“In Grecia con la crisi sono morti 700 bambini in più, dai 0 ai 12 mesi, di quelli che sarebbero morti se la mortalità infantile fosse rimasta quella di prima della crisi ... e ho deciso di non scriverlo”.
Fubini
Giornalista
Corriere della Sera
@claudioborghi Ok, ma le ultime modifiche a dichiarazione redditi ed ISEE hanno fatto si che io, 34 anni, residenza da sola, affitto pagato con il mio stipendio purtroppo esente IRPEF (assegno di ricerca), sia a carico di mia madre e considerata nel suo ISEE senza che il mio affitto sia incluso
“Siamo tutti colpiti”, dice il ministro tedesco.
Ora che sono loro in difficoltà, usano il plurale.
No, siete voi a dover (giustamente) essere colpiti e noi siamo sotto lo stesso fuoco perché abbiamo commesso la follia di condividere con voi la moneta.
#Goofynomics in pillole
C’è un paese che produce troppo. Troppa roba, troppi capitali. Ha industrie che macinano export e banche che vogliono rendimento. È saturo, strapieno. Ma ha ancora fame.
Poi c’è un paese più semplice. Un po’ meno industrializzato forse, molto più prudente. Ha risparmi, case di proprietà, una banca centrale che risponde ancora al governo, e uno Stato che, con tutti i suoi limiti, non ha ancora ceduto il telecomando all’estero.
Il paese forte si avvicina al debole e gli dice: “Facciamo le cose insieme. Ti aiutiamo a crescere, a essere come noi.” Tradotto: adotta la nostra moneta, le nostre regole, i nostri standard. Liberalizza, privatizza, apriti ai capitali.
E l’altro accetta. Per soggezione, per illusione, per “fogno”. Così entra in un gioco che non ha scritto lui.
Risultato: arrivano montagne di soldi. Banche estere, finanziarie, fondi d’investimento. Tutti pronti a prestare. Tutti entusiasti di questo nuovo paradiso dei consumi. I cittadini si sentono più ricchi. Le aziende si indebitano. Lo Stato non può più controllare il costo del denaro. Le banche non devono più sostenere l’economia interna: devono solo generare profitto.
Sembra crescita. È dipendenza.
Perché quei capitali non sono un regalo. Sono un’esca. Servono a gonfiare i consumi della periferia così che possa assorbire le eccedenze del centro. Auto, elettrodomestici, tecnologie, know-how.
Il paese forte vende.
Il paese debole compra.
Con soldi presi in prestito.
Dalle banche del paese forte.
E finché i prestiti girano, tutti felici. Ma a un certo punto la musica si ferma. Sempre.
Crisi, bolla, sfiducia, fallimenti. Il capitale torna a casa e il paese fragile resta coi debiti in mano e senza più strumenti per governarsi.
E lì scatta la seconda fase.
Il paese forte dice: “Avete vissuto sopra le vostre possibilità.” E pretende rigore. Non importa che sia stato lui a fornire la corda. Ora vuole vedere ordine. Austerità. Tagli. Riforme. Privatizzazioni. Le ultime, quelle definitive.
Il paese debole svende ciò che resta. Aziende strategiche, infrastrutture, servizi pubblici. E nel frattempo la narrazione cambia: non è più “un aiuto”, è “un salvataggio”. E chi ti salva, si prende tutto.
Non è un incidente. È uno schema.
Non è un errore di politica. È una strategia.
Costruire periferie non è una conseguenza, è la condizione necessaria per far prosperare certi centri. La moneta unica, il libero movimento di capitali, le regole fiscali: sono strumenti.
Il fine è l’asimmetria stabile.
Tu cedi sovranità, loro guadagnano controllo.
Tu chiudi fabbriche, loro aprono mercati.
Tu ti indebiti, loro incassano interessi.
E se non riesci a pagare, vendi.
E intanto ti diranno che è colpa tua. Che hai speso troppo. Che sei inefficiente. Che devi diventare “più competitivo”. Come? Tagliando salari, diritti, servizi. Facendo dumping su te stesso.
E se provi a dire di no, ti chiamano populista.
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Liberamente ispirato a “Il romanzo di centro e di periferia”.
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@PaoloGentiloni La forza tranquilla dell’Europa senza la quale avremmo potuto negoziare singolarmente invece che subire tutti insieme, come sempre, le conseguenze del mercantilismo tedesco. Si scrive “Morire per Maastricht”, si legge “Morire per Berlino”.
@claudioborghi@PontiBenedetto@WhiteHouse La cosa divertente è che gli Stati Uniti stanno sostanzialmente chiedendo al mondo industrializzato la più grande operazione di incremento dei salari e degli investimenti pubblici mai vista prima, e la sinistra europea non la vuole.
@DavideR46325615 Ma che rilevanza nazionale possono avere i soliti 20-30 studenti di “sinistra universitaria” che protestano per una cosa che non esiste? Fanno bene a non farlo vedere, non è una notizia.
@94Pigi@neutrinosolare@lucacozzuto Eppure non mi sembra che i medici che fanno il dottorato post specializzazione (molti negli ospedali universitari) abbiano uno stipendio più alto.
@isharakodikara@neutrinosolare@lucacozzuto Volevo dirle che gli ospedali “universitari” sono pieni di dottorandi perché far fare il
dottorato ai neo specializzati è uno dei modi per tenerli qualche anno in più.
@mariolavia Sono appena uscita dal lavoro e devo ancora aggiornarmi. Siamo di nuovo a quel giorno della settimana in cui dichiara guerra alla Russia per distrarre l’attenzione dai problemi interni?
@mariolavia Però toccatela l’erba ogni tanto. Addirittura spacca l’Italia, mezzo paese contro. Figuriamoci se davvero alla gente fuori da X o dai salotti frega qualcosa del manifesto di Ventotene.
Abbiamo compresso i salari perché eravamo in competizione con gli altri paesi europei.
Abbiamo fatto austerità. Questo ha compresso la domanda.
#Draghi