@Patryx5 Un baule in legno decorato con lamiera lavorata a mano che i genitori di mia nonna usarono per andare e tornare dal sudamerica. Credo sia ante 1908.
L’atmosfera del sabato mattina, nel mentre s’alza il sole, in sella a #Bologna5 mi accodo al posteggio🚕 della Stazione.
Proprio nello stesso punto dove l’altro collega dal saluto fascista facile si erge solitamente leader chiacchierone tra i colleghi omertosi e ridanciani…
Eccolo, in pole position, il glabro🎱 (eh sì, si pettina come me) clown pluri-sanzionato tassista che mi indica ai colleghi. LUI che, mesi fa, mi ha URLATO minacce di morte, insulti e robacce irripetibili, LUI che viene protetto e salvato da quel collega testimone che ha sentito tutto, ma interrogato dice “non so nulla, non ricordo, non ho sentito…”
Eccolo ora che, dopo avermi additato, 15 metri avanti a me, insieme ai colleghi li vedo cambiar espressione, guardandomi scuro, dedicandomi sicuramente altri soavi aggettivi.
È un onore e un grande orgoglio per me andarvi di traverso!
Ci rimetto decine di migliaia di euro all’anno, rispetto al vostro guadagno in nero che ho denunciato (provato e documentato, con il sistema cooperativo complice)… Ma mai come in questo caso, una perdita finanziaria fu così piacevole e onorevole!
PS
A quelli che mi chiedono “Roberto, ma sono tutti così?” Rispondo:
Assolutamente no, il gruppo dei colleghi è formato da tantissime brave persone, gentili, educate e professionali che non mi hanno mai espresso ostilità… ma di sicuro due caratteristiche li accomunano al 100%:
1- L’evasione sistematica di tutto o gran parte del contante 💶 che incassano quotidianamente.
2- L’OMERTÀ, questa è la loro vergogna!
TUTTI hanno protetto e nascosto i tagliatori di gomme (per fortuna che la questura li ha beccati).
TUTTI hanno protetto quello che nelle chat della cooperativa ha invitato i colleghi a bastonarmi.
TUTTI Sono concordi nell’odio generale che mi deve essere riservato prima e dopo l’espulsione della cooperativa, in quanto collega sgradito per aver raccontato fatti e misfatti della nostra lobby 🚕.
Un saluto da RedSox #Bologna5🚕
In Venezuela c'è il narcotraffico. E il Petrolio. In Iraq ci sono le armi chimiche. E il petrolio. A Gaza c'è Hamas. E il gas. In Afghanistan c'è il terrorismo. E il pertolio. In Siria c'è l'Isis. E il petrolio. In Iran c'è il regime. E il Petrolio. (In Groenlandia, il petrolio)
Libertà per Alberto Trentini.
Verità per Giulio Regeni.
Giustizia per Mario Paciolla.
I buoni propositi che dovrebbero avere le nostre istituzioni.
Oggi, e tutti i giorni.
🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Se fossi il direttore di un telegiornale - e per mia e vostra fortuna non lo sono e non lo sarò mai - aprirei dicendo che oggi il tg trasmette il messaggio pronunciato da Volodymyr Zelensky al popolo ucraino prima della mezzanotte di ieri.
Come dite? Dura 21 minuti?
Nessun problema.
Sono 21 minuti che valgono più di molti altri servizi giornalistici. E ne restano comunque 9 abbondanti per parlare di tematiche fondamentali come i fuochi d'artificio e i festeggiamenti nelle varie capitali mondiali.
In ogni caso, in assenza di un telegiornale da occupare, il Blog ha tradotto il suo intervento per voi. Credo meriti la vostra attenzione. Buona lettura.
"Cari ucraini, tra pochissimi minuti inizierà il nuovo anno. E darei qualsiasi cosa al mondo se, in questo messaggio, potessi dire che anche la pace arriverà tra pochi minuti. Purtroppo, non posso ancora dirlo. Ma con la coscienza pulita, io - tutti noi - possiamo dire che l’Ucraina sta davvero facendo tutto per la pace. E continua a farlo.
Sono tornato a Kyiv ieri, alle 6 del mattino. Il nostro team ha trascorso quasi 50 ore in viaggio. L’accordo di pace è pronto al 90 per cento. Resta il 10 per cento. E questo è molto più che un semplice numero.
In quel 10% c’è, in realtà, tutto.
È il dieci per cento che determinerà il destino della pace, il destino dell’Ucraina e dell’Europa, come vivranno le persone.
Dieci per cento per salvare milioni di vite.
Dieci per cento della determinazione necessaria affinché la pace funzioni al 100%.
Dieci per cento dell’unità e della saggezza di cui c’è un disperato bisogno - ucraina, americana, europea, di tutto il mondo.
Dieci per cento verso la pace.
Voglio che tutti noi, in questo momento, siamo sulla stessa lunghezza d’onda - che comprendiamo la realtà allo stesso modo, che siamo armati non solo al fronte, ma anche della verità. La verità su chi vuole davvero cosa.
Che cosa vuole l’Ucraina? Che cosa vogliono gli Stati Uniti? Che cosa vuole la Russia? Che cosa vogliono l’Europa e il mondo intero?
Cominciamo dalla cosa più importante. Che cosa vuole l’Ucraina? La pace? Sì. A qualsiasi costo? No. Vogliamo la fine della guerra - non la fine dell’Ucraina.
Siamo stanchi? Enormemente. Significa questo che siamo pronti ad arrenderci? Chi lo pensa si sbaglia profondamente. E chiaramente, in tutti questi anni, non ha ancora capito chi sono gli ucraini.
Un popolo che ha resistito per 1.407 giorni di guerra su vasta scala. Fermatevi a pensare a questo numero. È più lungo dell’occupazione nazista di molte delle nostre città durante la Seconda Guerra Mondiale. 1.407 giorni di un’Ucraina non conquistata. Un Paese che, di fatto, passa ogni notte nei rifugi. Ogni giorno, nella lotta. Spesso, senza elettricità. Spesso, senza dormire, a tenere posizioni per moltissimi giorni.
E sempre, senza panico, senza caos, senza divisioni, unito: perché possiamo avere la pace.
Vogliamo che la guerra finisca? Assolutamente.
Perché non è ancora successo? La risposta è proprio accanto al nostro Paese.
La Russia può porre fine alla guerra? Sì.
Vuole farlo? No.
Il mondo può costringerla a farlo? Sì. E solo così funzionerà.
Perché il mondo non lo fa completamente? Analizziamolo. Passo dopo passo. Onestamente. Come è davvero. Il nostro popolo lo sa meglio di chiunque altro. La Russia non pone fine alle sue guerre da sola. Non c’è mai stata una guerra nella storia che loro abbiano concluso di propria volontà. Solo la pressione degli altri, solo la coercizione degli altri, che loro stessi chiamano gesto di buona volontà.
È stato così ogni anno in cui la Russia ha combattuto contro qualcuno - cioè per tutta la sua esistenza.
Questo può essere confermato da tutti coloro contro i quali Mosca ha fatto guerra in tempi diversi. Polonia, Turchia, Finlandia, Siria, Georgia, Abkhazia, Ossezia, Cecenia. E l’elenco può continuare all’infinito, perché quasi tutto il territorio della Russia è stato assemblato attraverso guerre. Questo è il tipo di soggetto con cui abbiamo a che fare. Noi, l’Ucraina, l’Europa, gli Stati Uniti e il mondo intero.
'Ritiratevi dal Donbas, e tutto finirà'. È così che suona l’inganno, tradotto dal russo - in ucraino, in inglese, in tedesco, in francese e, di fatto, in qualsiasi lingua del mondo.
C’è ancora qualcuno che ci crede? Purtroppo sì. Perché troppo spesso la verità viene ancora evitata e chiamata diplomazia, mentre in realtà è semplicemente menzogna in abito elegante.
Ecco perché c’è pressione sull’Ucraina, sì. Ecco perché continuiamo a combattere come facciamo e a dimostrare ciò che avrebbe dovuto essere ovvio da tempo: che dopo l’occupazione della Crimea, la conquista di parti delle regioni di Donetsk e Luhansk, l’invasione su vasta scala del 24 febbraio, dopo Bucha, Mariupol, Olenivka e tutto ciò che il Cremlino ha fatto per tutto questo tempo, prenderli in parola equivale a una condanna. Una condanna contro la sicurezza internazionale condivisa. E contro ogni leader il cui dovere è semplicemente proteggere il proprio popolo.
Le nostre argomentazioni sono state ascoltate? Lo speriamo moltissimo.
Si sono detti d’accordo con noi? Non completamente. Non ancora. Proprio per questo, per ora, parliamo del 90 per cento, e non del 100 per cento, di prontezza di un accordo di pace.
Le intenzioni devono diventare garanzie di sicurezza. E quindi essere ratificate. Dal Congresso degli Stati Uniti, dai parlamenti europei, da tutti i partner. Un foglio in stile Budapest non soddisferà l’Ucraina. L’Ucraina non ha bisogno di una trappola elaborata in stile Minsk. Firme sotto accordi deboli alimentano solo la guerra. La mia firma sarà apposta sotto un accordo forte. Ed è esattamente di questo che parlano ora ogni incontro, ogni telefonata, ogni decisione.
Assicurare una pace forte per tutti. Non per un giorno, non per una settimana, non per due mesi - una pace per anni.
Solo allora sarà davvero un successo. Per l’Ucraina, per l’America, per l’Europa - e, in verità, per ogni nazione che vuole vivere, non combattere.
L’ho detto al Presidente Trump. L’ho detto durante il nostro primo incontro - quando tutto avrebbe potuto finire in una tempesta per tutti noi - e durante il nostro recente incontro, che dà speranza a tutti noi. Speranza che la pace sia vicina, più possibile che mai, e che siamo in grado di assicurarla insieme. E sarò sincero: non è stato affatto facile ottenere un tale cambiamento nel tono delle relazioni tra Ucraina e Stati Uniti.
Dal primo incontro nello Studio Ovale, con tutti i suoi momenti tesi, alla conversazione a Mar-a-Lago, che ha reso chiara una cosa: senza l’Ucraina, nulla funzionerà. L’Ucraina ha difeso il suo diritto di avere voce. E tutti possono vedere che l’Ucraina rispetta se stessa, ed è per questo che siamo rispettati, l’Ucraina è rispettata.
E la prova più evidente di ciò sono i sette incontri che ho avuto quest’anno con il Presidente degli Stati Uniti. E indipendentemente da dove nel mondo ci incontriamo - Washington, New York, L’Aia, il Vaticano - il Presidente degli Stati Uniti menziona sempre il nostro popolo e parla di quanto coraggiosamente gli ucraini stiano combattendo. E per il mondo intero, tale riconoscimento degli ucraini è diventato essenziale. È una gioia sentire questo - ed è un grande orgoglio essere il Presidente di un popolo così.
E di uno Stato così. Uno Stato che ha resistito e può raggiungere qualsiasi bersaglio militare nemico e qualsiasi raffineria di petrolio; che riporta la guerra in Russia e insegna agli eserciti della NATO che cosa sono i droni moderni; che infligge un colpo asimmetrico alla Russia e costringe Putin a mentire - sostenendo di aver preso Kupyansk tre volte e di aver abbattuto personalmente droni vicino alla sua residenza.
Un’Ucraina che ha lungimiranza matura e proprie capacità a lungo raggio - e quindi ha argomenti; che ha saggezza e dignità; e che è pronta al compromesso - ma non alla vergogna.
E ringrazio ogni leader che sostiene l’Ucraina in questo. E che comprende la cosa più importante: oggi, ci sono solo due opzioni.
O il mondo ferma la guerra della Russia, oppure la Russia trascina il mondo nella sua guerra. Ed è scioccante - scioccante che dopo così tante guerre, dopo quattro anni di una guerra del genere, una guerra in Ucraina, in Europa, purtroppo dobbiamo ancora spiegare questo a molti. E lo spieghiamo, lo ripetiamo - e anche se i leader cambiano, le domande restano le stesse.
L’America è in grado di fermare l’aggressore in modo rapido e deciso? Assolutamente.
Lo vorremmo? Moltissimo.
Quando è possibile? Sempre.
E quando è necessario? Ci serviva già ieri. E nel 2026, è possibile.
Le sanzioni ci sono - ne siamo grati. Le sanzioni fanno male alla Russia, ma solo una stretta di ferro funzionerà.
Il petrolio russo è già a buon mercato, ma le loro petroliere devono essere fermate completamente perché la guerra si fermi. Gli stabilimenti russi stanno già rallentando, ma devono essere fermati affinché l’occupante non possa avanzare.
E i Tomahawk nelle mani ucraine dimostrerebbero una sola cosa: la pace non ha alternative. Deve esserci la pace. Deve esserci sostegno. E deve esserci un accordo forte. E allora, tutto funzionerà.
L’Europa lo capisce? Sì.
Tutta l’Europa lo capisce? No. E non voglio che questa comprensione arrivi a tutti in Europa, un giorno, alle quattro del mattino - come è arrivata all’Ucraina.
Non voglio che questa comprensione venga portata agli europei da veicoli blindati con la lettera “Z” sulle loro strade. E quando Putin dice: “Non vi attaccheremo”, quello è il primo avvertimento su dove andranno esattamente i suoi carri armati e dove voleranno i suoi droni.
E oggi abbiamo tutto il diritto di dirlo chiaramente: l’Ucraina è, di fatto, l’unico scudo che ora separa lo stile di vita confortevole dell’Europa dal mondo russo.
E per la maggior parte dei leader, la domanda “Perché sostenere l’Ucraina?” non si pone. Perché se - Dio non voglia - l’Ucraina crolla, le prossime domande sarebbero: “Perché sostenere la Polonia?” e “Chi combatterà per gli stati baltici?” e “Che cosa c’è da fare nella NATO senza l’Ucraina?”.
L’Europa ha bisogno dell’Ucraina. E l’Ucraina ha bisogno dell’Europa. Lo sentiamo più che mai. E quando, dopo gli incontri negli Stati Uniti, siamo al telefono con i nostri partner, e gli europei non dormono, tutti sono preoccupati, sempre in contatto, e ci coordiniamo con Emmanuel, il Presidente della Francia, su come agire successivamente.
E quando, sulla strada del ritorno a Kyiv, parliamo con il Cancelliere della Germania, e Friedrich dice: “La difesa aerea verrà consegnata.”
E parliamo con Keir Starmer della necessità di incontrarci subito dopo il Capodanno, senza fare alcuna pausa, per coinvolgere la Coalizione dei Volenterosi, e far passare tutti i documenti, e non perdere gli Stati Uniti, e fare pressione sulla Russia affinché rispetti.
E quanto ha assolutamente ragione Giorgia Meloni quando dice: 'Guardate, i documenti dell’accordo devono essere corretti. La pace deve essere tale che gli ucraini la accettino. Questa pace deve essere approvata dagli ucraini. Perché se tutto è ingiusto, se la pace è fragile, e Mosca attacca di nuovo' – lei dice – 'non voglio che allora in Ucraina le persone deluse brucino nei piazzali i ritratti dei leader europei e americani'.
Queste parole - che la pace deve essere dignitosa - sono sostenute da tutti coloro che stanno davvero facendo moltissimo per l’Ucraina: Paesi Bassi e Svezia, Norvegia e Polonia.
E la Prima Ministra della Danimarca, Mette, che dice sempre: 'Non stiamo facendo abbastanza per l’Ucraina; dobbiamo fare di più per l’Ucraina perché questo riguarda la difesa di tutta l’Europa'. E la Spagna, che è al nostro fianco. E il Vaticano e il Fanar, con la loro diplomazia e la preghiera. Cechia, Romania, Grecia. E il Presidente Erdoğan. Tutti i Paesi dell’Unione Europea.
E stamattina, il Presidente della Finlandia, Alexander Stubb, mi ha chiamato. E ogni giorno parliamo al telefono. E dopo le nostre importanti conversazioni, dice sempre alla fine: “Amico mio, non dimenticare di allenarti - perché devi essere forte, gli ucraini devono essere forti. Crediamo in voi. Abbiamo tutti bisogno di voi”.
E questo tipo di comunicazione con i leader europei - questo calore e lo spirito di partenariato - significa che l’Ucraina fa già parte della famiglia europea, e che tutti i cluster negoziali tra noi, in realtà, sono aperti da tempo.
E tale unità ci dà speranza. E tale unità tra Ucraina ed Europa è stata dimostrata.
Abbiamo ottenuto un sostegno di 100 miliardi di dollari. E questo è molto più che un semplice aiuto per due anni. È la resilienza del nostro esercito. È la tranquillità del nostro popolo.
Sono soldi, stipendi e pensioni - sì, questa è la vita. Ed è giustizia che, alla fine, la Russia paghi per questo.
E tale unità e tale cura per l’Ucraina vanno ben oltre il nostro continente. La sentiamo e la vediamo - in Giappone, Australia, Canada. Ringrazio sinceramente tutti nel mondo che stanno dalla parte luminosa della storia, dalla parte dell’Ucraina, e fanno tutto ciò che è possibile affinché l’Ucraina riesca a raggiungere il suo obiettivo, avanzare, aprirsi la strada verso la pace.
Cari connazionali, tra un attimo sarà Capodanno. Milioni di noi lo stanno aspettando. E avremo un Capodanno, nonostante tutto, perché questo è il tipo di popolo che siamo: siamo ucraini. Ci arrangeremo, prepareremo qualcosa, e passeremo un buon momento, con buon cibo e un bicchiere di champagne. O, per alcuni, forse qualcosa di più forte.
E ci sarà un brindisi, parole molto importanti. Un brindisi. Uno per tutti. Per milioni di ucraini.
Per i nostri combattenti che ora sono sulla linea del contatto. Per tutti coloro che hanno dato la vita per l’Ucraina. Per tutti coloro che ci salvano e ci insegnano ogni giorno. Per tutti coloro che sono sempre in servizio, anche stanotte. Vigili del fuoco, medici, operatori del settore energetico. Per i nostri connazionali tornati dalla prigionia e che trascorreranno questo Capodanno a casa. Per tutti coloro che stiamo aspettando. Per tutti coloro che ci aiutano.
Perché la guerra finisca. Perché arrivi la pace. Perché il nemico non ottenga nulla. E non lo otterrà. Finché combatteremo così. Finché resisteremo così. Finché resteremo ucraini.
La Russia dovrà porre fine alla guerra, nel momento in cui troverà un motivo per la pace in più rispetto a un motivo per combattere. Ecco perché spesso ci diciamo ciò che i nostri ragazzi al fronte dicono: tutto ciò di cui abbiamo bisogno è resistere un giorno in più di loro.
E oggi aggiungiamo: essere un passo avanti. Un’ora più veloci. Una decisione più coraggiosi. Anche solo di un decimo, ma migliori. E del dieci per cento, - quel dieci per cento di cui ho parlato all’inizio - dieci per cento più forti. E allora vinceremo la pace al cento per cento. Questo è ciò che auguro a tutti noi.
Cari ucraini, l’anno 2025 sta volgendo al termine. Attorno a noi c’è un vero inverno. E qualcosa che non vedevamo da molto tempo - la neve per la notte di Capodanno. E tutti i bambini, naturalmente - e, sinceramente, anche gli adulti - lo stavano aspettando.
E questo dà una sensazione potente: se vogliamo davvero qualcosa, prima o poi accade. Naturalmente, più di ogni altra cosa, ora vogliamo la pace. Ma, a differenza della neve di Capodanno, essa non cadrà semplicemente dal cielo come un miracolo.
Ma crediamo nella pace, combattiamo per essa e lavoriamo per essa. E continueremo a farlo. Perché nel 2026, vogliamo davvero che i cieli siano sereni e la terra pacifica; che calore e luce riempiano le nostre case - e non 170 volt, ma i pieni 220, come dovrebbe essere; che tutta la nostra gente torni a casa - dal fronte, dalla prigionia, dall’occupazione; che noi resistiamo; che l’Ucraina resista.
Felice Anno Nuovo, cari connazionali! Gloria all’Ucraina!".
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Ti ringrazio.
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Chi non può contribuire può aiutare facendo rt, il passaparola è fondamentale per allargare la catena di solidarietà.
Molti cubani sono veramente in difficoltà.
Grazie❤️
If peace has really started and Gaza is no longer a "combat zone", it means that int'l journalists can come in and @gbsumudflotilla can resume its humanitarian convoys, right? Or is Israel still afraid of intl observers?
"La prigioniera politica irano-curda Pakhshan Azizi, condannata a morte, ha respinto la dichiarazione del Dipartimento di Stato USA su di lei, affermando:
«Se il governo degli Stati Uniti aderisce davvero ai principi umani e umanitari, deve innanzitutto cessare la sua politica guerrafondaia, i suoi attacchi e i suoi crimini nella regione, interrompere il suo esplicito sostegno al genocidio del popolo innocente di Gaza e porre fine alle sanzioni che da anni infliggono una pressione economica implacabile al popolo oppresso e sofferente di questa terra.»
Ci sono molti altri attivisti e prigionieri politici pro-democrazia in Iran altrettanto coerenti nei principi — voci che i guerrafondai americani ed europei ignorano, mentre strumentalizzano i diritti umani per alimentare conflitti e destabilizzazione."
Su Pakhshan Azizi, trovate anche gli appelli di Amnesty International @amnesty :
https://t.co/LNhHPKWso9
(Durante l'illegale Blocco Navale di Naboo da parte della Federazione dei Mercanti (segretamente manovrata dal futuro Imperatore Palpatine) una piccola flottiglia di navi della Repubblica riuscì a forzare l'assedio e portare simbolicamente un segno di speranza nella Galassia.)
È un prete, a me i preti non me stanno particolarmente simpatici, e un po' me rode che sia un prete a dire quello che nessun governo occidentale riesce a dire: FARE LA GIUSTIZIA.
An hour ago, Israel slaughtered 6 relatives of mine.
My second cousin Mohammad Ayman Abu Toha, 32, his wife, Shorouq, 27, and their children:
Ghada, 10
Layth, 6
Habiba, 4
Yousef, 2
Only a son survived. 12 years old. He is critically wounded.
L'Italia diserta la discussione UE sulle sanzioni a Israele.
Intanto il VicePresidente del Consiglio @matteosalvinimi solidarizza con Israele che accelera i massacri a Gaza ed in Cisgiordania.
Di questo appoggio al genocidio si dovrà rendere conto in tribunale e alle urne.