Un tempo la guerra la raccontavano così: carri armati, caccia, portaerei, missili, generali con le mappe e l’aria di chi sta per spiegarti perché bisogna tagliare altri 20 miliardi alla sanità e darli a Lockheed Martin.
Poi arriva un drone.
Piccolo, economico, magari assemblato con componenti commerciali, guidato via radio, via satellite o addirittura attraverso un cavo di fibra ottica.
E all’improvviso non cambia solo il modo di colpire.
Cambia il fronte.
Cambia la logistica.
Cambia la difesa aerea.
Cambia il rapporto tra costi e risultati.
Cambia persino il confine tra guerra per procura e guerra diretta.
In Ucraina la guerra dei droni ha già trasformato tutto: le retrovie non sono più sicure, ogni strada può diventare un bersaglio, ogni concentrazione di mezzi può essere vista, ogni convoglio può essere seguito, ogni deposito può essere colpito.
Ma il punto più inquietante è un altro.
Quando un drone viene guidato attraverso una rete satellitare globale, chi lo sta pilotando davvero?
Un operatore ucraino?
Un tecnico NATO?
Un contractor privato?
Qualcuno seduto a migliaia di chilometri dal fronte?
E se non sappiamo chi pilota il drone, come facciamo a sapere dove finisce la guerra per procura e dove comincia l’escalation diretta?
Ne abbiamo parlato con Stefano Orsi, analista militare, curatore del canale YouTube Stefano Orsi e vecchio amico di OttolinaTV, in una nuova puntata di Ottolina e mezzo EXTRA.
Un viaggio dentro la rivoluzione della guerra dei droni: dagli attacchi ucraini alla logistica russa, ai droni navali, alla fibra ottica, all’intelligenza artificiale, fino al rischio che questa guerra stia davvero sfuggendo di mano.
Ci vediamo qui https://t.co/odFP5Q7Vl7
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"Italia unica tra i grandi Paesi a rispettare i limiti alle uscite sia quest’anno sia nel 2027". È uno dei principali motivi per cui l'Italia è uno dei Paesi col più basso tasso di crescita di UE ed Eurozona (che a loro volta sono le zone col più basso tasso di crescita al mondo). Tanto per fare un esempio, mentre tra il 1992 e il 2025 l'Italia ha tolto dalla propria economia (cioè a famiglie e imprese) 830 miliardi di euro a suon di avanzi primari (austerità), la Francia ne ha immessi 1.500 miliardi, la Spagna 670 miliardi. Spagna che è anche percettrice netta del bilancio europeo (180 miliardi di contributi netti ricevuti, 480 miliardi lordi), al contrario dell'Italia che è contribuente netta (200 miliardi di contributi netti versati, 500 miliardi lordi).
@BonaldoSca42179@StefanoPeppini@LeofaccoTweet Definizione inventata così tanto per dire qualcosa visto che non c'è proprietà privata del suolo; lo Stato controlla le grandi banche,
I flussi di capitale,
Il tech.
Le risorse chiave.
Nomina i vertici delle aziende.
Non proprio capitalismo.
@francon61989255@LeofaccoTweet Non è una distorsione marginale del marxismo, è la sua negazione strutturale, con l'apparato autoritario tenuto in piedi per garantire esattamente ciò che Marx voleva eliminare."
@francon61989255@LeofaccoTweet Concordo sulla precisazione. Marx voleva il merito come fase transitoria verso il bisogno, non come fine. La Cina ha preso la fase transitoria, l'ha resa permanente, e l'ha combinata con un Gini da economia estrattiva.