🧵La politica estera dell’amministrazione Trump in Europa non ha nulla a che fare con la pace, né con la tutela degli interessi americani. È costruita per servire — in modo diretto e trasparente — gli affari degli amici di Trump.
Il reportage del Wall Street Journal di cui oggi discute mezzo mondo — e che, come prevedibile, in Italia sta passando quasi inosservato — ricostruisce l’origine del finto “piano di pace” messo a punto da Steve Witkoff e Kirill Dmitriev per conto di Putin e Trump.
Credo sia essenziale far conoscere questo articolo anche al pubblico italiano. Poiché è disponibile gratuitamente, mi permetto di proporne qui un adattamento. Con l'avvertenza che la traduzione completa si trova su Substack, dove si legge molto meglio.
Il link è nell'ultimo post di questo thread e consiglio di leggerlo lì. Nel secondo post trovate il link all'articolo originale del WSJ, che non è dietro paywall.
Se preferite restare su questa piattaforma, proseguite sotto. 👇
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Incredible speech from the UN Security Council.
UKRAINE IS NOT FOR SALE.
“Ukraine has officially received from the American side a draft plan. We outline the fundamental principles that matter to our people. We agree to work on the plan's provisions in a way that would bring about a just end to the war.”
“In this context, allow me to make several critical points.”
“1. First, while Ukraine stands ready to engage in meaningful negotiations to end this war including at the leaders’ level our red lines are clear and unwavering. There will never be any recognition, formal or otherwise, of Ukrainian territory temporarily occupied by the Russian Federation as Russian. Our land is not for sale.”
“Ukraine will not accept any limits on its right to self-defense or on the size and capabilities of our Armed Forces. Nor will we tolerate any infringement on our sovereignty, including our sovereign right to choose the alliances we want to join. Any genuine peace process must respect a fundamental principle: nothing about Ukraine without Ukraine, and nothing about Europe without Europe.”
“And let me be equally clear: we will not reward the genocidal intent that underpins Russian aggression by undermining our identity, including our language.”
“2. Second, support for Ukraine is indispensable. Peace requires strengthened security and sustained financial assistance to Ukraine. Reinforcing Ukraine's defense capabilities is not an escalation — it is the only path to compelling Russia to engage constructively in international peace efforts. In this regard, we express profound gratitude to all partners and allies. This support is an investment in the rules-based international order and global peace.”
“3. Third, the Kremlin regime will not stop unless it is stopped through unyielding and concerted pressure. There is only one realistic path to ending this war: Russia must be compelled to retreat — economically, politically, and militarily.”
Valery Gergiev had a big night at the Bolshoi yesterday. The theatre premiered a new production of Prokofiev’s opera Semyon Kotko, with Gergiev as musical director and conductor.
Here’s a photo of the stage. Above the performers, projected across a massive screen, it reads:
“In February 2022, the Russian army came to the aid of the people of Donbas, who had been fighting for their lives and freedom for eight years. As a result of a nationwide referendum, the Luhansk region rejoined Russia forever.”
Opera as a propaganda weapon. Putin’s narrative — loud and clear.
Seriously — do you still have any questions about Valery Gergiev?
Is his art really separate from politics?
Is this the man who should be performing in Italy next week at a festival funded by the EU?
❌GERGIEV’S CONCERT IN ITALY MUST BE CANCELLED❌
Tradurre e mandare nelle scuole italiane e europee.
La vicenda Putin-Trump, comunque vada, è l’ultima carta possibile per Putin, ma è anche l’ultima chiamata all’Europa: per organizzarsi, militarmente e economicamente, a fronteggiare la Russia.
Happy Friday, ESP friends. Today's All Access spotlight shines on Giovanni Rovatti, using his ESP E-II M-II on a thrashy original. Post your own video to the ESP site for us to check out and possibly share! https://t.co/nt9zCXAl6N
"Se l'aggressione paga da qualche parte, ciò costituisce un invito a usarla altrove". Kaja Kallas all'audizione al Parlamento Europeo come Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea.
RADICALI ITALIANI-LIBERI OLTRE: MILANO NEGA PIAZZA DUOMO ALLA COMUNITÀ UCRAINA
(AGENPARL) – gio 22 febbraio 2024 A 10 anni dalla folle aggressione militare della Federazione Russa nei confronti dell’Ucraina, nel macabro anniversario dell’invasione russa a vasta scala del 24 febbraio 2022, Milano nega Piazza Duomo alla comunità ucraina.
È vergognoso che nel giorno dell’anniversario dell’invasione russa la comunità ucraina non possa chiudere il proprio corteo di vera pace a Piazza del Duomo, luogo dove tutti i giorni la comunità di UaMi grida il propriob sdegno nei confronti del regime di Putin e la richiesta di una pace giusta.
La manifestazione, organizzata da UaMi, Radicali Italiani e Liberi Oltre le Illusioni ha inviato a Comune di Milano e DIGOS una richiesta formale un mese fa e ora, a due giorni dalla manifestazione, ci viene negato il diritto di chiudere la manifestazione in un luogo per noi simbolico.
Chiediamo al Sindaco Sala un intervento immediato: Milano il 24 deve gridare forte la propria vicinanza alla resistenza del popolo ucraino. In un giorno così importante non sono ammesse ambiguità, pasticci burocratici, confusioni.
Liberi Oltre - Radicali Italiani - UA MI
@Radicali@BeppeSala@ComuneMI
Il 23 Gennaio 2024, presso l'Aula Magna dell'Università "La Sapienza" di Roma, si terrà un concerto del pianista Alexander Romanovsky. Segue una lettera indirizzata alla Rettrice, alla Dirigenza tutta dell'Università e dell'Istituzione Universitaria dei Concerti.
Data l'attenzione ai concetti di pace e diritti umani di cui l'Università si è spesso fatta portavoce e sostenitrice, ci sentiamo in dovere di comunicare una discrepanza tra questi valori e la scelta di ospitare il concerto che vede l'esibizione di un artista il quale non solo sostiene apertamente il regime russo e la guerra d'invasione contro il popolo ucraino, ma ne è anche materialmente complice.
Nell'estate del 2022 Alexander Romanovsky si è esibito, al seguito delle truppe russe, di fronte alle macerie del Teatro d’Arte Drammatica di Mariupol che le forze russe avevano bombardato, uccidendo centinaia di civili che vi avevano trovato rifugio [1].
La sua performance è stata filmata ed è parte di un film di propaganda russo che celebra l’invasione del'occupazione dell'Ucraina [2].
Durante l’assedio e la conseguente occupazione di Mariupol, le forze armate russe si sono rese responsabili dei crimini più efferati, tra cui stupri di massa, la deportazione di migliaia di bambini e infine l'uccisione di decine di migliaia di civili (le stime sono tra i 25.000 e i 75.000) [3].
Per la sua presenza a Mariupol in collaborazione con l’occupazione russa, Romanovsky è già stato sospeso dal suo ruolo di insegnante di pianoforte al Royal College of Music [4].
Per queste ragioni riteniamo che l'esibizione di Romanovsky sarebbe in netto contrasto con i valori universali di
libertà e rispetto della vita umana sanciti dalla Costituzione e fondanti dell'istituzione universitaria. Chi è complice del tentativo di cancellare per sempre la cultura di un intero popolo non dovrebbe avere posto all'interno di eventi culturali, tantomeno in una Università.
Vi invitiamo anche a considerare come vi siano centinaia di artisti ucraini che hanno perso la propria casa o la possibilità di esibirsi a causa dell'invasione russa. La vostra stagione potrebbe arricchirsi ulteriormente dedicando questo spazio a loro, invece di dare spazio a chi è coinvolto nel tentativo di distruggere il loro Paese e le loro vite.
Confidiamo che farete la scelta giusta e troverete una soluzione adeguata a questo problema.
𝗜𝗹 𝗣𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗶𝗹 𝗗𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 "𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗶, 𝗢𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗜𝗹𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶"
𝗲
𝗢𝗹𝗲𝘀 𝗛𝗼𝗿𝗼𝗱𝗲𝘁𝘀𝗸𝘆𝘆, 𝗣𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗖𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮
Con l'adesione di:
@OHorodetskyy, Presidente dell'Associazione Cristiana degli Ucraini in Italia
Associazione Malva - ucraini di Ravenna APS
Associazione dei giovani ucraini “UaMi”
La Rondine APS Veneto
“Nadiya ODV” Organizzazione di Volontariato - Piacenza
"Malve di Ucraina" A.P.S. - Verona
@giovaniucraina@libdemeuropei@ComVentotene
Il meeting che si terrà a Modena il 20 gennaio non è un semplice incontro di propagandisti pro Putin, non è un concerto di un pianista, un balletto del Bol'soj,
è un insulto alla popolazione di Mariupol, un'offesa ai profughi che anche Modena ha accolto,
è un oltraggio a Ilyev, 16 anni, ucciso da un missile russo, ad Angelina, 4 anni, uccisa da un proiettile russo, Kylim, 20 mesi, ucciso da una scheggia di una bomba russa.
Sindaco @GCMuzzarelli lei ha visto il documentario 20 days in Mariupol?
Se non lo ha fatto, la invitiamo a farlo prima del 20 gennaio e poi decidere se Modena, la sua città, medaglia d'oro al valor militare per aver combattuto contro i nazifascisti, deve essere ricordata anche per aver dato spazio alla vergogna.
Vede sindaco, ci sono princìpi che vanno difesi più di altri e che non sono solo parole che servono a dare una veste romantica al vivere insieme; sono le fondamenta su cui noi, e i nostri genitori e i nostri nonni prima di noi, hanno costruito la società in cui viviamo. Sono gli stessi princìpi che sono scritti nell'articolo 3 del suo regolamento 425/2023. Sono princìpi che vanno applicati e salvaguardati con le scelte, non girandosi da un'altra parte.
Faccia la cosa giusta
Ho voluto tradurre questo lungo thread della professoressa Ruth Deyermond (@ruth_deyermond), che ringrazio sentitamente. Ruth Deyermond è docente senior del Dipartimento di studi sulla guerra al King's College di Londra. E' un'analisi di tale lucidità che merita di essere letta e divulgata. E' altresì desolante constatare come in Italia manchino completamente analisi di questo tipo. O almeno io non sono riuscito a trovarne. Buona lettura.
1. La Russia non può vincere. Negli ultimi mesi in Occidente si è discusso molto della vittoria russa, ma gli obiettivi del governo russo erano irrealistici fin dall’inizio e impossibili da raggiungere non appena sono iniziati i combattimenti.
Gli obiettivi espliciti dell’invasione erano: ripristinare la mappa strategica dell’Europa a favore della Russia; fermare il “genocidio” nell’Ucraina orientale; creare un’Ucraina filo-russa, compreso un governo fantoccio a Kiev (cioè “denazificare” l’Ucraina).
Altri obiettivi erano il rafforzamento del dominio russo negli stati che facevano parte dell’URSS e il rafforzamento dello status di grande potenza globale della Russia.
Invece di raggiungere questi obiettivi, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha ampliato la NATO e aumentato enormemente le prospettive di adesione alla NATO e all’UE per l’Ucraina e la Moldavia.
Il governo di Kiev non è mai stato così lontano dal diventare filo-russo e l’Ucraina non è mai stata così vicina dall’integrarsi politicamente e normativamente in quella che potremmo definire una casa comune europea (escluse Russia e Bielorussia).
Invece di fermare un genocidio che non stava accadendo, le forze russe hanno violentato, torturato e ucciso molte migliaia di persone che affermavano di proteggere.
Invece di “denazificare” l’Ucraina, Putin ha nazificato la Russia.
Invece di rafforzare il suo dominio regionale, la guerra della Russia contro l’Ucraina ha indebolito la sua posizione nel cosiddetto “vicino estero”.
Invece di rafforzare le sue pretese di identità di grande potenza, la guerra ha rapidamente aumentato la dipendenza dalla Cina. Dal punto di vista economico e diplomatico, la Russia assomiglia meno a un partner della Cina e più a uno Stato cliente. Rispetto a tutti i suoi obiettivi di guerra, la Russia ha perso e non può vincere
2. Ma l’Ucraina può ancora perdere. Il fatto che la Russia non possa vincere alle condizioni originali significa che Putin – la cui presidenza è ora legata alla guerra – deve trovare nuovi obiettivi che la Russia *può* raggiungere e può presentare come una vittoria.
Per fare ciò, la Russia continuerà a uccidere gli ucraini e a distruggere l’economia ucraina, le infrastrutture, i siti culturali e l’ambiente. L’Ucraina potrebbe – e senza un continuo e significativo sostegno occidentale, lo farà – perdere più territorio.
3. Anche l’Occidente può perdere. Se la Russia riuscisse a convincere se stessa e gli altri che sta vincendo in Ucraina, l’Occidente – sia collettivamente che i singoli stati, soprattutto gli Stati Uniti – sembrerebbe, e quindi sarà, più debole.
Tutto tranne la sconfitta russa in Ucraina avrà gravi implicazioni sulla sicurezza per i membri della NATO in tutti i settori, dalla sicurezza del Mar Nero all’integrità dei processi democratici interni.
4. Uno dei motivi è che il governo russo ha deciso che l'Occidente (gli Stati Uniti, la NATO, l'UE) non è solo un nemico, è *il* nemico. Ciò è ora insito sia nella condotta che nella giustificazione esterna della guerra, sia nella sua logica interna all’interno della Russia.
Che Stati come la Francia o la Germania vogliano essere nemici della Russia è irrilevante. Finché il governo russo ha ragioni esistenziali per inquadrare l’Occidente come nemico, non c’è nulla che l’Occidente possa fare al riguardo se non decidere se resistere o capitolare all’aggressione russa.
5. I governi occidentali devono quindi riconoscere che la sicurezza europea è ancora una volta una priorità, e ciò comporta un costo finanziario significativo, anche per quei membri della NATO che si sono impegnati in free riding per decenni.
L’alternativa (tentare di costringere l’Ucraina a un accordo in modo che l’Europa possa tornare a fare affari come al solito) non farà altro che rinviare e aumentare i costi, perché la Russia si è definita contro un Occidente nemico. I governi occidentali devono comunicarlo ai propri cittadini, per quanto sgradevole sia la cosa.
Queste cose sono scomode per i cicli elettorali e di notizie moderne, ma i risultati positivi dipendono dal riconoscerle e spiegarle chiaramente alle persone che comprensibilmente vogliono che la guerra finisca.
7. La capacità di determinare l’esito della guerra – un momento cruciale per la sicurezza europea e la stabilità globale – spetta all’Occidente: sia agli Stati Uniti che all’Europa.
Il governo russo lo capisce, ed è per questo che sta lavorando per minare l’impegno e la coesione dell’Occidente. Anche l’Occidente deve capirlo e sviluppare una strategia comune e coerente per combattere tale interferenza.
8. Sia la Russia che gli Stati Uniti avranno elezioni presidenziali nel 2024. Solo una di queste avrà importanza.
L’elezione di Trump, o di un altro candidato che condivide la sua antipatia per la NATO e la sua ammirazione per Putin e altri autocrati, sarebbe l’evento internazionale più destabilizzante degli ultimi decenni. Renderebbe più probabile una guerra più ampia in Europa e indebolirebbe ulteriormente gli stessi Stati Uniti.
Le élite politiche americane, gli analisti e gli elettori, preoccupati per la sicurezza del loro paese, dei loro alleati e per la stabilità internazionale da cui dipendono gli Stati Uniti, devono scrollarsi di dosso il fatalismo in stile francese della fine degli anni ’30 visibile in molte persone che dovrebbero conoscere meglio.
9. Non c’è alcuna possibilità di negoziati che metteranno fine alla guerra. Chiunque in Occidente pensi che esista, non capisce molto del governo russo (e ha bisogno di andare a leggere @samagreene) o il ricorso trentennale a negoziati e conflitti congelati.
Considerando alcuni resoconti della scorsa settimana, è chiaro che siamo di fronte a un’altra ondata di discussioni sull’opportunità di spingere l’Ucraina al tavolo delle trattative.
10. Gli stati occidentali devono riconoscere che prestare attenzione alla Russia non è una distrazione dalla Cina: le due sfide sono ora collegate.
Prima del 2022, e anche dopo il 2014, le élite di politica estera negli Stati Uniti e altrove in Occidente troppo spesso consideravano l’attenzione rivolta alla Russia come una distrazione temporanea da affari più seri. La tentazione di ritornare a quella mentalità deve essere contrastata con forza.
11. L’Occidente deve riconoscere che Putin non durerà per sempre e quindi deve iniziare a pianificare ora una Russia post-Putin: cosa significherà per la sicurezza occidentale e la stabilità internazionale, e come risponderanno ad essa.
I media russi affermano che i governi occidentali vogliono abbattere Putin; infatti, c'è profonda ansia su cosa accadrebbe se Putin se ne andasse. Settori significativi delle élite politiche occidentali sembrano vedere Putin come l’opzione meno peggiore e si preoccupano degli effetti di una sua destabilizzazione.
Questo è miope. Putin ha 71 anni, non sarà presidente, tranne forse come figura di riferimento, per molti altri anni. Se sarà fortunato, potrà probabilmente aspettarsi un’altra vittoria elettorale dopo il 2024. Una Russia post-Putin arriverà prima di quanto molti in Occidente riconoscano o desiderino.
12. La cosa più importante – poiché tutto il resto dipende da questo – è che l’Occidente debba decidere cosa significa vincere in Ucraina. Questo è diventato un cliché delle analisi e delle discussioni occidentali, ma per l’ottima ragione che è corretto.
Dal 2014, gli Stati Uniti e i loro partner europei hanno eluso la questione su come risolvere definitivamente l’aggressione russa contro l’Ucraina. Questa non è più un’opzione praticabile (non che lo sia mai stata).
Washington, Parigi, Berlino e altre capitali pensano che la vittoria in Ucraina significhi un ritorno ai confini pre-2022, pre-2014 o la completa espulsione delle forze militari russe dal territorio ucraino (qualcosa che non è mai accaduto nei 32 anni trascorsi da quando l'URSS si è sciolta)?
Devono decidere adesso, perché il futuro dell’Ucraina, dell’Europa e della NATO dipende da questo.
Tutte queste cose implicano fare scelte spiacevoli e, cosa altrettanto importante, comunicare messaggi difficili agli elettori. Ma fingere che siano più facili o meno dolorose non farà altro che aumentare i costi futuri e rendere più fragile la sicurezza degli Stati Uniti e dell’Europa.
I am an assistant professor at Columbia Business School. I am a father, a husband, an uncle, and a son. I am a forty-year-old man, and last week I found myself crying in front of a group of complete strangers.