di un programma elettorale.
Quando la segretaria si definisce "testardamente unitaria", senza imbullonare quell'unitarietà ad un'idea di pace giusta e di solidarietà, ma al contrario si siede con chi si batte in ogni sede per il disarmo dell'Ucraina, mentre le sue città vengono bombardate senza tregua, mentre i suoi cittadini vengono massacrati, i bambini vengono rapiti, i civili nelle zone occupate vengono torturati e uccisi, perché c'è fretta di ricominciare a comprare il gas dall'aggressore, sceglie di superare il punto di non ritorno oltre il quale di diventa complici del populismo tossico di chi racconta agli elettori che i principi stessi sui quali si fondano le nostre democrazie, valgono meno di una manciata di euro di sconto sulla prossima bolletta.
Quando tace sistematicamente davanti alle aberranti connivenze di quegli stessi potenziali alleati con chi oggi mina il processo di integrazione europeo, attacca il modello di coesione tra stati, strizzando l'occhio ai peggiori sovranismi, accetta di fare propria un'idea di mondo in cui si erigono muri anziché ponti, in cui la forza rimpiazza la giustizia, in cui la democrazia diventa un'opzione tra tante, anziché l'unica scelta possibile.
Ammiro la tua onestà intellettuale e apprezzo la tua encomiabile caparbietà nel voler ancora lottare, ma temo non ci sia molto da salvare in un partito che pensa che una coalizione si debba costruire portando voti anziché idee. Spero di sbagliare, ovviamente, ma questo è ciò che vedo.
Mi consola sapere che in questo caos, tu sicuramente saprai fare la scelta giusta.
Ti abbraccio.