DAC8 è entrata in vigore il primo gennaio. Ogni CASP in UE deve raccogliere e comunicare al fisco identità completa, codice fiscale, indirizzo di residenza valore del wallet e importo delle transazioni di ogni utente. Le informazioni viaggiano in automatico tra le 27 amministrazioni degli Stati membri. Il più vasto database di detentori di criptovalute mai concepito, accessibile a migliaia di funzionari.
Questi database non restano sulla carta. Nella Fermata #287 ho raccontato la funzionaria fiscale di Bobigny che rivendeva a una banda criminale gli indirizzi dei contribuenti crypto estratti dal software del fisco. Senza contare la violazione di Waltio, 50.000 utenti esposti.
I risultati si leggono nei numeri del 2026: almeno 41 tra sequestri e invasioni domestiche legate alle criptovalute solo nei primi mesi dell'anno. Uno ogni due giorni e mezzo. Circa il 70% di tutti i wrench attack registrati nel mondo quest'anno è avvenuto in Francia. Il database di Jameson Lopp ha superato i 188 casi totali, con le aggressioni fisiche in crescita del 250% in un anno.
@BULLBITCOIN_, il più longevo exchange Bitcoin-only e non custodial al mondo, ha deciso di reagire. Ha impugnato il decreto francese davanti al Conseil d'État su due fronti. Uno tecnico: il decreto ha esteso gli obblighi a staking e prestito oltre quanto la legge consente, in violazione dell'articolo 34 della Costituzione francese. Uno di merito: DAC8 sarebbe incompatibile con gli articoli 7 e 8 della Carta UE su vita privata e protezione dei dati.
Nessun tribunale nazionale può cancellare una direttiva europea. Per questo Bull chiede al Conseil d'État di girare la questione alla Corte di giustizia UE. Se la direttiva venisse dichiarata invalida, l'intera base giuridica degli obblighi di segnalazione crollerebbe in tutti e 27 gli Stati membri, in modo permanente.
La prima crepa nel muro.
Ne parlo in dettaglio nella Fermata #307: https://t.co/7Cyq5oVkUl
🇮🇹: Oggi il Parlamento europeo vota su Chat Control. Qualunque sia l’esito, non distogliete lo sguardo proprio ora.
È importante sapere che Chat Control 1.0 NON è la scansione obbligatoria. È la deroga ePrivacy scaduta, la base giuridica per le piattaforme che scelgono di scansionare i messaggi privati. Volontaria.
Grave? Molto. Respinta a marzo. Scaduta ad aprile. Resuscitata a luglio con procedura d’urgenza, nell’ultimo giorno prima della pausa estiva, quando per bloccarla servono 361 voti e ogni eurodeputato assente conta come un sì.
Non hanno vinto la discussione. Hanno cambiato le regole.
Ma perché adesso? Perché al Consiglio dell’UE serve per guadagnare tempo e vantaggio in vista della vera battaglia: Chat Control 2.0 (CSAR).
Gli ordini di rilevamento del CSAR permetterebbero alle autorità di obbligare ogni piattaforma a scansionare le vostre comunicazioni private. Ma il disegno di legge è ancora bloccato nei negoziati. Ancora non è legge. Ancora si può fermare.
Ed è esattamente per questo che non è il momento di spegnere l’attenzione. È il momento in cui contano sul fatto che la spegniate.
Quindi, per favore, non abbassate la guardia. La vera battaglia deve ancora arrivare.
Dal 1° gennaio 2026, dati, transazioni e movimenti legati alle cripto-attività confluiscono nel più grande sistema di monitoraggio fiscale europeo mai realizzato: DAC8.
DAC8 non è nato da un referendum, non è stato oggetto di un dibattito pubblico. Ma oggi, per la prima volta, @BULLBITCOIN_ ne mette in discussione la legittimità.
@fante29@mrk4m1 Se vuoi approfondire trovi tutto in rete non c’è bisogno che stia qui a spiegartelo, trovi tutto qui @usemlab .
Altrimenti rimani sulle tue convinzioni