Il 14 dicembre 2025 ad Atreju la premier Giorgia Meloni attaccava il candidato del M5S in Calabria Pasquale Tridico che aveva promesso l’esenzione del bollo auto: “Roba che nemmeno Cetto La Qualunque”, diceva Meloni.
Oggi il governo ha cancellato il bollo auto per il 2027.
La parte più divertente delle peggiori destre contemporanee è vedere come riescano a strizzare l’occhio ai No Vax mentre, contemporaneamente, sposano palesemente molti degli ideali del fascismo, pur guardandosi bene dal dichiararsi fasciste.
Perché c’è un piccolo problema storico: il regime che prendono a modello per autoritarismo, nazionalismo, culto dell’ordine e dello Stato forte non era esattamente famoso per dire: "tesorino, se non ti vaccini va bene lo stesso <3"
Nel 1939 il regime fascista rese obbligatoria la vaccinazione antidifterica e predispose strumenti per controllarne l'applicazione. Cosa che fecero con l’antivaiolosa e che, quindi, avrebbero fatto con ogni altro vaccino sviluppato successivamente.
Quindi mi chiedo cosa sarebbe successo ai moderni No Vax se si fossero ritrovati davvero sotto un regime del genere.
Oggi possono ignorare un obbligo, indignarsi sui social, fare video, organizzare proteste, presentare alle scuole false prenotazioni dell'ASL e gridare alla dittatura sanitaria.
Sotto una dittatura vera, probabilmente avrebbero scoperto che “obbligatorio” non era semplicemente un suggerimento scritto su un decreto.
E qui arriva il capolavoro del cortocircuito:
amano l’idea dello Stato forte, dell’autorità, dell’ordine e della disciplina…
…fino al momento in cui lo Stato dice loro di fare un vaccino.
A quel punto improvvisamente diventano tutti anarchici.
Insomma, non vogliono il fascismo.
Vogliono il fascismo personalizzato: autoritario con gli altri, libertario quando riguarda loro.
INVIATI DI REPORT: PROPOSTA IRRICEVIBILE, PRONTI AD ANDARCENE
La decisione assunta dalla Rai è per noi completamente irricevibile. Nel caso in cui la Rai non intenda tornare sui propri passi, abbandoneremo in blocco il programma
#report#reportrai3
He asked a legitimate question and because Vance has no defensible answer and cannot blame Biden, he attacks the reporter and takes offense then moves on
Gira il video di Giorgia Meloni quando dichiarò in TV che non avrebbe vaccinato sua figlia.
Ora, i genitori di Palermo della bambina morta possono essere ignoranti quanto ci pare, ma proviamo per un attimo a immaginare che, alla domanda «Perché non avete vaccinato vostra figlia?», avessero risposto: «Perché la presidente del Consiglio in TV ha detto che non avrebbe vaccinato la sua».
Cosa gli si sarebbe potuto dire? Niente.
Perché se le persone più semplici non hanno gli strumenti per distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, devono poter contare su punti di riferimento forti nelle istituzioni.
E chi ricopre quei ruoli dovrebbe essere consapevole che ogni parola pronunciata pubblicamente può avere conseguenze ben oltre la propria famiglia.
Avete capito chi è Vannacci?
Roberto Vannacci vuole modificare l’articolo 48 della Costituzione. Quello che dice che il voto è personale ed eguale.
Vuole dare ai genitori più schede elettorali: tante quanti sono i figli, divise tra padre e madre e, quando il numero è dispari, assegnate a turno.
Fermiamoci su questa cosa.
In Italia il suffragio universale ed eguale è arrivato nel 1946, dopo vent’anni di fascismo e una guerra mondiale. Ottant’anni dopo un partito rappresentato in Parlamento scrive nel proprio programma che vuole modificare proprio l’articolo 48 per dare ad alcuni cittadini più voti di altri.
È un programma per governare l’Italia.
Forse sarebbe il momento di capire con chi abbiamo a che fare.
Perché è possibile che Roberto Vannacci dica cose del genere e continui a essere trattato come folklore? È possibile mettere in discussione l’uguaglianza dell’articolo 3 della Costituzione, l’eguaglianza del voto dell’articolo 48, i diritti civili, la parità tra uomini e donne, la libertà delle persone e continuare a raccontare tutto come l’ennesima provocazione del generale?
Adesso basta.
Vuole cancellare le unioni civili. Vuole il matrimonio come unico istituto riconosciuto per la coppia perché soltanto la procreazione avrebbe «rilievo pubblico». Vuole riservare le adozioni alle famiglie composte da un padre e una madre. Vuole limitare l’accesso all’aborto e riconoscere giuridicamente il concepito. Vuole impedire che contenuti definiti «genderisti» e «omosessualisti» arrivino in televisione quando potrebbero vederli i bambini, con una fascia protetta che arriverebbe fino alle undici di sera. Vuole portare l’educazione militare nelle scuole.
Prima c’erano stati il «patriarcato mediterraneo» e la battaglia contro il riconoscimento specifico del femminicidio. Adesso nel programma c’è anche la preferenza esplicita per gli immigrati provenienti da Paesi a maggioranza cristiana, considerati più compatibili culturalmente con l’Italia.
Mettete insieme i pezzi e smettono di essere sparate.
Compare un’idea precisa di società. Lo Stato decide quale famiglia merita di essere riconosciuta, quali coppie possono avere determinati diritti, fino a dove arriva la libertà di una donna, quali identità devono essere tenute lontane dai bambini, quali stranieri sono più desiderabili degli altri. Arriva persino dentro la cabina elettorale e decide che un cittadino con figli può contare politicamente più di uno senza figli.
Avete capito dove vuole andare?
Vannacci vuole uno Stato che entri nelle famiglie, nelle relazioni affettive, nelle scelte delle donne, nelle identità personali, nelle televisioni, nelle scuole e nella cabina elettorale. Uno Stato che stabilisca il modello giusto e costruisca le proprie leggi intorno a quel modello.
La chiama libertà.
La libertà è poter vivere diversamente da Roberto Vannacci senza che Roberto Vannacci possa usare lo Stato per decidere come devi vivere tu.
Poi c’è Dio.
Vannacci prende la parte più tradizionalista e reazionaria del cattolicesimo, la trasforma in identità nazionale e la porta dentro lo Stato.
Per ottenere la cittadinanza italiana vuole che uno straniero sottoscriva una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana. Per scegliere gli immigrati ai quali consentire l’ingresso propone di privilegiare quelli provenienti da Paesi a maggioranza cristiana. Per gli altri il suo programma arriva a parlare di «invasione maomettana di massa».
A quel punto la fede diventa politica. La religione diventa un criterio per scegliere chi è più adatto a diventare italiano. Una determinata morale cristiana diventa il modello sul quale costruire famiglia, sessualità, riproduzione e diritti civili.
Questa strada ha un nome antico.
È la strada che porta uno Stato laico verso uno Stato confessionale e, spinta fino in fondo, verso un’idea teocratica del potere: una verità religiosa assunta dallo Stato come verità pubblica e trasformata in regola anche per chi quella religione non la professa.
È proprio qui che torna in mente l’Afghanistan.
Da anni guardiamo i talebani e vediamo una società nella quale una concezione religiosa diventa legge dello Stato. Vediamo qualcuno decidere in nome di Dio come deve vivere una donna, quale famiglia sia conforme alla morale, quali comportamenti siano leciti, cosa possa essere insegnato, mostrato, detto.
Cambiano la religione, la storia, i metodi, la misura della repressione. Resta una domanda terribilmente semplice: quanto della propria fede ha diritto di imporre agli altri chi governa uno Stato?
Se la risposta è «quanto ritiene giusto», abbiamo già abbandonato un pezzo dello Stato laico.
Allora apriamoli davvero, questi Vangeli che vengono continuamente sventolati in nome della «civiltà cristiana».
Dove insegna Gesù Cristo a selezionare gli stranieri in base alla loro religione? Dove assegna più dignità a una famiglia rispetto a un’altra? Dove stabilisce che un uomo debba avere più potere politico perché ha avuto più figli?
Nei Vangeli trovo molto più facilmente lo straniero, il povero, l’ultimo, l’escluso.
Il cristianesimo di Vannacci assomiglia invece sempre più a una frontiera: serve a stabilire chi sta dentro e chi resta fuori.
Questa è la parte che dovrebbe inquietare anche un cattolico.
Una fede può essere conservatrice senza diventare uno strumento dello Stato. Può avere una morale severissima senza trasformarla nella legge di tutti. Può considerare sacro il proprio modello di famiglia senza togliere allo Stato il dovere di riconoscere cittadini che vivono secondo modelli diversi.
Vannacci vuole oltrepassare quel confine.
Dov’è allora il Governo? Dov’è Giorgia Meloni? Dove sono quelli che parlano ogni giorno di Costituzione, libertà e Occidente?
Giovanni Donzelli ha chiuso la porta a un’alleanza con Futuro Nazionale. Vannacci gli ha risposto che se Meloni è disposta a perdere le elezioni, lui è pronto a vincerle.
Poi arrivano i numeri.
Nella rilevazione Ipsos Doxa per il Corriere della Sera del 25 luglio, Futuro Nazionale è al 7,1%, in crescita di 1,1 punti in un mese. La Lega è al 5,1%, in calo di mezzo punto.
Ma il numero che conta per Giorgia Meloni è un altro.
Con Futuro Nazionale dentro, il centrodestra arriva al 47,9%.
Senza Vannacci si ferma al 40,8%.
Sette punti.
Eccolo, il peso politico di Vannacci.
Sette punti spiegano molto meglio di cento dichiarazioni quanto potrebbe costare alla destra rompere davvero con lui. Donzelli può chiudere tutte le porte che vuole davanti ai microfoni. Quei numeri restano lì.
Ed è per questo che il silenzio sul merito delle sue proposte diventa politicamente enorme.
Perché qui non stiamo parlando di una frase infelice del generale. Stiamo parlando dell’articolo 48 della Costituzione, dell’uguaglianza del voto, dei diritti civili, dell’aborto, delle unioni civili, della cittadinanza, della religione usata come criterio di appartenenza.
Su questo Giorgia Meloni dovrebbe dire agli italiani una cosa molto semplice: questo progetto di società è compatibile oppure no con la destra che governa l’Italia?
Dove sono i liberali della destra italiana? E dove sono i giornali capaci di raccontare questa storia per quello che è, invece di aspettare la prossima frase del generale buona per un titolo e un talk show?
La magistratura qui c’entra fino a un certo punto. Le idee si combattono politicamente finché restano idee. La responsabilità è di chi le normalizza, di chi le minimizza, di chi le trasforma in spettacolo e di chi pensa di poterle usare per prendere qualche voto senza pagarne il prezzo.
Vannacci ormai ha ben altro che un microfono.
Futuro Nazionale ha otto deputati alla Camera: Laura Ravetto, Rossano Sasso, Edoardo Ziello, Emanuele Pozzolo, Domenico Furgiuele, Gianangelo Bof, Attilio Pierro e Davide Bergamini. Provengono da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Alla Camera siedono nella componente del gruppo Misto «Futuro Nazionale Vannacci - Free».
Quel «Free» racconta una storia meravigliosa.
Free era una lista che alle politiche del 2022 aveva raccolto 829 voti.
Ottocentoventinove.
Il suo simbolo ha consentito ai parlamentari di Futuro Nazionale di utilizzare la deroga prevista dal regolamento della Camera e costituire una componente politica pur senza raggiungere il numero normalmente necessario.
Gli otto deputati erano stati eletti con altri partiti. Futuro Nazionale alle elezioni del 2022 neppure esisteva. Oggi siedono sotto un nome nuovo, agganciato al simbolo di una lista da 829 voti.
E qui la storia diventa quasi oscena.
Il partito che vuole cambiare l’articolo 48 per dare ad alcuni italiani più voti degli altri ha costruito la propria presenza organizzata alla Camera utilizzando il simbolo di una lista votata da 829 persone.
Adesso vuole decidere quanto deve pesare il nostro voto.
Dietro Vannacci c’è ormai una struttura politica. C’è un coordinatore nazionale, ci sono responsabili regionali e dipartimenti, c’è Lorenzo Gasperini come responsabile nazionale del programma. Il documento che stiamo leggendo è stato elaborato, organizzato e presentato come progetto politico per l’Italia dei prossimi dieci anni.
Quindi basta con la macchietta.
Le democrazie possono essere consumate molto prima di vedere i carri armati davanti al Parlamento. Basta abituarsi. Una cosa aberrante diventa una provocazione. La provocazione diventa una posizione politica. La posizione politica entra in un programma. Il programma prende voti.
Poi arriva il giorno in cui qualcuno ha abbastanza voti per provarci davvero.
Roberto Vannacci ha un partito. Ha otto deputati. Ha una struttura. I sondaggi gli attribuiscono milioni di potenziali elettori.
E ha scritto il Paese che vuole.
Ha scritto quali famiglie riconoscere, quali diritti restringere, quali stranieri preferire, quale morale portare dentro lo Stato.
Ha scritto persino quale articolo della Costituzione vuole cambiare per modificare il peso del voto degli italiani.
Il 48.
Leggetelo.
Poi almeno smettiamo di dire che non avevamo capito.
Anna Rosa Bartolotta aveva 4 anni.
È morta a Palermo con un quadro ritenuto compatibile con la difterite; gli accertamenti definitivi sono ancora in corso. Non era vaccinata. I genitori hanno riferito ai medici di aver temuto il vaccino perché convinti che l’autismo di un cugino fosse stato provocato dal trivalente.
Quella storia è falsa.
Non “controversa”.
Non “da approfondire”.
FALSA.
L’ISS ricorda che gli studi non hanno trovato alcun nesso causale tra vaccino MPR e autismo.
E allora basta raccontare che l’antivaccinismo italiano sia spuntato dal nulla su Facebook.
Per anni pezzi della POLITICA gli hanno dato palco, microfoni e rispettabilità.
Alcuni esempi:
@PaolaTavernaM5S, @Mov5Stelle:
«C’è una sentenza che sostiene che il vaccino può causare l’autismo».
Poi:
«Un bambino non vaccinato è un bambino sano».
@beppe_grillo, fondatore del @Mov5Stelle:
spettacoli e blog hanno rilanciato per anni materiale contro i vaccini e il presunto rapporto con l’autismo.
@AlfonsoBonafede, allora @Mov5Stelle:
sul blog di Grillo celebrava una decisione giudiziaria perché non escludeva il vaccino come concausa dell’autismo.
E il @Mov5Stelle nel 2014 riuscì persino a depositare una proposta di legge in cui si evocavano collegamenti tra vaccinazioni e LEUCEMIE, immunodepressioni, mutazioni genetiche, TUMORI, AUTISMO e allergie.
Non una chat Telegram di qualche matto.
UN ATTO PARLAMENTARE.
@BartolomeoPepe, eletto con @Mov5Stelle:
tentò di portare al Senato “Vaxxed”, il film di Andrew Wakefield, l’uomo all’origine della frode scientifica vaccini-autismo.
Poi arriva la @LegaSalvini.
@matteosalvinimi, @LegaSalvini, nel 2018:
«10 vaccini obbligatori sono inutili e in parecchi casi PERICOLOSI se non DANNOSI».
Non disse soltanto:
“sono contrario all’obbligo”.
Disse PERICOLOSI.
Disse DANNOSI.
@SimoPillon
«Non si possono costringere vaccini che sono ancora nella fase sperimentale».
@ClaudioBorghi, @LegaSalvini:
uno dei volti politici più rumorosi della battaglia contro obblighi e Green Pass. Lui si dichiarava vaccinato, ed è corretto ricordarlo. Ma il megafono politico al mondo “free-vax” c’è stato eccome.
E continuiamo.
@SaraCunial, eletta e poi espulsa con @Mov5Stelle:
arrivò a definire le vaccinazioni un «genocidio gratuito».
@BarillariDav, eletto con @Mov5Stelle:
si puntò una pistola al braccio per rappresentare il vaccino come una «roulette russa».
Se va male?
«Ictus cerebrale, trombosi e morte».
@gparagone, ex @Mov5Stelle:
«Sono un free-vax», parlando di vaccini ancora in «fase sperimentale».
@SERGIOBERLATO, @FratellidItalia:
«Siamo tutti topini bianchi».
«Sperimentazione di massa».
«Sostanze geniche sperimentali».
@ladyonorato, eletta al Parlamento europeo con @LegaSalvini:
per anni ha rilanciato tesi contro i vaccini Covid, comprese affermazioni poi smentite sulla presunta cancerogenicità di un componente del vaccino Pfizer.
Ora, sia chiaro.
Nessuno può dimostrare che una frase di uno di questi politici abbia determinato la scelta dei genitori di Anna Rosa.
Ma è altrettanto indecente fingere che LE PAROLE NON CONTINO.
Se per raccattare qualche voto dici alla gente che i vaccini causano l’autismo, sono una “roulette russa”, “sostanze geniche”, “pericolosi”, “dannosi” o addirittura un “genocidio”, stai seminando paura contro uno degli strumenti che ha salvato più vite nella storia della medicina.
Poi passano gli anni.
La bufala resta.
E quando nel 2026 una famiglia crede ancora che un vaccino provochi l’autismo, improvvisamente tutti diventano prudenti, scientifici e responsabili.
Troppo comodo.
I #novax sono un pericolo bisogna prenderne atto
Tu
Tu che hai votato Meloni perché sei un poveraccio e lei ti ha dato i migranti. Dei poveracci più poveracci di te da odiare, per sentirti finalmente qualcuno.
Questo ti ha dato. Non il lavoro, non lo stipendio. Qualcuno da guardare dall’alto. Prima volta nella vita.
Tu che hai votato Meloni per quella fiamma. Gli Almirante, i Rauti, i La Russa, i Rampelli. Ti riporta a un tempo magico che non hai vissuto, dove credi che uno come te comandasse e gli altri stavano zitti. Ma uno come te in quel tempo lì zappava. O moriva a vent’anni sul Don con le scarpe di cartone. Il ricordo che ti hanno venduto non è il tuo. È il loro.
Tu che hai votato Meloni convinto che il nero, oltre alla camicia, fosse quello che potevi fare impunito. E quello per cui ti avevano già pizzicato sanato, perdonato, chiuso lì.
E invece la GdF continua a cercarti.
Adesso conta. Quattro anni.
Guadagni meno. La spesa costa di più e lo sai perché la fai tu, non lei.
I migranti sono ancora lì. Gli sbarchi pure. Li odi ancora, ti sfoghi ancora, domani ce ne saranno altri. Perché servono lì. Non a te. A lei.
Il condono l’hanno preso quelli col commercialista bravo. Tu la cartella ce l’hai ancora nel cassetto.
Quando sei stato male hai pagato. Diciotto mesi di attesa o quattrocento euro, hai scelto quattrocento euro.
Tuo figlio manda curriculum a Monaco di Baviera. Quella che doveva difenderti dai migranti ha fatto emigrare lui.
La tua leader la sfottono in mezza Europa e tu ti incazzi come se stessero sfottendo te. Giusto. Stanno sfottendo anche te.
Lei intanto va a cena con quelli che ti hanno licenziato. Ci va da pari a pari. Tu quel tavolo non lo vedrai mai. Non sei invitato, non sei previsto, non servi. Sei il voto, non l’ospite.
Loro ci hanno contato, sulla tua rabbia. L’hanno misurata, targettizzata, comprata a quattro euro a clic. Hanno pagato gente per scriverti le cose che volevi sentire. Non ti hanno considerato un cittadino. Ti hanno considerato prevedibile.
Prevedibile è la parola. Uno che si accontenta di odiare qualcuno più povero di lui e poi vota buono.
Ora tu, dopo quattro anni. Ora che la tua vita è peggiorata, e già faceva schifo prima. Ora tu la voteresti ancora?
Forse la risposta è sì. Non perché stai meglio. Perché cambiare idea vorrebbe dire ammettere che ti hanno fregato, e quello fa più male della cartella esattoriale.
Però intanto pensaci. Da solo. Che sui social non ti guarda nessuno.
Last night I flew from 🇪🇸to🇮🇹. There was no passport check when we arrived, it arrived like any plane from Schengen.
That's the absurdity of this - they're only doing a few spot checks. This is all theatre. But it's theatre they can't back down from now because they pretended it was so important.
Per quattro giorni ci hanno raccontato che Giorgia Meloni aveva radunato 22 Paesi europei per mettere Pedro Sánchez con le spalle al muro.
Italo Bocchino aveva già stappato lo spumante: Sánchez “politicamente umiliato”, la Spagna sotto processo, l’Europa finalmente schierata dietro Giorgia Meloni.
Poi, però, i ministri dell’Interno dell’Unione europea si sono riuniti davvero.
E il presunto processo alla Spagna si è trasformato in una vera e propria attestazione di fiducia.
Il comunicato finale esprime “forte solidarietà” a Madrid e definisce “rapida ed efficace” la risposta delle autorità spagnole. Riconosce che la stragrande maggioranza delle persone entrate irregolarmente è già stata rimpatriata e, soprattutto, che non si sono verificati spostamenti verso la Spagna continentale né verso altri Stati membri.
Tradotto: la presunta invasione dell’Europa evocata nei giorni scorsi si è fermata ben prima di raggiungere quel fantomatico confine tra Italia e Spagna.
E la famosa lettera dei 22?
Sparita.
Nel documento finale non compare una sola parola sul presunto “fattore di attrazione” della regolarizzazione spagnola. Nessuna accusa a Pedro Sánchez. Nessuna richiesta di sospendere la Spagna da Schengen. Nessun riferimento ai tanto evocati return hubs sostenuti dal governo italiano.
Ci sono, invece, le indicazioni condivise da sempre: rafforzare le frontiere esterne, combattere i trafficanti, accelerare i rimpatri e collaborare con i Paesi terzi. Esattamente ciò che la Spagna stava già facendo insieme al Marocco.
L’unico richiamo riguarda la necessità di coordinare meglio la comunicazione durante le crisi e contrastare la manipolazione delle informazioni.
Un dettaglio quasi ironico.
Perché, alla fine, sembra che una parte del problema non fossero soltanto i trafficanti, ma anche la quantità di narrazioni costruite attorno alla vicenda di Ceuta.
L’obiettivo dichiarato era mettere Pedro Sánchez sul banco degli imputati.
Il risultato finale è stato un comunicato europeo che esprime solidarietà alla Spagna e ne riconosce l’efficacia nella gestione della crisi.
Della presunta “umiliazione” resta soprattutto il racconto costruito nei giorni precedenti.
Le TV spagnole prendono a sberle il governo italiano con dei semplici numeri.
La nana dice al gigante che non è alto abbastanza.
#meloni_vergogna_Internazionale#Sanchez