@pierpi13@micheleboldrin "La rendita catastale non rivalutata è di 4.502 euro.
Quella rivalutata arriva a circa 570.000 euro,"
Mi spiega bene cosa ha scritto? Temo che lei faccia parecchia confusione!
Prima di leggere il post, vi chiedo un favore: lasciate fuori la fede. Non importa se siete convinti che il clima stia cambiando per mano dell’uomo o se pensiate che sia tutto un ciclo naturale. Leggetelo con occhi neutri, come se foste scienziati che valutano dati. Occhi neutri, mente aperta. Solo così possiamo discutere davvero, senza barricate.
Ciò che viene riportato dall’ANSA si basa su un articolo pubblicato su BioScience che fa sostanzialmente riferimento a un piccolo studio del 2022 fatto dall’Università dell’Arizona e pubblicato da Copernicus, in cui gli autori cercano di spiegare perché il rapporto IPCC del 2021 (AR6) conclude che le temperature globali stanno raggiungendo livelli senza precedenti negli ultimi 125.000 anni, a differenza del 2013 (AR5), che parlava di “senza precedenti da almeno 1.400 anni” solo per l’Emisfero Nord. La maggior parte delle persone si fa la classica domanda: “Come fanno ad avere i dati di 125.000 anni fa?”. Lo studio si basa principalmente su sedimenti lacustri e marini, ma presenta dei bias non indifferenti che vanno spiegati. Il confronto “passato vs futuro” è fatto su una scala temporale smussata, che sottostima la variabilità naturale passata e sovrastima l’eccezionalità del presente. I dati passati sono mediati su 200 anni, ma le proiezioni future sono basate su modelli con risoluzione annuale/decennale. Questo crea un falso confronto: il passato appare più “stabile” di quanto fosse, il futuro più “drammatico”. Gli studiosi hanno usato l’emulatore MAGICC, calibrato su CMIP6, famoso per avere bias sistemici importanti. Le temperature future potrebbero essere sovrastimate, specialmente negli scenari alti. L’uso del periodo 1850–1900 come baseline “preindustriale” è un errore perché include già parte del riscaldamento antropogenico iniziale. Come dimostrato da uno studio del 2021, il vero “preindustriale” dovrebbe essere prima del 1750. La frase “il più caldo da 125.000 anni” è fuorviante: l’ultimo periodo interglaciale era più caldo di oggi su scale millenarie; l’umanità ha vissuto transizioni interglaciali in passato, ma erano più lente rispetto al presente. Tutto questo può essere usato per comunicazione allarmistica, anche se ha basi scientifiche da analizzare. Ci sono proxy come PAGES 2k che mostrano che alcune regioni (es. Europa) erano più calde nel Medioevo di quanto appaia nei sedimenti. Le stazioni termometriche dal 1900 sono influenzate da urbanizzazione e questo può portare a una sovrastima del riscaldamento osservato. Gli autori dell’articolo, Kaufman e McKay, sono i leader del consorzio Temp12k e hanno usato il database Temp12k creato da loro per lo studio: non è un “conflitto di interessi” formale, ma riduce la diversità di prospettive. La mediana dello studio è presentata come “migliore stima”, ma in paleoclimatologia è altamente incerta.
Lo studio è senza dubbio ben documentato, ma non è privo di bias. Le sue conclusioni (“temperature senza precedenti in 100.000 anni”) sono valide entro i limiti del metodo, ma non dimostrano che il clima attuale sia “il più caldo di sempre” in assoluto. Il vero punto di forza è il confronto multi-secolare, ma il vero punto debole è l’appiattimento della variabilità naturale. Ci sono altri studi pubblicati che sono scettici verso certe ricostruzioni paleoclimatiche. Tra i più famosi quello di Connolly del 2021, che ha usato proxy ad alta risoluzione come anelli di albero e polline, dove dimostra che ci sono stati picchi caldi passati paragonabili a oggi. In epoche come i Romani o il Medioevo, alcune zone erano calde quanto ora, senza fabbriche o auto. C’è anche lo studio di Soon del 2023, dove sostiene che 6–8.000 anni fa era più caldo di oggi, che negli ultimi 4.000 anni la Terra si stava raffreddando piano e che il +1°C di oggi interrompe il raffreddamento naturale, ma non supera i picchi passati. Anche Soon ha dimostrato che c’erano climi caldi anche nel Medioevo e in epoca romana. Il riassunto di questi 3 studi è abbastanza facile: il clima cambia da sempre. Il riscaldamento di oggi è reale, ma non è il primo né il più caldo della storia umana. La scienza non è una fede ed il dibattito sul cambiamento climatico non deve diventare un dogma. Studiamo il fenomeno insieme senza aver paura del futuro ma tenendo ben a mente che certi comportamenti, come l'urbanizzazione selvaggia, la deforestazione ed il decremento delle aree verdi a prescindere da quali siano le vostre convinzioni fanno male al pianeta. Rispettare la natura non è scelta, è il battito che tiene in vita il nostro.
#Goofynomics in pillole
C’è un paese che produce troppo. Troppa roba, troppi capitali. Ha industrie che macinano export e banche che vogliono rendimento. È saturo, strapieno. Ma ha ancora fame.
Poi c’è un paese più semplice. Un po’ meno industrializzato forse, molto più prudente. Ha risparmi, case di proprietà, una banca centrale che risponde ancora al governo, e uno Stato che, con tutti i suoi limiti, non ha ancora ceduto il telecomando all’estero.
Il paese forte si avvicina al debole e gli dice: “Facciamo le cose insieme. Ti aiutiamo a crescere, a essere come noi.” Tradotto: adotta la nostra moneta, le nostre regole, i nostri standard. Liberalizza, privatizza, apriti ai capitali.
E l’altro accetta. Per soggezione, per illusione, per “fogno”. Così entra in un gioco che non ha scritto lui.
Risultato: arrivano montagne di soldi. Banche estere, finanziarie, fondi d’investimento. Tutti pronti a prestare. Tutti entusiasti di questo nuovo paradiso dei consumi. I cittadini si sentono più ricchi. Le aziende si indebitano. Lo Stato non può più controllare il costo del denaro. Le banche non devono più sostenere l’economia interna: devono solo generare profitto.
Sembra crescita. È dipendenza.
Perché quei capitali non sono un regalo. Sono un’esca. Servono a gonfiare i consumi della periferia così che possa assorbire le eccedenze del centro. Auto, elettrodomestici, tecnologie, know-how.
Il paese forte vende.
Il paese debole compra.
Con soldi presi in prestito.
Dalle banche del paese forte.
E finché i prestiti girano, tutti felici. Ma a un certo punto la musica si ferma. Sempre.
Crisi, bolla, sfiducia, fallimenti. Il capitale torna a casa e il paese fragile resta coi debiti in mano e senza più strumenti per governarsi.
E lì scatta la seconda fase.
Il paese forte dice: “Avete vissuto sopra le vostre possibilità.” E pretende rigore. Non importa che sia stato lui a fornire la corda. Ora vuole vedere ordine. Austerità. Tagli. Riforme. Privatizzazioni. Le ultime, quelle definitive.
Il paese debole svende ciò che resta. Aziende strategiche, infrastrutture, servizi pubblici. E nel frattempo la narrazione cambia: non è più “un aiuto”, è “un salvataggio”. E chi ti salva, si prende tutto.
Non è un incidente. È uno schema.
Non è un errore di politica. È una strategia.
Costruire periferie non è una conseguenza, è la condizione necessaria per far prosperare certi centri. La moneta unica, il libero movimento di capitali, le regole fiscali: sono strumenti.
Il fine è l’asimmetria stabile.
Tu cedi sovranità, loro guadagnano controllo.
Tu chiudi fabbriche, loro aprono mercati.
Tu ti indebiti, loro incassano interessi.
E se non riesci a pagare, vendi.
E intanto ti diranno che è colpa tua. Che hai speso troppo. Che sei inefficiente. Che devi diventare “più competitivo”. Come? Tagliando salari, diritti, servizi. Facendo dumping su te stesso.
E se provi a dire di no, ti chiamano populista.
- - - - - - - -
Liberamente ispirato a “Il romanzo di centro e di periferia”.
https://t.co/mbgewl64xG