Quando dopo essere salito in cattedra di diritto penale sarai un commerciante rapinato, una donna picchiata, un padre di famiglia a cui hanno tolto la sicurezza dentro casa, ecc,ecc, allora potremo ascoltare le tue dotte lezioni. Solo allora…
L'ONU da la parola a nazioni del terzo mondo la cui opinione non dovrebbe minimamente contare.
Se la gente defeca per strada, perché dovremmo ascoltare la tua opinione?
Non conti nulla
@robinkunz_@pierogenico Stato parassita che vive pretendendo solo i privilegi nei rapporti con i paesi confinanti. In un altro mondo dove gli Usa non proteggono l'Europa intera, come minimo paesi come l'Italia avrebbero già dovuto sganciare sopra un centinaio di bombe.
@SenSanders
With all due respect, Senator, Albania is a country, not a line in an American political argument.
I genuinely appreciate your interest, but the facts on the ground are rather different from the headlines. And when headlines become the source of understanding, half-truths have a tendency to grow into bigger and bigger lies by the day, amplified by the very platforms about whose distortive power you have spent so much time raising public awareness.
(The fewer than 10,000 protesters somehow becoming 100,000 in your post is perhaps the least harmful amplification of outrage among many.)
There is still no approved project, no construction permit and no final design. What exists today is a planning process involving some of the world's leading architects, landscape designers, environmental experts and social-impact consultants, working on a vision for high-end sustainable tourism with measurable environmental gains, more green space, more trees and stronger biodiversity outcomes.
Disagreement is legitimate.
Environmental scrutiny is welcome.
That is how democracies should work.
But declaring something an environmental disaster before it even exists is something else entirely.
What rises on Albania's coast will be decided by our vision, our laws, our institutions and debated by our own people. But it will never become hostage to the fear of dreaming big, thinking big and investing big.
Our challenge is not to choose between nature and development, but to prove that nature can be regenerated and development can be reinvented by building with nature rather than against it, for the benefit of both people and the environment.
We welcome serious investors who come to build, create jobs, raise living standards and respect our rules. What we do not need is imported outrage, ideological reflexes or the transformation of Albania into a prop in somebody else's political theatre.
Facts first. Always.
Because Albania is not a backdrop for foreign political battles.
It is a small but a proud free country making its own choices and determining its own future.
And with all this being said, I hope you will remember Albania even after the headlines move on. Better yet, I hope you will come and see for yourself our beautiful country, which is rising to the historic challenge of becoming soon a proud member of the European Union, where no project affecting nature can move forward without meeting some of the strictest environmental standards, assessments and legal requirements.
That is precisely why we should trust facts, institutions and due process more than headlines, assumptions and viral outrage.
And perhaps because you have spent so many years warning about the dangers of misinformation, you might also appreciate that reality deserves at least the same chance to be heard as the stories told about it.
Let me say that all this is a good reason to invite you to be our guest in Albania, where as engraved in the ancient Albanian Code of Honor, our houses belong to God and the Guest.
@pierogenico Bisogna dargli ragione, io ad esempio non sarei in grado di costruire un razzo partendo dai tubi di un acquedotto, non mi manca solo la conoscenza tecnologica e la manualità, ma pure il pensiero, la visione, la filosofia...
@ektrit pointing out that Trump is the continuation of Obama.
“Where she is SELF-LYING, is that she starts with Trump, not with Obama. Radicalization of the center-right happened because of Obama. It was Obama who was the first one to boldly claim “I won, so do what I say”.”
@Giorgioaki@AlessandroFusi9 Pressoche ininfluente, il calo inizia con le pensioni e il benessere diffuso associato alle eredità anche alle figlie femmine, tutto il resto delle considerazioni è non volersi guardare allo specchio e scappare dalla realtà.
L’età dei nuovi mediatori non nasce dalla pace. Nasce dal collasso dell’ordine.
Per trent’anni l’Occidente ha raccontato la globalizzazione come un sistema regolato da istituzioni, trattati, diritto internazionale e diplomazia multilaterale. Ma oggi il vero tavolo negoziale non è più il Palazzo di Vetro dell’ONU. È il telefono personale del presidente americano. O il campo da golf. O la chat privata di qualche emissario senza mandato formale ma con accesso diretto alla Casa Bianca.
La diplomazia classica sta morendo perché sta cambiando la natura stessa del potere americano.
Dopo la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti garantivano beni pubblici globali: sicurezza marittima, stabilità finanziaria, protezione militare, convertibilità del dollaro. L’egemonia americana funzionava perché Washington aveva interesse a mantenere aperto il sistema.
Oggi non più.
L’America trumpiana non vuole più amministrare l’ordine globale. Vuole monetizzare la propria potenza. Non agisce più come garante del sistema, ma come “disruptor-in-chief”. La forza non serve a stabilizzare. Serve a creare dipendenza.
Ed è qui che entrano in scena i nuovi mediatori.
Steve Witkoff, Jared Kushner, emissari improvvisati, uomini d’affari, intermediari privi di formazione diplomatica. Figure che scandalizzano le cancellerie europee ma che in realtà incarnano perfettamente il nuovo paradigma geopolitico: la diplomazia non è più gestione dell’equilibrio. È intermediazione di potere.
Nel mondo di Trump contano velocità, accesso personale e leverage economico. Non la competenza diplomatica. Non il diritto internazionale. Non la coerenza strategica.
Anzi, l’imprevedibilità diventa essa stessa uno strumento di dominio.
L’obiettivo non è rassicurare alleati e mercati. È destabilizzarli abbastanza da costringerli a negoziare da una posizione di inferiorità. Una forma di “gerarchia senza ordine”, come la definisce Stephen Holmes. Tutti dipendono dall’America, ma nessuno sa più secondo quali regole.
Lo abbiamo visto perfettamente nella guerra con l’Iran.
Washington ha prima militarizzato Hormuz, poi lanciato Project Freedom, poi sospeso i bombardamenti, poi parlato di negoziati, poi minacciato nuove operazioni chirurgiche. Nel frattempo il mondo intero ha dovuto riorganizzare supply chain, assicurazioni marittime, acquisti energetici e strategie industriali nel giro di poche settimane.
La vera potenza americana oggi non consiste nel risolvere i problemi. Consiste nel costringere gli altri a farsene carico.
È esattamente ciò che stanno facendo le medie potenze regionali.
Turchia, Emirati, Arabia Saudita, Qatar, Pakistan. Tutti vogliono diventare “middlemen”, intermediari indispensabili tra Washington e il caos globale. Non perché siano abbastanza forti da imporre un ordine alternativo. Ma perché il nuovo sistema internazionale premia chi controlla i canali di accesso, le rotte logistiche, i flussi energetici e le backchannel diplomacy.
La globalizzazione non è finita. È stata privatizzata.
Le grandi crisi internazionali assomigliano sempre meno a conflitti ideologici e sempre più a gigantesche operazioni di intermediazione commerciale, energetica e finanziaria.
Persino la pace diventa una commodity.
E l’Europa? Rimane prigioniera di una tragica incomprensione storica. Continua a ragionare come se il mondo fosse ancora governato da regole multilaterali condivise, mentre gli altri attori stanno già operando dentro un sistema apertamente neo-feudale, dove contano relazioni personali, protezione militare, accesso al dollaro e controllo delle supply chain.
Il diplomatico tradizionale rischia di fare la fine del cocchiere nell’era dell’automobile: elegante, preparato, ma irrilevante.
Perché nel nuovo ordine geopolitico il potere non appartiene più a chi scrive le regole.
Appartiene a chi controlla gli intermediari.
Il comune di Brescia, a quanto pare, ha trovato una miniera d'oro con quegli autovelox in tangenziale... multe a raffica per eccesso di 0,13 km/h, che se li spendano in medicine, come si suol dire.
In 52BC, at the Battle of Alesia, Julius Caesar used double lines of contravallation and circumvallation (inward facing AND outward facing defensive lines) to prosecute his siege of Vercingetorix in his hilltop fortress against any hope of resupply or reinforcement from other Gallic tribes.
It was the decisive defeat of Gallic resistance to Roman conquest.