SOLO PER GLI SMEMORATI:
La villa di Arcore, B. la rubó all'orfana dei signori Casati Stampa, dopo che il padre dell'orfana aveva ucciso la moglie, l'amante giovane e si era suicidato.
Alla ragazza, desiderosa di scappare dall'Italia e bisognosa di soldi, vennero offerti 500 milioni di lire contro un valore della villa stimato per 7,3 miliardi di lire. La cosa bella è che i 500 milioni non vennero dati in soldi ma in azioni non quotate in borsa. Proprio per questo la ragazza non riuscì a cambiarle in denaro e si ritrovo con delle azioni bloccate. Allora B. si offrì di riprendersele in cambio di 250 milioni di lire e alla fine la ragazza si ritrovó a vendere una casa di 7,3 miliardi per 250 milioni di lire. Non c'è che dire, un affare.
Per quanti diranno, fessa lei che ha accettato, occorre ricordare che era un'orfana e che il suo tutore legale era Cesare Previti (CONDANNATO A 6 ANNI), avvocato e braccio destro finanziario di B. Questa è una delle cose... si potrebbe andare avanti ore...
In Italia a uno come questo, dopo tutto quello che ha fatto, gli fanno i funerali di Stato. Siamo nella follia pura!!!
Edoardo Sala
Emendamento #Lega, per favorire il deputato leghista #Angelucci che paga le tasse in #Lussemburgo, agevolato dal presidente del Lazio, che lavorava per Angelucci. Se non fossimo un paese delle banane si vedrebbe un certo ripulisti. https://t.co/YSckJxaUD9
Nel giorno dell'anniversario di Giacomo Matteotti, a Varese quelli di CasaPound hanno provato a coprire la targa con un foglio. Un gesto rivendicato sui social dalla loro associazione "Il Veltro".
La solita, misera provocazione fascista. #matrice
Il rischio non è solo di ampliare le diseguaglianze nell'accesso alle cure, ma anche di legittimarle normativamente.
Oltre che accelerare la privatizzazione della #sanità#SalviamoSSN
https://t.co/3Zq06kUZEF
EUROPA IRRILEVANTE?
Eh, sì, in un mondo in cui detta legge il più potente, ci sono solo 2 possibilità per smentirlo:
-rimpinzarsi di armi, ingrassandolo di dollari;
-battersi in ogni momento, incessantemente, per il disarmo e la supremazia dei diritti sulla prepotenza.
Sempre più adulti dipendono economicamente dai genitori: un americano su cinque ritiene che non riuscirà mai a raggiungere una indipendenza finanziaria mentre l’età media in cui si prevede di diventare economicamente autonomi è salita a 37 anni.https://t.co/hIrIte2XDN
Era il 7 giugno 1984. A Padova, Enrico Berlinguer stava tenendo uno degli ultimi comizi in vista delle elezioni europee.
A un certo punto, dalla folla, qualcuno iniziò a urlare: “Basta, Enrico! Basta!”.
No, non lo stavano contestando. Era paura.
Perché alcune di quelle diecimila persone, ammassate in piazza della Frutta sotto un cielo attraversato dai lampi, si erano accorte che qualcosa non andava: la voce che si impastava, le parole che inciampavano, le mani che avevano cominciato a tremare sul leggio.
Enrico Berlinguer stava male. E loro lo supplicavano di smettere.
Lui scosse la testa e tirò dritto. In quel discorso c’erano cose che voleva dire fino in fondo. E le disse.
Trascinò per dieci minuti ancora la voce e le mani che non gli rispondevano più, fino alla chiusura:
“Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo, è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà”.
Furono le sue ultime parole pubbliche.
Lo accompagnarono in albergo, dove poche ore dopo entrò in coma. Lo trasferirono d’urgenza all’ospedale Giustinianeo, dove i medici diagnosticarono un’emorragia cerebrale massiva e capirono subito che non c’era più niente da fare.
Quella sera, a Padova, c’era anche Sandro Pertini, presidente della Repubblica, in città per un impegno di Stato.
Quando gli arrivò la notizia mollò tutto e corse in ospedale, si chinò sul letto di Enrico e gli baciò la fronte. Ai cronisti che gli chiedevano se sarebbe rientrato a Roma rispose con una frase sola, che bastò a far capire al Paese che legame li tenesse insieme: “Qua c’è un mio figlio”. E in quella stanza restò, accanto a lui, per quattro giorni.
L’Italia intanto si era fermata. In molte fabbriche gli operai sospendevano i turni. Davanti all’ospedale di Padova cresceva, ora dopo ora, una piccola montagna di fiori, biglietti e bandiere rosse.
Lunedì 11 giugno l’Unità uscì con quattro parole in prima pagina: “Ti vogliamo bene Enrico”. E quel lunedì stesso, alle 12.45, Enrico Berlinguer morì.
Pertini decise che la salma sarebbe tornata a Roma sul suo aereo presidenziale, accompagnata da lui in persona.
Quando Bettino Craxi e Claudio Martelli protestarono per quella che consideravano una forzatura istituzionale, Pertini rispose con una frase che sarebbe entrata nella leggenda: “Voi due fate una cosa, tornate a Verona, suicidatevi sulla tomba di Giulietta, e io vi porto in aereo a Roma. Vediamo se il PSI prende voti”.
Il 13 giugno, in piazza San Giovanni, si tennero i funerali. Scesero in strade un milione e mezzo di persone: il funerale più grande della storia della Repubblica italiana.
Verso la fine, Sandro Pertini si alzò in piedi. Aveva ottantotto anni, era pallido e sfinito da quattro giorni di veglia. Camminò a fatica fino al feretro, si chinò e lo baciò.
Quattro giorni dopo, il 17 giugno, l’Italia andò a votare per le europee. Il Partito Comunista Italiano prese il 33,3 per cento dei voti e per la prima e unica volta nella sua storia superò la Democrazia Cristiana.
Aveva chiesto di lavorare casa per casa, strada per strada. E gli italiani lo avevano ascoltato: erano andati casa per casa, strada per strada, a portarlo in trionfo un’ultima volta.
Enrico Berlinguer era morto come aveva vissuto: in piedi, su un palco, a parlare alla sua gente. Non chiese mai niente per sé. Lasciò, invece, un’idea di politica come servizio, di onestà come dovere, di coerenza come unica misura di un uomo.
Per questo, oggi, 42 anni dopo, gli vogliamo ancora bene.
Perfetto Tomaso Montanari sulla grazia a minetti:
“Solo l' 1,65 % di chi chiede la grazia presidenziale la ottiene.
Tra migliaia di poveri cristi che languono in carcere da anni, malati e diseredati, la ottiene Nicole Minetti, legata a doppio filo al potere più intoccabile.
Starò zitta quando i bambini dormiranno in pace, NON quando vengono sterminati, decapitati e bruciati vivi con bombe fornite dall’Occidente democratico. #DeGregori#GENOCIDIO
C’è un filo nero che unisce le destre da Washington a Roma. È l'idea che il potere, una volta conquistato, non debba più rispondere a nessuno. Nemmeno a due referendum. Un trumpismo culturale che non trova argini, ma solo stampelle. Come quella, tristissima, di Azione.
Spiace che #radio24#ilsole24ore (politicamente non a me vicina ma di cui apprezzo diverse trasmissioni e professionisti) non sappia prendere le distanze da questo fenomeno da baraccone che porterà audience e quindi introiti ma è fortemente diseducativo.
Cruciani, che spasso vederti sbroccare così. Tu giochi a fare il cinico irriverente, ma la realtà è che sei solo il giullare di un degrado reale che ha costretto il Comune di Trento a intervenire con un'interrogazione consiliare e la netta condanna del sindaco. #matrice
De André cantava che, nella storia, anche chi si crede assolto è sempre coinvolto.
Gaber ci ha lasciato una delle definizioni più belle e rivoluzionarie della libertà: "Libertà è partecipazione."
Dario Fo ci ha insegnato che chi non disturba il potere non fa satira: fa intrattenimento.
E Gramsci scriveva: "Odio gli indifferenti."
Io sono stato sulla Flotilla.
Sono tornato a Montecitorio e ho organizzato incontri, proiezioni e testimonianze.
Per partecipare.
Per non essere indifferente.
Perché quando migliaia di civili muoiono sotto le bombe, quando vengono colpiti bambini, ospedali e giornalisti, il problema non è chi prende posizione.
Il problema è chi continua a non farlo.
#Palestina #Gaza #DarioCarotenuto #DirittiUmani #Pace
E ricordate "quando sarò morto al mio funerale cantate "Bella Ciao", perché io voglio prendere posizione anche da morto.
E seppellitemi sotto l'ombra di un bel fior!"
Auguri a Pif ❤️
#4giugno
Tra le tante foto la più bella: quando riporta a casa la bicicletta di Giulio Regeni