The real Syrian Arab Army was Syria’s children.. Every sect, every village, every corner of al-Sham. Students put down their books and picked up rifles to defend their homeland as Israel, the USA, their takfiri proxies, foreign terrorists and most powerful states from across the world turned what was one of the worlds most safest countries into a killing field…
The real Syrian Arab army fought Israel for decades and then fought ISIS, al-Qaeda and one of the most ruthless internationally fuelled insurgencies. The bitterest betrayal was watching so much of the Muslim world help tear apart the very Syrian front that had sacrificed for Palestine.
Now we’re offered theatre as “liberation” while Syrian land is occupied and Syrians are killed, kidnapped and displaced.
Never let them rewrite who those soldiers were. They were Sunni, Alawite, Shia, Christian, Druze, Ismaili and more. They were students, fathers, brothers and sons.
They were not a sect. They were Syria..
This picture might not mean much to you, but it means a great deal to me. It allows me to stay by my brother's side every day and try to feed him as much as I can to keep him healthy. I hope to leave my mark here.
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Accidenta a voi, il woke e le seghe.
Fermi. Fermi un secondo.
Non è il classico “sfogo cattivo”, vi voglio spiegare un paio di cose importanti.
Conte ha mandato una letterina a Repubblica: con il woke la sinistra non fa giustizia. E allora da stamattina metà Italia è diventata esperta di una parola che ieri, se la sentiva al bar, pensava fosse una padella o un insulto in turco. Meraviglioso. Siamo un popolo che in due ore si laurea in sociologia americana e in dieci anni non impara a capire come si usa un bancomat.
Cosa ha detto, in soldoni, l’avvocato? Che gli eccessi di quella cultura arrivata dagli Stati Uniti lo lasciano “fortemente perplesso”. Che è diventata “una religione morale autoreferenziale”. E che se i progressisti vogliono fare qualcosa di utile, si occupino di chi è sottopagato, degli operai, dei piccoli, della classe media che non sa più dove sbattere la testa. Diciamo che ha fatto eco alle parole di Alexandria Ocasio-Cortez, che in America ha detto che la prima puntata del woke era una follia e che si deve tornare all’economia. Tradotto: prima vi facevo i discorsi belli, adesso ho capito che coi discorsi belli si perdono le elezioni. Che geni maledetti.
E quindi? Quindi nel campo largo è partita la sceneggiata di agosto. Mentre noi si bestemmia guardando il display del benzinaio, in TV ci dicono che qualcuno del PD dichiara: “Sì, sugli eccessi ha ragione, però i diritti civili”. Qualcun altro già conta i voti per le primarie. I giornali (quelli che campano anche coi tuoi soldi) ti spiegano che è un dibattito epocale. E tu, mentre avviti il tappo del serbatoio dopo aver messo 10 euro di benzina, pensi “Epocale un cazzo”.
Ma perché ci parlano di cazzate e pure in inglese?
Perché sanno bene chi siamo. E come distrarci.
L’indagine OCSE PIAAC sul 2023 dice che il 35% degli adulti italiani tra 16 e 65 anni è analfabeta funzionale: legge, ma un testo un po’ lungo lo capisce a pezzi. Media OCSE: 26%. Al Sud e nelle Isole siamo intorno a uno su due. Istat conferma: competenze sotto la media, Paese in coda.
Non ti sto perculando né facendo il saccente: ti sto spiegando il trucco. Ti sparano addosso un termine straniero, ti chiedono di schierarti entro l’ora di cena, e se fai la faccia di chi non ha capito sei tu il problema. No, caro. Il problema è chi ti parla in codice per non parlarti di stipendi fermi da 30 anni.
Ora ti spiego di che stanno parlando davvero. Così ti incazzi anche di più.
Woke, in inglese, vuol dire sveglio. Negli anni Trenta, tra gli afroamericani, “stay woke” era un avviso da sopravvivenza: sta’ sveglio, tieni gli occhi aperti, il razzismo non è un’opinione, è una trappola. Poi la parola si è allargata: apri gli occhi anche su chi viene umiliato perché donna, perché diverso, perché non ha voce. Fin qui, sacrosanto. Il casino arriva dopo, quando “essere svegli” diventa un esame da salotto. Sbagli una formula e sei un mostro. Un operaio che dice “io voglio lo stipendio, non la lezioncina” viene trattato come un cavernicolo. E intanto lo stipendio non arriva a metà mese, la scuola non insegna a capire un testo, e in tv continuano a farci credere che un branco di furbi incompetenti siano degli statisti di cui fidarsi e ai quali mettere in mano la nostra vita votandoli. Gli stessi. Da 40 anni.
La destra usa stocazzo di “woke” come manganello: tutto ciò che non gli garba è woke, quindi da buttar via col bambino, col bagnetto, la rubinetteria, la babysitter, e ogni cosa. Una certa sinistra lo usa come tessera: se non reciti la litania sei reazionario, punto. In mezzo ci sei te. Che non sei scemo. Sei stanco. Stanco di farti dare del villano se non mastichi l’inglese. Stanco di eleggere questi finti politici e poi sentirti dire che il vero scandalo è non essere ��woke”. Stanco di una televisione che deve trasformare l’ignoranza in successo, e di una classe politica che fa di tutto per sembrare come te, mentre vive in un pianeta dorato totalmente disconnesso dal tuo stile di vita e da quello della tua intera stirpe.
Giustizia vera è salario, casa, sanità, pace, rispetto. Il resto è pantomima. All’origine “woke” era un allarme: non dormire mentre ti fregano. Oggi, da noi, è spesso il passatempo di chi ha già da mangiare e si annoia. Cerchiamo di rimanere svegli sulle cose che toccano davvero il nostro portafoglio e la nostra dignità. Il resto lasciamolo ai giornali: siamo ancora a fine estate, la gente è in ferie, e il vuoto va riempito con qualcosa. Meglio una parola americana. Costa poco e non sposta nessun numerino nelle bollette degli italiani. E soprattutto, non mette di fronte al vero problema la coalizione di opposizione: riarmo si o no? Macché… Parliamo agli italiani di "woke", è meglio.
#GianniMagini #IlCattivo #Woke
12-year-old Palestinian YouTuber Awni Al-Dous, who dreamed of reaching 100,000 subscribers, was killed in an Israeli airstrike on Gaza.
Last year, he celebrated reaching 1,000 subscribers with this joy.
Nella lunga storia delle coppie centrali di centrocampo non credo sia esistito niente di più distante a livello di intelligenza calcistica di #Musah-#Modric di domani sera a Torino. Almeno sarà interessante a livello scientifico.
Mentre il costo della benzina continua a salire e i Paesi di mezza Europa si preparano a rimandarci indietro i migranti, giornali e telegiornali si occupano della vita privata di Sigfrido Ranucci…
I morti civili nella guerra in Ucraina sono circa il 3% del totale; a Gaza oltre l'80%: nel primo caso politica e media occidentali gridano all'inaudito massacro di donne e bambini e dagli all'orco russo; nel secondo fanno spallucce e alimentano il genocida
Esiste una dottrina. Non è scritta nei trattati. È stata pronunciata da chi conosce la macchina.
Se Israele ritiene minacciata la propria esistenza, userà le armi nucleari. Non soltanto contro chi la invade. Contro tutti. Inclusi coloro che l’hanno armata, coperta e finanziata per decenni.
Martin van Creveld lo ha detto senza veli: possediamo diverse centinaia di testate e missili. Possiamo lanciarli in ogni direzione, forse anche su Roma. Le capitali europee sono alla portata. Israele deve essere il cane pazzo, troppo pericoloso da disturbare. Abbiamo la capacità di portare giù il mondo con noi. E accadrà prima che Israele scompaia.
Questa non è la deterrenza reciproca delle grandi potenze. È il ricatto del suicidio collettivo. Sansone, accecato, abbatté le colonne e seppellì i Filistei insieme a se stesso. Qui il tempio è l’intera civiltà umana.
La “minaccia esistenziale” è un concetto elastico. Non coincide soltanto con l’invasione che cancella lo Stato. Coincide con qualsiasi sfida che metta in crisi il progetto politico e territoriale che quello Stato intende conservare. Quando la sopravvivenza viene identificata con il dominio, ogni resistenza seria diventa pretesto per il gesto finale.
L’Occidente ha costruito questo arsenale. Ha chiuso gli occhi su Dimona. Ha fornito tecnologia, ha coperto l’ambiguità, ha trasformato il silenzio in politica. Ha accettato che un Paese, uscito dalle ceneri di un genocidio, potesse armarsi in segreto e poi tenere il pianeta in ostaggio. Ha preferito non vedere.
Il “mai più” è stato rovesciato. Da rifiuto assoluto dello sterminio è diventato minaccia: se cadiamo, cadiamo tutti. La memoria della persecuzione, invece di produrre un tabù inviolabile sulla distruzione di massa, è stata piegata in un’ipoteca sul futuro dell’umanità.
Un popolo che ha conosciuto l’abisso dovrebbe essere il primo a rifiutare di trascinare gli altri nello stesso abisso. Invece la dottrina annuncia il contrario. Non è forza. È la confessione di una debolezza che si maschera da onnipotenza.
Il vero pericolo non sta nei razzi di chi resiste a un’occupazione prolungata. Sta in chi, avendo già il monopolio nucleare regionale, si riserva il diritto di usarli contro tutti — nemici, spettatori, alleati — nel momento in cui il proprio ordine entra in crisi.
Questo è l’aspetto della vera minaccia. Questo è il vero nemico dell’umanità: la pretesa di possedere il diritto di farla finita con tutti, se non si può più avere tutto.
Chi tace, chi la tratta come dettaglio strategico, chi la giustifica come ultima risorsa, diventa complice. Il mondo non può continuare a fingere che un simile ricatto sia normale. Non lo è. È la negazione di ogni futuro comune.
Ranucci quante starnuti ha fatto oggi? A Ceuta tutto tranquillo? Roggero ce l'ha Dazn in carcere? A Garlasco è spuntata una nuova impronta? Nel frattempo si rischia il gasolio a 3 € al lt.Mi raccomando, continuate a fare il gioco meschino di questi politici e media miserabili